• Mondo
  • Martedì 25 agosto 2026

Le prime misure del nuovo presidente della Colombia contro le persone migranti

In carica da tre settimane, ha ordinato la ricerca e l’espulsione di tutte quelle senza documenti, che sono soprattutto venezuelane

Abelardo de la Espriella, Cali, Colombia, 7 agosto 2026 (AP Photo/Santiago Saldarriaga)
Abelardo de la Espriella, Cali, Colombia, 7 agosto 2026 (AP Photo/Santiago Saldarriaga)
Caricamento player

Il nuovo presidente della Colombia Abelardo de la Espriella ha ordinato la ricerca e l’espulsione delle persone migranti «che commettono reati» e «la cui situazione non è regolarizzata», stabilendo automaticamente un legame fra immigrazione e criminalità, secondo una retorica cara alle destre.

De la Espriella si è insediato tre settimane fa dopo aver vinto a giugno le elezioni: è di estrema destra, ha uno stretto rapporto con i movimenti trumpiani statunitensi, in economia si ispira al presidente argentino Javier Milei e sul tema della sicurezza ha detto di voler usare una politica della “tolleranza zero” come Nayib Bukele, il presidente autoritario di El Salvador. Il suo annuncio rappresenta un completo ribaltamento rispetto alla politica migratoria perseguita finora dalla Colombia.

«Che abbiano inizio le operazioni coordinate per trovare gli immigrati clandestini, in primo luogo quelli che commettono reati, e in secondo luogo quelli il cui status non è regolarizzato», ha detto durante una riunione a Barranquilla, la città che ha di fatto trasformato nella capitale alternativa del paese, aggiungendo che il suo ordine dovrà essere attuato a partire da questa settimana. «Prima i colombiani, poi i colombiani, e infine i colombiani», ha concluso.

Sebbene non lo abbia detto esplicitamente, il suo annuncio riguarda in particolare i 2,8 milioni di venezuelani residenti in Colombia, che rappresentano quasi il 90 per cento della popolazione migrante del paese. Secondo i dati governativi, 848mila di questi 2,8 milioni sono irregolari, e tra loro 193mila sono bambini e adolescenti.

Nel 2025, il 67 per cento di questi 2,8 milioni aveva ottenuto una carta d’identità per residenti stranieri o un permesso di protezione temporanea, il meccanismo più comune utilizzato per regolarizzare lo status migratorio dei venezuelani che garantisce loro l’accesso a servizi di base come sanità, istruzione e lavoro. Secondo il ministero del Lavoro colombiano, nel 2024 il 71 per cento della popolazione migrante venezuelana era in età lavorativa e il suo tasso di partecipazione alla forza lavoro era addirittura superiore a quello del resto della popolazione del paese (73,8 per cento contro il 63,5 per cento).

Ronal Rodríguez, ricercatore presso l’Osservatorio del Venezuela all’Università di Rosario, ha spiegato che l’annuncio del nuovo presidente segna un cambio di paradigma nel modo in cui gli ultimi tre governi colombiani hanno accolto e trattato la popolazione migrante proveniente dal Venezuela diventando, per il continente, un esempio di buone pratiche di gestione dei flussi.

Il cambiamento nell’approccio annunciato dal nuovo presidente va nella stessa direzione delle politiche anti-immigrazione dei governi di estrema destra in tutto il continente: quello di Donald Trump negli Stati Uniti, di José Antonio Kast in Cile e di Javier Milei in Argentina.

La crisi migratoria venezuelana è iniziata nel 2015, quando oltre 7,8 milioni di persone avevano lasciato il loro paese. Se prima il Venezuela attirava le persone migranti, dall’arrivo al potere di Hugo Chávez nel 1999 la tendenza si è invertita. Inizialmente a partire erano stati i più abbienti, che a migliaia si erano trasferiti in Brasile, in Colombia e – se avevano la possibilità di ottenere un visto – negli Stati Uniti. Poi, con l’arrivo di Nicolás Maduro e la bruttissima piega che ha preso l’economia venezuelana, le cose sono peggiorate coinvolgendo ampie fasce di popolazione.

La decisione di De la Espriella di perseguire ed espellere quasi un milione di persone ha suscitato diverse critiche da parte dell’opposizione. La deputata di sinistra María Fernanda Carrascal ha detto che l’annuncio del presidente non è solo disastroso, ma anche crudele: «Collegare i migranti irregolari alla criminalità semplicemente perché hanno uno status non regolare è un affronto ai diritti umani e un’affermazione assurda e priva di fondamento». Il timore è che le operazioni annunciate si trasformino in una persecuzione su larga scala dei cittadini e delle cittadine venezuelane, che contribuiscono con circa 3 miliardi di dollari all’anno all’economia della Colombia.