La proposta di tassare gli “extraprofitti” delle società energetiche
L'Italia e altri cinque paesi lo hanno chiesto di nuovo all'Unione Europea, e allora Elly Schlein ha chiesto al governo di farlo subito a livello nazionale
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I ministri dell’Economia e delle Finanze di Italia, Austria, Germania, Spagna, Portogallo e Polonia hanno di nuovo chiesto all’Unione Europea di imporre una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche, cioè sui guadagni superiori alla media ottenuti in questi mesi per via dei rialzi dei prezzi dell’energia provocati dalla guerra in Medio Oriente.
La richiesta illustrata nella lettera inviata al ministro delle Finanze irlandese, Simon Harris, attuale presidente del Consiglio dell’Unione Europea, è fondamentalmente identica a quella presentata dagli stessi Stati membri (a cui ora si è aggiunta la Polonia) lo scorso aprile: si chiedeva e si chiede un intervento unitario per fare in modo che gli aumenti del prezzo dell’energia fossero contenuti e impattassero meno sia sulle persone sia sui conti pubblici. La Commissione Europea tuttavia finora non ha incluso nessuna forma di tassa sugli extraprofitti tra le misure per fronteggiare la crisi energetica.
Nella lettera inviata il 22 agosto, il cui contenuto è stato reso noto dall’agenzia di stampa AFP e dal quotidiano spagnolo El País, i sei ministri hanno scritto che le «compagnie petrolifere registrano una redditività complessiva e margini sui prodotti raffinati che superano l’aumento dei prezzi del petrolio greggio». Hanno chiesto di discutere la loro proposta alla prossima riunione dei ministri dell’Economia, in programma il 18 e il 19 settembre a Dublino.
I ministri hanno di nuovo fatto riferimento alla misura adottata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando l’Unione Europea autorizzò il prelievo straordinario di un “contributo di solidarietà” ai produttori di energia proveniente da fonti fossili, proprio per mitigare gli effetti dei rincari. La misura prevedeva una tassa del 33 per cento sui profitti del 2022 e del 2023 che superassero almeno del 20 per cento i profitti medi ottenuti nei quattro anni precedenti. In quel caso i rincari erano dovuti al mercato ma anche al fatto che la Russia avesse usato le sue forniture di gas naturale ai paesi europei come strumento di pressione politica, diminuendo il flusso come ritorsione per il sostegno all’Ucraina.
In più, scrive El País, ora i sei Stati membri chiedono all’Unione Europea di verificare come possano essere inclusi in una tassa di questo tipo anche i profitti ottenuti all’estero dalle aziende petrolifere.
Se la Commissione Europea decidesse di presentare una proposta per introdurre la tassa sugli extraprofitti, spetterebbe poi ai governi dell’Unione Europea darle l’approvazione definitiva. Quelle adottate nel 2022 non richiesero l’unanimità e furono approvate con il sostegno di una maggioranza qualificata dei paesi membri.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha approfittato della lettera firmata tra gli altri dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per incalzare il governo sul tema dell’aumento del prezzo dei carburanti, ora che è stato di nuovo prorogato lo sconto sulle accise del gasolio. Schlein ha esortato Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a introdurre subito la tassa sugli extraprofitti a livello nazionale, anticipando un’eventuale misura condivisa con il resto dell’Unione Europea.
Ha poi criticato le misure temporanee introdotte dal governo finora (come appunto la riduzione delle accise) per fronteggiare la crisi energetica, dicendo che servono interventi più strutturali per aiutare davvero le famiglie e le imprese.



