Quanto è difficile proteggere un museo

Spesso avere un sistema di telecamere e sensori all'avanguardia non basta, come dimostra il caso di Messina

Due guardie al Louvre di Parigi a luglio del 2026 (EPA/LOU BENOIST/POOL/ANSA)
Due guardie al Louvre di Parigi a luglio del 2026 (EPA/LOU BENOIST/POOL/ANSA)
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Negli ultimi giorni il furto di Ferragosto al MuMe di Messina di alcune opere di Antonello da Messina ha riportato l’attenzione sui livelli di sicurezza dei quasi 5mila musei e istituti analoghi esistenti in Italia e sulle loro vulnerabilità. I furti nei musei esistono da sempre: ultimamente però avvengono con modalità sempre più spregiudicate e difficili da prevenire, non soltanto in Italia ma anche in Europa.

Chi lavora nel settore si ritrova spesso a dover trovare compromessi difficilissimi se non impossibili fra il valore inestimabile delle opere ospitate da un museo e le strutture vetuste e insufficientemente finanziate che dovrebbero proteggerle; ma anche fra la loro messa in sicurezza e la necessità che il pubblico le possa osservare da vicino.

La prima cosa da tenere a mente è che i furti, nonostante provochino parecchio scalpore, sono anche abbastanza rari. Le opere di un certo museo sono a rischio costante anche per via degli incendi, della possibilità di danneggiamento accidentale o volontario da parte dei visitatori e di una modalità di conservazione scorretta (per esempio in un ambiente umido o troppo illuminato).

La seconda è che in Italia non esiste una vera e propria legge sulla protezione delle opere d’arte. I musei si basano su una serie di decreti ministeriali e linee guida redatte dal ministero della Cultura in collaborazione con la sezione italiana dell’International Council of Museums (ICOM), la principale organizzazione internazionale che rappresenta i musei e i lavoratori del settore, e il comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (TPC): un reparto speciale che si occupa, fra le altre cose, sia di rintracciare e sequestrare le opere rubate, che di fare sopralluoghi per valutare la qualità del sistema di sicurezza delle strutture museali.

Due tavole di Antonello da Messina abbandonate dai rapinatori all’entrata del MuME, il 17 agosto del 2026 (ANSA/CARMELO IMBESI)

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Le linee guida richiedono che i musei adottino misure come l’installazione di recinzioni, porte blindate, finestre con vetri antieffrazione, casseforti e teche resistenti in cui custodire gli oggetti più piccoli in esposizione, ma anche di un sistema di telecamere di sorveglianza, che in musei o palazzi storici molto grandi possono essere diverse centinaia. Alla Reggia di Caserta, per esempio, ce ne sono circa 300.

Fra i dispositivi antifurto più usati ci sono i sensori volumetrici a infrarossi, che rivelano la presenza di un corpo estraneo in una posizione troppo vicina all’opera attraverso un cambiamento della temperatura o un movimento. Esistono poi sensori che vengono fissati sulle singole opere e che segnalano qualsiasi variazione di peso o vibrazione: in pratica, si attivano quando un’opera viene sollevata o staccata dal muro.

Sistemi del genere devono essere continuamente monitorati e aggiornati per mantenerli a norma. Sono costi importanti per i musei, specialmente quelli di dimensioni medio-piccole: Alessandra Quarto, direttrice del Museo Poldi Pezzoli di Milano e che in passato ha lavorato alla Pinacoteca di Brera e al museo di Capodimonte, dice che il sistema del suo museo viene controllato ogni settimana, nel giorno di chiusura, e che la sicurezza rappresenta la prima voce di spesa per la fondazione privata che lo possiede.

Avere un sistema di sicurezza obsoleto può essere estremamente rischioso. Durante le indagini sul furto avvenuto a ottobre del 2025 al Louvre di Parigi, per esempio, gli investigatori hanno scoperto che la sala di controllo del museo non disponeva di schermi sufficienti per visualizzare contemporaneamente tutte le immagini in diretta provenienti dalle telecamere installate nel corso degli anni, costringendo le guardie a passare da un’immagine all’altra. In quel caso l’ingresso dei ladri era stato filmato da una telecamera, le cui immagini però non erano apparse immediatamente.

Una parte del polittico di Piero della Francesca realizzato per l’altare della Chiesa di Sant’Agostino di Sansepolcro, ricomposto dopo più di 500 anni al museo Poldi Pezzoli di Milano a marzo del 2024 (ANSA/MATTEO CORNER)

Non essendo comune avere del personale armato dentro al museo, molti fanno affidamento su una risposta rapida da parte della polizia locale o dell’agenzia di sicurezza privata che il museo ha ingaggiato. I loro agenti però si spostano solo dopo aver ricevuto un avviso e una conferma da parte del personale del museo, che anche per questo ha un ruolo fondamentale.

Tutti i direttori e gli esperti con cui ha parlato il Post per questo articolo hanno sottolineato che un sistema di sicurezza estremamente performante serve a poco se non è affiancato a un personale formato e soprattutto responsabilizzato. «Le persone coinvolte a vario titolo in questa filiera sono tante. Ci sono operazioni di routine come l’inserimento degli allarmi e non bisogna correre il rischio che certi automatismi portino ad abbassare il livello di guardia, che va mantenuto sempre alto», dice Lucia Pini, direttrice della Galleria Ricci Oddi di Piacenza.

Le responsabilità individuali nel furto del MuMe non sono ancora state accertate: i quattro custodi in servizio quella sera hanno raccontato di non essersi accorti di nulla. Poco dopo sono stati trasferiti.

Secondo Tiziana Maffei, ex presidente di ICOM Italia e a lungo coordinatrice della sua Commissione Sicurezza ed Emergenza, un altro problema che si riscontra in molte strutture più piccole è la sovrapposizione di ruoli e competenze fra il personale di sala, che dovrebbe accogliere il pubblico e controllare che i visitatori non danneggino le opere, e quello di sorveglianza. In altre parole: spesso al personale di sala viene chiesto informalmente anche di fare sorveglianza sulle opere, compito che in teoria non spetta a loro.

Con le giuste misure di sicurezza tutte le parti di un museo possono essere visitate: un esempio è l’archivio del Victoria&Albert Museum di Londra, accessibile al pubblico da maggio del 2025.

Maffei tuttavia racconta che negli ultimi anni un problema sempre più pressante è quello degli attacchi informatici, coi quali è possibile disattivare i sistemi di videosorveglianza e allarme o rubare dati e codici sensibili per accedere a magazzini e caveau. Fra i poli museali colpiti da un attacco informatico nell’ultimo anno c’è stato anche quello delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, che per questo motivo lo scorso 3 febbraio aveva chiuso un’intera ala di palazzo Pitti, per precauzione.

L’attacco aveva interessato sia l’archivio fotografico, che custodisce la versione digitalizzata delle opere, sia l’ufficio tecnico che gestisce codici di accesso, mappe interne e soprattutto il sistema di allarme, compresa la posizione di telecamere e sensori di posizione. Dopo quell’episodio la direzione del museo aveva trasferito alcuni gioielli in un caveau della Banca d’Italia per metterli al sicuro – rimuovendoli quindi dall’esposizione al pubblico – e diverse porte di sicurezza erano state murate per prevenire eventuali furti.

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Tag: arte-musei