La comunità bengalese di Mestre ha annunciato uno sciopero per avere una nuova moschea
Il nuovo sindaco di Venezia Simone Venturini ha bloccato il progetto, anche se l'amministrazione precedente era incline ad approvarlo
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La comunità bengalese di Venezia ha detto che nei prossimi giorni – non si sa ancora quando – verrà organizzato uno sciopero o una grande manifestazione se il comune continuerà a negare il permesso di costruire una moschea a Mestre. A Venezia abitano oltre 10mila lavoratori bengalesi, una parte consistente della manodopera del cantiere navale di Fincantieri a Marghera e dei bar e dei ristoranti della città.
Del progetto della moschea si discute da anni. Riguarda una grande area vicino alla stazione di Mestre, circondata dai binari, dove c’è una segheria abbandonata. L’area è stata comprata dall’associazione «Giovani per l’umanità», che rappresenta parte della comunità bengalese, per costruire la moschea a proprie spese. È stato già pagato un anticipo di 150mila euro sul milione e mezzo di euro del valore dell’area.
Il terreno però ha una destinazione commerciale e per iniziare i lavori è indispensabile classificarlo come “zona di attività a interesse collettivo” attraverso una cosiddetta variante urbanistica, che deve essere approvata dal comune. La passata amministrazione di Luigi Brugnaro, di centrodestra, aveva preso contatti e avviato una sorta di trattativa per migliorare il progetto. Il nuovo sindaco Simone Venturini, eletto a fine maggio, sempre di centrodestra, invece non ne vuole sapere.
Venturini sostiene che non ci siano proprio le condizioni per discutere di una nuova moschea. «Sono sempre aperto al dialogo ma la condizione per iniziare a parlarne è che si verifichino passi concreti di integrazione da parte della comunità bangladese, a partire dalla condizione della donna», ha detto. «In città vedo sempre più veli integrali e mi preoccupano». Il sindaco ha citato anche lo scarso apprendimento dell’italiano e l’abbandono dei rifiuti nei quartieri dove i bengalesi sono più numerosi.
La chiusura della nuova amministrazione è stata vissuta come un tradimento dalla comunità bengalese. A protestare più di tutti è il presidente di Giovani per l’umanità, Prince Howlader, inizialmente candidato alle elezioni comunali nella lista di Fratelli d’Italia e poi escluso dopo le proteste dell’organizzazione neofascista Forza Nuova e della Lega proprio per via del progetto della moschea. Howlader ha detto che l’area vicino alla stazione di Mestre era stata indicata dall’ex sindaco Luigi Brugnaro, e che c’erano stati diversi incontri per adattare il progetto e arrivare il prima possibile all’approvazione.
Howlader si è appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per far valere il diritto di culto sancito dalla Costituzione: «Stimo molto il presidente e mi appello a lui, garante della nostra Costituzione: siamo o no ancora uno Stato di diritto?».
In Veneto ci sono circa 119 centri culturali islamici, cioè locali affittati o comprati, dove le varie comunità pregano. Non ci sono invece moschee, soprattutto a causa di una legge regionale del 2016 che ha fissato criteri molto rigidi per i nuovi luoghi di culto. All’epoca fu definita non a caso “legge antimoschee”.



