LA canzone di Dolly Parton
“Jolene” fu scritta nel 1973 ed è ancora una delle canzoni più note e con più cover della musica country
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La canzone “Jolene” è forse la più nota della cantante Dolly Parton, morta martedì a ottant’anni. Fu scritta nel 1973 ed è ancora oggi una delle canzoni più amate e rappresentative del genere country: in oltre cinquant’anni le sono state dedicate decine di cover anche molto famose e continua a riscuotere lo stesso successo di un tempo anche tra i giovani che la scoprono per la prima volta, non senza tentativi di dare al testo interpretazioni nuove e “moderne”.
L’ultima circolata moltissimo era stata quella della popstar statunitense Beyoncé, che la incluse nel suo primo disco country Cowboy Carter nel 2024. Ma tra le recenti più apprezzate c’è anche la cover cantata nel 2012 da Miley Cyrus, di cui Parton è tra l’altro la madrina: è diventata virale online (su YouTube è stata ascoltata oltre 500 milioni di volte) ed è tornata a circolare in anni recenti, quando le due l’hanno cantata insieme durante un concerto di fine anno. Nel 2024 Parton ha cantato “Jolene” anche insieme ai Måneskin, il gruppo italiano più ascoltato all’estero, per una versione “deluxe” del suo ultimo album Rockstar.
Il testo di “Jolene” è una specie di disperata preghiera che Parton rivolge a una donna di bellezza «senza pari», Jolene appunto, perché non “rubi” il suo uomo. Parton ha raccontato di averla scritta perché poco dopo essersi sposata col marito Carl Dean (morto l’anno scorso) notò che l’addetta della sua banca, una donna dai capelli rossi, flirtava spesso con lui. Disse poi che quando la scrisse il marito «era molto imbarazzato perché non era niente di così serio: ero solo gelosa perché era una bella donna, e lui stava solo flirtando. Ma mi ha dato una grande idea per una canzone».
Il nome Jolene però le venne in mente in un altro momento, disse: un giorno, dopo una puntata del programma televisivo di musica country “The Porter Wagoner Show”, una bambina dai capelli rossi andò a chiederle l’autografo e le disse di chiamarsi Jolene. Parton pensò che fosse un bel nome e per non dimenticarlo continuò a ripeterlo nella mente, finché non si accorse di star creando un ritornello.
In un’intervista disse di aver scritto “Jolene” nello stesso giorno in cui scrisse “I Will Always Love You”, che è probabilmente l’altra sua canzone più famosa, soprattutto dopo la cover che ne fece Whitney Houston nel 1992. Entrambe le canzoni sarebbero poi rientrate nell’album che uscì nel febbraio del 1974, intitolato proprio Jolene.
– Leggi anche: “I Will Always Love You”, ancora oggi
“Jolene” è stata rifatta da artisti di mezzo mondo e in moltissime lingue: tra le molte sono notevoli la versione in finlandese della cantante Vicky Rosti, e una serie di trasposizioni in spagnolo, dal merengue delle Chicas del Can alla cumbia colombiana di Chiquis Rivera e Becky G. Quest’ultima versione poi fu cantata da Rivera e Dolly Parton dal vivo in due lingue.
Tra le cover più famose in inglese, oltre a quella di Miley Cyrus e Beyoncé, ci sono quella dei White Stripes, di Olivia Newton-John e di Lil Nas X. Sono uscite poi anche alcune canzoni in risposta a “Jolene”, come quella presentata dal gruppo country Chapel Hart nel 2022 al programma America’s Got Talent, intitolata “You Can Have Him, Jolene” (Puoi averlo, Jolene). Parton mostrò grande apprezzamento per questa canzone, di cui scrisse sui social «che versione divertente!».
Parton ha sempre mostrato un generale entusiasmo per le cover di “Jolene”, e le ha spesso cantate dal vivo con i rispettivi artisti. Il giorno dell’uscita della canzone di Beyoncé aveva pubblicato sui suoi canali social un messaggio che diceva: «Wow, ho appena ascoltato “Jolene”. Beyoncé sta dando a quella ragazza del filo da torcere e se lo merita!». In effetti nella versione di Beyoncé – che in generale non ricevette critiche particolarmente positive – il testo è un po’ diverso dall’originale e Beyoncé è meno indulgente nei confronti di Jolene di quanto lo era stata originariamente Parton.
Quello di Parton è un approccio effettivamente insolito per una canzone che parla di un tradimento, un filone che in inglese viene definito “cheating song” e che ha solitamente toni più aggressivi. La canzone di Parton è così focalizzata sulla bellezza e il potere di Jolene, e fa leva così insistentemente su una sorta di solidarietà femminile, che recentemente molti giovani commentatori hanno diffuso online un’interpretazione secondo cui sarebbe in realtà una canzone d’amore verso Jolene. Questa interpretazione ha avuto successo online anche perché Parton è diventata negli anni un riferimento per la comunità gay e delle drag queen. In un’intervista recente Parton però aveva risposto alla teoria dicendo che «beh, immagino potrebbe esserlo [una canzone d’amore]; se sei una donna lesbica potresti pensarlo, io non stavo pensando affatto a quello quando l’ho scritta, ma va bene».
Nella puntata del podcast Dolly Parton’s America del 2019 dedicata a “Jolene”, Tokyo Sexwale, che fu per alcuni anni detenuto insieme a Nelson Mandela, raccontò che un giorno le guardie gli permisero di far sentire della musica nell’altoparlante della prigione e lui scelse “Jolene”: «amava “Jolene”, non c’è essere umano che non possa essere colpito da “Jolene”».
Nel 2024 la regista francese Justine Triet, vincitrice del premio Oscar di quell’anno per la miglior sceneggiatura originale per Anatomia di una caduta, ha raccontato che la canzone che viene usata a ripetizione nella scena iniziale del film avrebbe dovuto essere “Jolene” e non “P.I.M.P.” di 50 Cent come poi è stato. Triet ha detto di non essere riuscita a ottenere i diritti per usarla, e di essere rimasta molto contrariata anche perché nelle scene del film ambientate in tribunale aveva previsto un dialogo incentrato sull’analisi della canzone. «Penso che sarebbe stata una canzone aggressiva, perché la sentiamo ripetuta un sacco di volte», ha detto in un’intervista: «Ma è allo stesso tempo anche abbastanza divertente, no?».
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