È morta Dolly Parton
Era la cantautrice country più nota e una delle principali celebrità del mondo dello spettacolo statunitense: aveva 80 anni
- Condividi
- X
- Regala il Post

È morta a 80 anni la cantautrice country americana Dolly Parton, diventata famosa soprattutto negli anni Settanta e Ottanta grazie a canzoni come “Jolene”, “9 to 5” e “Here You Come Again”. Parton era considerata un’icona del country e aveva ispirato nei decenni artiste e artisti di ogni genere musicale e generazione, diventando popolarissima e amata, oltre che per la gran voce e il talento, anche per il suo carisma, il suo aspetto appariscente, la sua schiettezza e la sua autoironia. Alla fine del 2025 aveva annullato alcuni concerti per generici motivi di salute: dopo la notizia della morte è stato fatto sapere che era malata di cancro. L’annuncio della morte è stato fatto da un nipote con un video sui social.
Nella sua lunga carriera Parton ha scritto e interpretato centinaia di canzoni, ha registrato più di 50 dischi in studio e venduto più di 100 milioni di copie in tutto il mondo; si è esibita in centinaia di concerti e ha ottenuto decine di premi musicali, tra cui 11 Grammy Awards, i più importanti dell’industria discografica statunitense. È stata una artista capace di combinare le classiche strutture del country con elementi più pop e trasversali.
Fu autrice anche di “I Will Always Love You”, canzone poi interpretata da Whitney Houston nel 1992 nella versione diventata famosissima. Raccontò di aver scritto quella canzone nello stesso giorno in cui scrisse anche il suo più grande successo, “Jolene”, nel 1973.
– Leggi anche: “Jolene”, LA canzone di Dolly Parton
Parton ha anche recitato in alcuni film di successo come la commedia Dalle 9 alle 5… orario continuato (9 to 5), di cui curò anche la colonna sonora (la canzone “9 to 5” fu candidata agli Oscar nel 1981), ed è stata protagonista di una serie tv e di molti show televisivi, oltre a comparire in molti altri film e programmi. Nel 1986 aprì un parco divertimenti nel Tennessee, chiamato Dollywood, ed è stata per decenni una delle principali celebrità del mondo dello spettacolo americano anche per via della sua presenza scenica, fatta di abiti appariscenti e folte parrucche bionde, e del suo modo di fare diretto, affabile e travolgente.
Nata il 19 gennaio 1946 nel Tennessee (il suo nome completo era Dolly Rebecca Parton Dean), era la quarta di 12 figli di una famiglia di agricoltori piuttosto povera. Cominciò a cantare fin da bambina, prima in chiesa e poi in radio e in alcuni programmi televisivi locali. Il giorno dopo essersi diplomata, nel 1964, si trasferì a Nashville e firmò un contratto discografico. Pare che lo stesso giorno incontrò Carl Dean, che sarebbe diventato suo marito due anni dopo e con cui rimase sposata fino alla sua morte, nel 2025.
All’inizio della sua carriera registrò alcune canzoni rock ’n’ roll, senza molto successo, però poi tornò al country e iniziò a comparire nelle classifiche nazionali con canzoni come “Dumb Blonde”, “Just Someone I Used to Know” e “Coat of Many Colors”, le ultime due in coppia con il cantante Porter Wagoner.
Wagoner era un popolarissimo personaggio del country, che in quei primi anni contribuì molto alla popolarità di Parton, ma con un controllo su di lei e sulla sua musica che a lei divenne un po’ stretto. La separazione fu difficile e con strascichi legali, malgrado lasciandolo lei gli avesse dedicato proprio “I will always love you”.
Parton arrivò al grande successo negli anni Settanta e nei decenni successivi 25 sue canzoni arrivarono al primo posto nelle classifiche dei singoli country negli Stati Uniti, mentre 47 album entrarono fra i primi dieci.
Fin dai primi anni Parton costruì un’immagine di sé che portava all’eccesso l’estetica tipica delle ragazze del sud degli Stati Uniti di quegli anni, fatta di capelli cotonati biondo platino (collezionò più di 350 parrucche), tacchi altissimi, un trucco vistoso, unghie lunghe e smaltate, abiti attillati, scollati e molto appariscenti. Inizialmente fu criticata e le fu fatto capire che non sarebbe mai stata presa sul serio, ma Parton fece diventare quel modo di apparire un punto di forza e la dimostrazione che poteva affermarsi senza scendere a compromessi e rinunciare a ciò che le piaceva.

Dolly Parton nel 1987 (Jerry Fitzgerald/Disney General Entertainment Content via Getty Images)
Parlò spesso di questo e il suo approccio divenne per molti fan un invito a esprimersi in libertà e senza timore delle convenzioni: anche per questo nel tempo Parton è diventata un’icona della comunità LGBTQ+. In generale negli Stati Uniti Dolly Parton è stata una celebrità amatissima e di ispirazione per moltissime persone di età, generi ed estrazioni diverse: non prese mai posizioni politiche ma si spese moltissimo per cause benefiche e sempre con messaggi di ottimismo e solidarietà.
Negli anni si è dedicata a molte cause umanitarie, aprendo tra le altre cose centri di riabilitazione per tossicodipendenti e una fondazione non profit che si occupa di combattere l’abbandono della scuola tra i giovani, che ha distribuito più di 175 milioni di libri a bambine e bambini in tutto il mondo.
Si considerava però soprattutto una scrittrice di canzoni, spesso interpretate da altri noti cantanti statunitensi. Nel 2002 disse al New York Times: «Scrivere per me è naturale quanto alzarmi e preparare la colazione. Non sono mai lontana da carta e matita o da un registratore. Scrivo ogni giorno, anche quando sono in aereo, nella vasca da bagno o sull’autobus. È una passione che mi brucia dentro».

Dolly Parton durante un concerto a Tokyo nel 1979 (AP Photo/Tsugufumi Matsumoto)
– Leggi anche: Una canzone di Dolly Parton



