La Valle d’Itria si sta riempendo di turisti e investitori internazionali
La zona della Puglia conosciuta per Ostuni e Alberobello punta da alcuni anni sul turismo di lusso, offrendo un'idea di vacanza bucolica e fatta soprattutto di "esperienze"
di Matilda Ferraris
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Quando nel 2019 l’interior designer sudafricana Denise Zidel acquistò una casa da ristrutturare in Puglia, la maggior parte dei suoi amici non aveva idea di dove si trovasse. Adesso, racconta, non è più così. In questi anni l’offerta turistica della regione è cambiata molto e la Puglia ha cominciato a essere frequentata da tanti stranieri e anche al di fuori della stagione estiva. In dieci anni i turisti internazionali sono passati dal 21,3 per cento, nel 2015, al 40,5 per cento nel 2024.
La zona più in voga è quella della Valle d’Itria, il triangolo compreso tra le province di Bari, Taranto e Brindisi dove si trovano città come Alberobello, Ostuni e Locorotondo, tra le più belle della regione. È un’area molto apprezzata anche perché si trova nell’entroterra ma è vicina al mare, in estate è ventilata e le principali strutture alberghiere sono piccole masserie e trulli isolati e per poche persone.
La Valle d’Itria è diventata una destinazione turistica anni fa, ma molti degli agenti immobiliari e degli operatori del settore con cui ha parlato il Post hanno raccontato che ultimamente ci sono stati ulteriori cambiamenti. L’arrivo di una clientela internazionale, abituata a standard di lusso più elevati, ha contribuito a trasformarla in una destinazione sempre più esclusiva. Il turismo non ruota più necessariamente attorno al mare e punta sempre di più a rispondere alle esigenze di persone abbienti e con specifiche aspettative.
È il cosiddetto “turismo esperienziale”, di cui le masserie – cioè i vecchi edifici rurali della zona, che un tempo erano aziende agricole – sono il fulcro. Molte di queste strutture sono state ristrutturate in anni recenti e oggi offrono non soltanto vitto e alloggio, ma anche una serie di attività come corsi di pasta fatta in casa, degustazioni di olio, visite alle cantine, escursioni in bicicletta e ritiri di yoga.
Lo sviluppo di questo tipo di turismo ha contribuito a costruire un’immagine della Puglia insieme bucolica e anacronistica, che ha avuto particolare successo tra gli investitori internazionali. Negli ultimi anni molti di loro sono entrati nel mercato immobiliare regionale, acquistando trulli e masserie e investendo proprio in progetti che portano avanti quella rappresentazione della Puglia: un posto dove è possibile condurre una vita «lenta» e autosufficiente, raccogliendo ciò che si coltiva nel proprio orto, intrattenendosi con i vicini e vivendo in generale in un clima di serenità.
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In questa trasformazione ha avuto un ruolo la Regione, che in questi anni ha lavorato parecchio per incentivare il turismo straniero. Nel 2016 è stato avviato un piano per favorire la destagionalizzazione del turismo che puntava soprattutto sulla clientela internazionale. Come racconta Luca Scandale, l’allora direttore dell’agenzia regionale del turismo Pugliapromozione, i turisti stranieri hanno infatti abitudini diverse da quelli italiani: mentre questi ultimi concentrano le vacanze soprattutto nei mesi di luglio e agosto, gli stranieri tendono a distribuirle in modo più omogeneo durante tutto l’anno.
Per raggiungere questo pubblico, Pugliapromozione ha investito soprattutto nei mercati europeo e statunitense, promuovendo la regione attraverso nuovi collegamenti aerei diretti e campagne di comunicazione mirate. Si è puntato sul settore dei matrimoni di alto livello, sui percorsi cicloturistici, i cammini spirituali, sugli eventi e sul turismo enogastronomico. Dal 2024 la Regione ha anche attivato degli incentivi economici per il recupero degli edifici storici e la ristrutturazione di strutture alberghiere già in funzione.
Fino a qualche anno fa gli investimenti immobiliari erano soprattutto di acquirenti stranieri che compravano terreni, masserie o trulli abbandonati, li ristrutturavano e poi ci si trasferivano. Denise Zidel ha fatto proprio così e negli ultimi anni ha convinto altri tre amici ad acquistare una casa nella zona. Più recentemente molti statunitensi hanno cominciato ad acquistare proprietà di lusso già ristrutturate, arredate e pronte per essere abitate o messe a reddito.
In generale, è diventato piuttosto chiaro che il territorio ha ancora un potenziale in gran parte inesplorato. Il primo hotel di lusso a cinque stelle della zona, della catena Marriott, è stato aperto nel 2025 a Cala Ponte, vicino a Polignano a Mare. Anche Four Seasons, altro gruppo alberghiero di fascia alta, vorrebbe aprire una struttura nei pressi di Ostuni, all’interno di un’area protetta. Il progetto ha però suscitato diverse polemiche: la Regione e alcune associazioni ambientaliste temono infatti che possa compromettere la tutela del territorio e hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo regionale (TAR) per impedirne la continuazione.
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Ivano De Serio si è trasferito nel 2022 a San Michele Salentino, un paese della zona, insieme alla moglie, dopo aver ha acquistato una proprietà con alcuni trulli. Inizialmente ci ha vissuto e poi l’ha ristrutturata trasformandola in un bed and breakfast con piscina. Nella zona in cui abitano, racconta De Serio, ormai i residenti stranieri sono più numerosi degli italiani. È una comunità composta da persone provenienti da Paesi Bassi, Belgio, Francia, Inghilterra, Spagna e Canada, molte delle quali vivono lì tutto l’anno.
Da quando si è trasferito, De Serio ha visto cambiare anche i piccoli centri della zona. A Ceglie Messapica, per esempio, località molto meno conosciuta di Ostuni, l’afflusso di turisti è aumentato sensibilmente. «Nel 2022 si trovava sempre facilmente un tavolo, oggi è diventato quasi impossibile cenare a Ceglie se non si prenota con almeno due settimane di anticipo», racconta. Nel frattempo hanno aperto molti nuovi negozi e, secondo De Serio, si tratta spesso di attività di fascia medio-alta o di lusso.

Una vista di Locorotondo (Jean-Baptiste Rabouan/laif/contrasto)
L’afflusso turistico ha modificato persino i ritmi commerciali dei paesi. San Michele Salentino ma anche a Francavilla Fontana e San Vito dei Normanni, supermercati e negozi hanno in parte abbandonato la tradizionale chiusura pomeridiana, la “controra”, e restano aperti per l’intera giornata.
A spingere gli operatori verso il settore del lusso, dove i margini sono maggiori, ha contribuito anche il progressivo ridimensionamento del turismo balneare italiano, come dice Giancarlo De Venuto, presidente di Assoturismo Confesercenti Puglia. Lo stesso vale per il mercato immobiliare: gli agenti riescono a vendere a prezzi più alti perché gli acquirenti internazionali sono disposti a spendere di più di quelli italiani.
L’aumento dei turisti e, soprattutto, la loro presenza durante un periodo sempre più ampio dell’anno hanno fatto crescere anche il costo della vita. «La situazione comincia ad assomigliare a quella di mete d’élite come Capri o la Costiera Amalfitana», dice Francesco Lanzillotta, agente immobiliare che lavora a Locorotondo.

Trulli ad Alberobello (Dorothea Schmid/laif/contrasto)
Per gli agenti immobiliari e gli operatori turistici, questo cambiamento è stato favorevole, poiché il turismo di lusso è uno dei segmenti più redditizi dell’industria turistica. Per chi vive in queste zone, però, questa trasformazione ha un costo. Trovare una casa in affitto è diventato più difficile per chi lavora e vive stabilmente in Valle d’Itria.
Nei centri storici delle principali località turistiche, come sta accadendo in molte altre destinazioni europee, una parte crescente degli appartamenti viene destinata agli affitti brevi e ai bed and breakfast, riducendo l’offerta di abitazioni disponibili per gli affitti di lunga durata. In estate, poi, il problema è anche il sovraffollamento. I residenti devono convivere con il traffico e con l’enorme afflusso di visitatori nei piccoli centri storici.
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