Leonardo Maria Del Vecchio lascerà EssilorLuxottica
Il figlio del fondatore ha motivato la decisione accusando l'attuale dirigenza di essersi allontanata dai lavoratori
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L’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio, figlio ed erede di Leonardo Del Vecchio, fondatore della grande azienda di occhiali EssilorLuxottica, lascerà gli incarichi dirigenziali dentro la società. Lo ha annunciato con una lettera al consiglio di amministrazione, pubblicata in parte dal quotidiano MF-Milano Finanza. EssilorLuxottica ha poi confermato la notizia con una breve nota. Le dimissioni avranno effetto dal 31 agosto.
Del Vecchio lascerà la presidenza del marchio Ray-Ban e il ruolo di Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica, il gruppo nato dalla fusione tra Luxottica ed Essilor e oggi il principale produttore mondiale di occhiali e lenti. Prima di assumere questi incarichi era stato responsabile delle vendite del gruppo.
Secondo quanto riferito da MF–Milano Finanza, alla base della decisione ci sarebbero divergenze con l’amministratore delegato e presidente di EssilorLuxottica Francesco Milleri.
Nella lettera Del Vecchio critica apertamente il modo in cui viene gestita oggi EssilorLuxottica. Secondo lui, la società è diventata più «distante» e «impersonale» e si è indebolito il rapporto con le persone che lavorano nel gruppo. «L’entusiasmo non è quello di prima. Il senso di appartenenza non è quello di prima. La distanza si sente», scrive Del Vecchio, aggiungendo che «le persone lo sanno prima dei mercati».
Il riferimento è alla gestione di Francesco Milleri, manager scelto dal fondatore di Luxottica per guidare il gruppo dopo la sua morte. Nella lettera il figlio del fondatore paragona la gestione attuale a quella della Luxottica costruita dal padre. Leonardo Del Vecchio, scrive, poteva essere «durissimo», ma aveva un rapporto molto diretto con l’azienda e con i suoi dipendenti: conosceva ciò che accadeva nelle fabbriche, nei negozi e negli uffici e sapeva quando intervenire e quando sostenere le persone.
Le dimissioni di Del Vecchio non significano comunque l’uscita della famiglia da EssilorLuxottica. Del Vecchio continuerà infatti a esercitare i propri diritti come azionista attraverso Delfin, la holding che detiene il 32,4 per cento del gruppo. Delfin è una società con sede in Lussemburgo, che è definita la “cassaforte” di famiglia. Vale all’incirca 40 miliardi di euro e grazie alle sue partecipazioni nella società di assicurazioni Generali (10 per cento), nel gruppo MPS-Mediobanca (17,5 per cento) e, anche se in misura minore, in UniCredit e in Intesa Sanpaolo, è anche tra gli interlocutori più potenti nelle trattative del cosiddetto “risiko bancario”, come viene chiamato dai giornali tutto quel movimento di acquisizioni e fusioni tra banche degli ultimi anni.
Oggi Delfin ha diversi problemi societari, che dipendono sostanzialmente da liti tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio, in costante disaccordo sulle questioni più importanti dell’azienda. Dopo la sua morte infatti Delfin fu divisa in otto quote uguali del 12,5 per cento, sei delle quali sono andate ai suoi figli: tre dal primo matrimonio, Claudio, Marisa, Paola; due avuti da una relazione successiva, Luca e Clemente; e Leonardo Maria, avuto dall’ultima moglie Nicoletta Zampillo (sposata due volte, nel 1997 e nel 2010). Le ultime due quote sono andate una a Nicoletta Zampillo e una a Rocco Basilico, figlio che lei aveva avuto da un precedente matrimonio.
– Leggi anche: L’eredità dei Del Vecchio non è solo una questione di famiglia
Parte dei problemi derivano dalla gestione di queste quote, per cui sono in corso anche dei procedimenti legali. Hanno anche a che fare con il fatto che i figli del fondatore di Luxottica hanno storie, età e ambizioni completamente diverse: il più grande, Claudio, ha 69 anni; il più piccolo, Clemente, ne ha 22. Buona parte dei figli è perlopiù fuori dalla gestione di Delfin e di EssilorLuxottica, e considera Delfin semplicemente come un fondo da cui ogni anno arrivano soldi, cioè i dividendi della società. Alcuni di loro vorrebbero persino liquidare la loro quota, cosa che comporterebbe di fatto uno smembramento della holding.
Leonardo Maria Del Vecchio aveva provato a ottenere il controllo di Delfin per gestirla da solo, con l’obiettivo di mantenere la società unita con le sue diverse partecipazioni. Ad aprile aveva raggiunto un accordo per comprare le quote in Delfin da Paola e Luca Del Vecchio, che avevano mostrato l’intenzione di monetizzare la loro partecipazione e uscire dalla società. L’operazione però non era stata conclusa, sia perché ci volevano molti soldi sia perché non c’era l’accordo degli altri fratelli e di buona parte della stessa dirigenza di Delfin, che non nutre particolare stima nei suoi confronti.
Si era mostrato però d’accordo col progetto Francesco Milleri, che oltre a essere amministratore delegato di EssilorLuxottica è anche presidente di Delfin: puntava ad avere come interlocutore un unico socio di maggioranza per gestire la holding in modo più ordinato e incisivo. La lettera con cui Del Vecchio lo critica apertamente è dunque piuttosto sorprendente, e segna una rottura molto forte con Milleri e dunque anche con la stessa Delfin.
Leonardo Maria Del Vecchio ha anche una sua personale società di investimento, la LMDV Capital, tramite cui ha fatto investimenti nei settori più diversi, dalla ristorazione all’editoria: recentemente è diventato l’azionista più importante di Editoriale Nazionale (EN), l’azienda a cui appartengono i quotidiani Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN, e possiede il 30 per cento del Giornale.



