A Palermo sono aumentate le vaccinazioni per difterite

Dopo il caso della bambina di 4 anni morta probabilmente proprio a causa di una difterite, per cui non era stata vaccinata

La preparazione di un vaccino per la difterite (EPA/HOTLI SIMANJUNTAK/ANSA)
La preparazione di un vaccino per la difterite (EPA/HOTLI SIMANJUNTAK/ANSA)
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Dopo la morte della bambina di 4 anni malata di difterite, che non era stata vaccinata dai genitori, a Palermo c’è stato un aumento di persone che sono andate a vaccinarsi o a fare il richiamo del vaccino per questa patologia.

La bambina è morta nella notte tra mercoledì e giovedì: l’aumento delle vaccinazioni ha iniziato a registrarsi già dal giorno dopo, venerdì. Secondo quanto dichiarato dall’Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Palermo, finora le vaccinazioni sono aumentate del 10 per cento, anche se non è stato chiarito rispetto a quando.

Al centro vaccinale del quartiere Zen, dove viveva la bambina che è morta, è stato necessario aggiungere un medico per gestire l’afflusso di persone che chiedevano di vaccinarsi o di fare il richiamo (al momento l’ASP non ha il dato su questa distinzione); tra venerdì e lunedì mattina in altri tre centri è stato necessario integrare il vaccino esavalente (il vaccino combinato per la difterite e altre patologie) perché era terminato. Le vaccinazioni sono ancora in corso.

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La bambina è morta all’ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo: pochi giorni prima della morte era risultata positiva al tampone per il batterio della difterite. Il legame causale tra la difterite e la morte deve essere accertato con i risultati degli esami da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, attesi per oggi, ma secondo il direttore sanitario dell’ospedale Domenico Cipolla non ci sono dubbi sul fatto che la bambina sia morta a causa della difterite.

I suoi genitori sono indagati con l’accusa di omicidio colposo per omissione: secondo la procura avrebbero deciso di non vaccinare la figlia, nonostante il vaccino sia obbligatorio, sostenendo che il vaccino avrebbe potuto provocare l’autismo (una tesi complottista e screditata da decenni).

L’ASP di Palermo ha avviato un’indagine epidemiologica per risalire al cosiddetto “paziente zero”, cioè la prima persona che ha contratto la malattia e l’ha trasmessa ad altri, in maniera da ricostruire la catena dei contatti e contrastare altri eventuali contagi.

Nel frattempo, sempre nel corso dell’indagine, l’ASP ha chiesto ai familiari della bambina di sottoporsi a un tampone: non ci sono informazioni ufficiali, ma da quanto scrive la stampa locale risulta che almeno dieci familiari siano risultati positivi.

Sempre secondo quanto ricostruito dai giornali locali, sarebbero soprattutto bambini e bambine, che però sarebbero in buone condizioni di salute perché erano vaccinati. Nel pomeriggio di lunedì l’ASP ha diffuso un bollettino dicendo che al momento non risultano esserci nuovi casi «oltre ai due già noti», riferendosi probabilmente, oltre che alla bambina, a un suo cugino che è risultato positivo al tampone e che è ricoverato, in buone condizioni di salute.

Le persone vaccinate possono contrarre la difterite (e risultare positivi a un test), ma con sintomi lievi e senza rischiare la morte: il vaccino agisce sulla tossina difterica, quella che dà le complicazioni, ma non ha eradicato il batterio, che continua a circolare nel mondo. Nel caso della bambina di Palermo, invece, la tossina ha aggredito gravemente il cuore, il fegato e il colon.

Grazie alla copertura vaccinale, era dal 1996 che qualcuno non moriva a causa di una difterite in Italia: il vaccino è obbligatorio infatti dal 1939 e viene somministrato nel primo anno di vita.

A inizio anno l’Istituto Superiore di Sanità aveva diffuso alcuni dati che permettono di farsi un’idea, benché indicativa, di quanto sia somministrato: risulta che il 94,45 per cento dei nati nel 2022 ha ricevuto il vaccino per la poliomielite, utilizzato come indicatore approssimativo della copertura vaccinale contro la difterite, visto che sono entrambe coperte dal vaccino esavalente. È un dato leggermente al di sotto della soglia del 95 per cento raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

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