Sette opere di Yayoi Kusama

Per chi ha in mente solo le sue zucche a pois

Una mostra di Yayoi Kusama a Melbourne, in Australia, nel 2024 (Graham Denholm/Getty)
Una mostra di Yayoi Kusama a Melbourne, in Australia, nel 2024 (Graham Denholm/Getty)
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L’artista concettuale giapponese Yayoi Kusama, morta a 97 anni lo scorso 14 agosto, aveva sviluppato un linguaggio visivo inconfondibile. In oltre cinquant’anni di carriera aveva definito una sorta di canone delle sue opere, caratterizzato da alcuni capisaldi estetici come i pois, la ripetizione di forme e motivi e una specie di ossessione per il concetto di “infinito”, che declinava in molti modi.

Fin dall’infanzia aveva convissuto con problemi di salute mentale, che influirono sul suo modo di percepire la realtà: raccontò che il ricorso a motivi ripetuti traeva origine dalle allucinazioni che aveva iniziato ad avere da bambina, e che queste soluzioni visive erano un modo per dare forma ai pensieri ossessivi che la tormentavano. Di seguito sono raccolte e raccontate alcune delle sue opere e installazioni più importanti.

Infinity Rooms
È la serie più famosa di Kusama, composta da una serie installazioni immersive in cui specchi, luci a LED e oggetti disposti secondo particolari schemi generano negli spettatori la sensazione uno spaesamento e la sensazione di trovarsi in uno spazio infinito.

(Suhaimi Abdullah/Getty Images)

Infinity Nets
Evocano lo stesso concetto delle Infinity Rooms, che in questo caso viene però trasposto su tela. Si tratta di quadri caratterizzati da trame fittissime di piccoli archi e pennellate ripetute sulla superficie. Kusama voleva dare l’impressione che i motivi oltrepassassero i bordi della tela, proseguendo idealmente all’infinito.

(AP Photo/Kin Cheung)

Zucche a pois
Queste sculture contribuirono al grande successo della seconda parte della carriera di Kusama, e a partire dagli anni Novanta divennero tra le espressioni più rappresentative della sua arte, anche tra chi conosce poco o nulla del suo lavoro. La più celebre è probabilmente la “Yellow Pumpkin” alta due metri installata sull’isola di Naoshima, in Giappone. Nel 2023 alcune zucche di Kusama erano state allestite in piazza San Babila a Milano per un evento di Louis Vuitton.

(Tadasu Yamamoto)

Dots Obsession
La serie “Dots Obsession” (ossessione per i punti) è l’ibridazione di due interessi di Kusama, cioè gli ambienti immersivi e i pois. In questi ambienti pareti, pavimenti e oggetti vengono illustrati con grandi punti, spesso rossi o bianchi. Per alterare la percezione dello spazio degli spettatori, Kusama li disponeva con una certa maniacalità.

Obliteration Rooms
La sperimentazione di Kusama con le stanze e la reiterazione dei punti proseguì con le “Obliteration rooms” (stanze della cancellazione). A differenza degli altri spazi immersivi resi famosi dall’artista, queste installazioni sono caratterizzate da una disposizione dei punti più irregolare e da un minore rigore formale.

(Hannah Peters/Getty Images)

You, Me and the Balloons
È uno spazio labirintico e molto caotico, invaso da enormi palloni colorati e lunghi tentacoli che si intrecciano e si protendono in ogni direzione, sempre ricoperti di punti di varie dimensioni. Quando vide per la prima volta questa installazione a Manchester, il critico d’arte del Guardian Jonathan Jones la definì «un giardino psichedelico pop-art di delizie terrene».

(Getty)

La mia anima eterna
A partire dal 2008 Kusama iniziò a realizzare My Eternal Soul, una serie di dipinti che l’artista presentò come una specie di diario visivo attraverso cui raccontare pensieri, emozioni o stati d’animo. Fu una svolta stilistica importante per Kusama, che si allontanò dalle trame ripetitive e monocrome delle opere precedenti per sperimentare forme più libere.

Un dipinto della serie My Eternal Soul