Alla fine l’Italia userà buona parte dei fondi europei per il riarmo

Le spese militari sono sempre un tema politicamente delicato, e i partiti non riuscivano a mettersi d'accordo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro della Difesa Guido Crosetto in una foto del 2022 (Roberto Monaldo / LaPresse)
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro della Difesa Guido Crosetto in una foto del 2022 (Roberto Monaldo / LaPresse)
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L’Italia ha deciso infine di usare i fondi del SAFE (Security Action for Europe), il programma con cui l’Unione Europea mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro in prestiti agevolati per finanziare investimenti comuni nel settore della difesa. La decisione è stata presa dopo settimane di stallo, durante le quali i partiti di governo avevano discusso tra loro sull’opportunità di accedere ai prestiti, mentre l’Unione Europea li esortava a prendere una decisione.

Per accedere ai fondi del SAFE uno stato membro dell’Unione deve presentare una richiesta alla Commissione Europea, comunicando l’importo minimo e massimo che intende chiedere in prestito. Solo successivamente lo stato e la Commissione sottoscrivono un accordo con la cifra precisa, che può essere anche inferiore a quella inizialmente opzionata. Nel settembre del 2025 all’Italia erano stati assegnati 14,9 miliardi di euro, ma è probabile che l’accordo finale preveda un prestito più basso. La cifra precisa per ora non si sa, perché il contratto non è ancora stato firmato, ma intanto il governo ha comunicato alla Commissione l’intenzione di chiedere i fondi. Fonti dell’Unione Europea hanno detto ad Ansa che la cifra richiesta è di 8 miliardi di euro.

A luglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva fatto capire che il governo aveva deciso di utilizzare tutti i fondi SAFE «chiedendo un intervento di 14,9 miliardi», e che entro la fine dell’anno avrebbe formulato la sua proposta. La dichiarazione era evidentemente non concordata e aveva creato scompiglio e imbarazzi dentro alla maggioranza, perché non tutti i partiti al governo erano d’accordo sull’ipotesi di accedere ai prestiti europei e soprattutto su come usarli, e Tajani aveva dovuto rimangiarsi quanto detto.

La Lega, che è il partito più scettico sulle spese militari e sull’aiuto alla resistenza ucraina contro la Russia, era la più dubbiosa. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, della Lega, avrebbe voluto usare i prestiti per finanziare spese militari già pianificate, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva chiesto di impiegare l’intera somma di 14,9 miliardi di euro per nuove spese militari.

– Leggi anche: Perché Meloni, Giorgetti e Crosetto litigano sulle spese militari

Il dibattito sul SAFE si era accalorato anche per l’intervento di Futuro Nazionale, il nuovo partito fondato dal generale Roberto Vannacci dopo aver lasciato la Lega. Il deputato Edoardo Ziello aveva sventolato un cappio nell’aula della Camera accusando Giorgetti di star svendendo l’economia italiana e di starle mettendo un «cappio al collo», mentre alcuni parlamentari di Futuro Nazionale si erano alzati dai loro banchi con un cartello con la scritta «No SAFE».

Vista la discussione tra i partiti i tempi di attivazione del SAFE per l’Italia si erano allungati, con disappunto della Commissione Europea che spingeva per una scelta più tempestiva. Sulla base delle richieste di fondi da parte dei vari stati, infatti, la Commissione capisce se le risorse a disposizione possono essere redistribuite agli stati interessati al programma, di cui potrebbe beneficiare anche l’Ucraina.

I prestiti dal fondo SAFE sono finanziati con debito comune europeo e sono molto convenienti per un paese con un debito pubblico alto come l’Italia, perché hanno tassi di interesse molto bassi (più bassi di quelli che l’Italia paga sui propri titoli di stato) e scadenze molto lunghe, fino a 45 anni. Oltre ai fondi, il governo può accedere anche a una maggiore flessibilità nei conti pubblici sulle spese militari, fino a un massimo di 1,5 punti di PIL all’anno per tre anni.

La richiesta per accedere al SAFE è stata presentata da 19 stati membri. Solo due paesi non hanno ancora mandato i documenti necessari per accedere ai fondi: l’Italia e l’Ungheria, che aveva chiesto 16 miliardi di euro.