I lavoratori di Volkswagen contro l’amministratore delegato dell’azienda

Oliver Blume è stato molto criticato durante un'assemblea, e accusato di scarsa trasparenza sui piani per ridurre i costi e tagliare i posti di lavoro

Una protesta dei lavoratori di Volkswagen durante la riunione del Consiglio di sorveglianza dell'azienda a Wolfsburg in Germania, il 9 luglio 2026 (Lisi Niesner/Pool Photo via AP)
Una protesta dei lavoratori di Volkswagen durante la riunione del Consiglio di sorveglianza dell'azienda a Wolfsburg in Germania, il 9 luglio 2026 (Lisi Niesner/Pool Photo via AP)
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Martedì Oliver Blume, amministratore delegato dell’azienda automobilistica Volkswagen, è stato duramente criticato dai lavoratori durante un’assemblea che si è tenuta nella sede principale dell’azienda a Wolfsburg, in Germania. All’assemblea Blume ha parlato del piano proposto dal consiglio di amministrazione di Volkswagen per ridurre i costi dell’azienda e cercare di risolvere la crisi in cui si trova. È stato contestato soprattutto dalla potente rappresentante dei lavoratori Daniela Cavallo, che è anche presidente del consiglio di fabbrica di Volkswagen. Cavallo si è lamentata della scarsa trasparenza di Blume e ha detto: «Non puoi lavorare con un CEO che non dice ai suoi dipendenti cosa sta succedendo».

A luglio Blume aveva raddoppiato la stima sul numero di posti di lavoro che intende eliminare entro il 2030, da 50mila a 100mila su oltre 650mila dipendenti complessivi nel mondo. Aveva anche detto che il gruppo stava valutando la chiusura di alcune fabbriche in Germania perché troppo onerose.

Il piano però non era stato approvato dal consiglio di sorveglianza a causa della contrarietà dei rappresentanti dei lavoratori e dello stato della Bassa Sassonia, dove si trova Wolfsburg, che è uno dei principali azionisti dell’azienda. Il consiglio aveva solo approvato il dimezzamento del numero di modelli di auto prodotti. Il consiglio di sorveglianza è composto per metà dai rappresentanti dei lavoratori e per metà da quelli degli azionisti e vigila sull’operato dell’amministratore delegato e del consiglio di amministrazione, dovendone approvare le decisioni più importanti, soprattutto se riguardano i lavoratori.

L’amministratore delegato di Volkswagen Oliver Blume il 21 aprile 2026 (AP Photo/Ng Han Guan)

I rappresentanti dei lavoratori avevano quindi chiesto che i dirigenti di Volkswagen tenessero delle assemblee con i lavoratori in vari stabilimenti tedeschi per spiegare la situazione di crisi dell’azienda e i piani del consiglio di amministrazione per risolverla. Alla prima assemblea, che era anche la più importante e significativa dato che si teneva nella sede dell’azienda e vi partecipava l’amministratore delegato, hanno partecipato oltre 10 mila lavoratori.

Il discorso di Blume non è stato però apprezzato soprattutto perché è rimasto vago rispetto a come saranno gestite l’ulteriore riduzione di 50mila posti di lavoro e la chiusura degli stabilimenti. Nel discorso in cui ha risposto a Blume Daniela Cavallo ha detto anche che «la nostra fiducia [dei lavoratori] in questo consiglio di amministrazione, soprattutto nel CEO Oliver Blume, è compromessa. Non ancora irreparabilmente. Ma comunque compromessa». Il discorso di Cavallo è stato molto applaudito dai lavoratori presenti all’assemblea.

La presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo guida la protesta dei lavoratori di Volkswagen durante la riunione del Consiglio di sorveglianza dell’azienda a Wolfsburg in Germania, il 9 luglio 2026 (Lisi Niesner/Pool Photo via AP)

La crisi di Volkswagen va avanti da molto tempo e già nel 2024 c’erano stati mesi di negoziazioni e tensioni tra i lavoratori e la dirigenza rispetto a un piano di riduzione dei costi. A fine dicembre 2024 fu trovato un accordo che la IG Metall, l’influente sindacato tedesco dei metalmeccanici, definì «un miracolo di Natale» e in cui l’azienda si impegnava a non chiudere fabbriche in Germania e a licenziare lavoratori fino al 2030, ottenendo la possibilità di portare avanti senza intralci un piano di ristrutturazione severo che prevedeva la riduzione di oltre 35mila posti di lavoro attraverso prepensionamenti e uscite incentivate.

Questo accordo però non è stato sufficiente e la crisi di Volkswagen è peggiorata ulteriormente: sebbene nel 2025 abbia chiuso comunque con 6,9 miliardi di euro di profitti, questi erano in calo del 44 per cento rispetto ai 12,4 del 2024, e sono la metà esatta di quanto erano nel 2019. Nel secondo trimestre del 2026 i profitti sono calati ulteriormente del 33 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno prima.

La crisi rientra in quella più ampia del settore automobilistico in Europa, dovuta soprattutto alla forte competizione da parte delle aziende cinesi, alle difficoltà di riconvertirsi alla produzione di auto elettriche e ai dazi del 25 per cento imposti dal presidente statunitense Donald Trump sulle auto prodotte all’estero (che pesano soprattutto sui marchi di lusso).

La presidente del consiglio di fabbrica Daniela Cavallo e il presidente della Bassa Sassonia Olaf Lies davanti alla fabbrica Volkswagen di Hanover in Germania,  il 24 agosto 2026 (Michael Matthey/dpa via AP)

Di questa crisi sono consapevoli un po’ tutti ma non concordano su come dovrebbe essere risolta. Il 4 settembre si terrà un altro consiglio di sorveglianza per discutere di come risolvere la crisi dell’azienda, ci saranno probabilmente tre proposte alternative: quella del consiglio di amministrazione, la più austera e sostenuta dalla famiglia Porsche che ha la maggioranza relativa di Volkswagen; quella dello stato della Bassa Sassonia, il cui presidente ha insistito molto nelle ultime settimane sul fatto che l’azienda dovrebbe tornare a produrre armi; e quella proposta dal consiglio di fabbrica.

I consigli di fabbricaBetriebsrat in tedesco – sono organi di rappresentanza dei lavoratori, quindi sono una sorta di sindacato interno all’azienda, e sono composti interamente da dipendenti eletti a rappresentanti. In particolare partecipano alla Mitbestimmung, che in italiano significa “codeterminazione” o “cogestione”: è un modello societario obbligatorio per le aziende tedesche di grandi dimensioni che prevede la partecipazione diretta dei rappresentanti dei dipendenti al Consiglio di sorveglianza.

Tanto per avere un’idea del potere del consiglio di fabbrica in Volkswagen: appena insediata, Cavallo si trovò in disaccordo più o meno costante con la gestione dell’amministratore delegato, Herbert Diess, che aveva iniziato a prospettare licenziamenti per via di una situazione di mercato che iniziava a essere preoccupante già allora. Diess fu sfiduciato dal consiglio di sorveglianza, e a giugno del 2022, dopo sette anni nel ruolo, dovette lasciare l’incarico.

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