Il governo ha prorogato ancora lo sconto sulle accise
Solo sul gasolio e solo fino al 5 settembre, per ora
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Il Consiglio dei Ministri ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto sulle accise sul gasolio, cioè le imposte di importo fisso che gravano su ogni litro di carburante. In mancanza di proroga lo sconto sarebbe terminato a mezzanotte. Complessivamente è di 17 centesimi al litro, tra riduzione delle accise e conseguente calo dell’IVA (che è calcolata sul prezzo complessivo, accise incluse).
Questo è il tredicesimo provvedimento che prevede uno sconto sulle accise da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente a fine febbraio. L’ultimo era stato approvato solo due giorni fa, e aveva previsto solamente una breve estensione della scadenza perché le risorse per finanziarlo tramite il sistema delle “accise mobili” erano finite.
È un meccanismo che funziona così: quando i prezzi dei carburanti crescono, aumenta in proporzione anche l’IVA incassata dallo Stato, che si impegna a usare l’extra gettito dell’IVA incassato nel periodo dei rincari per ridurre le accise nel periodo successivo. La riduzione è una cifra “mobile”, perché è proporzionale alle entrate ottenute con l’IVA. I soldi raccolti così però sono finiti per questo mese.
Per prorogare ulteriormente lo sconto, quindi, il governo ha dovuto trovare altre risorse. Il totale ammonta a circa 130 milioni di euro, che il governo ha deciso di prendere direttamente dalle aziende energetiche: non con la rinomata tassa sugli “extraprofitti” – che pur auspicherebbe a livello europeo ma abbastanza difficile da introdurre – ma con una sorta di anticipo sulle tasse che dovrebbero pagare nei prossimi anni.
Quanto versato in questa occasione non dovrà più essere pagato quando effettivamente dovuto, dunque non è una tassa straordinaria ma una specie di prestito da parte delle aziende energetiche. È un meccanismo su cui il governo aveva ripiegato quando nel 2023 tentò di introdurre una tassa sugli “extraprofitti” delle banche, che divenne nei fatti un anticipo di imposta.
In ogni caso non si sa per ora se dopo il 5 settembre la misura verrà estesa di nuovo.
Finora la riduzione delle accise sui carburanti ha richiesto quasi 2 miliardi di euro a fronte di effetti molto limitati nel calmierare il prezzo dei carburanti: è però un provvedimento molto popolare tra chi usa l’auto per spostarsi e toglierlo sarebbe molto rischioso sul piano politico (soprattutto in questi giorni in cui molte persone si mettono in viaggio per tornare dalle vacanze). La riduzione delle accise è poi una battaglia storica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che quando era all’opposizione chiedeva di ridurre strutturalmente le accise, anche con modi scomposti e caricaturali.
La benzina costa poco più di 2 euro al litro, quasi il 20 per cento in più rispetto a prima della guerra, e il gasolio 2,131 euro al litro, il 23 per cento in più. E questo nonostante gli sconti sulle imposte sui carburanti, tra accise e IVA. Lo sconto deciso mercoledì riguarda però solo le accise sul gasolio, mentre quelle sulla benzina rimangono piene.
Il gasolio del resto è il carburante che serve per i trasporti e per molti processi industriali e agricoli, mentre la benzina serve perlopiù per i veicoli privati: sono i rincari del gasolio che rischiano di far salire il prezzo dei beni di consumo, e quindi l’inflazione, e dunque il governo ha concentrato le risorse – come visto molto limitate – solo su questo carburante.
– Leggi anche: Perché dobbiamo preoccuparci più del prezzo del gasolio che di quello della benzina



