Anche i supermercati sono un’attrazione turistica

Perché danno la sensazione di conoscere davvero un posto e possono far risparmiare sui pasti

Una persona fa la spesa in un supermercato di Wilmington in North Carolina (Allison Joyce/Bloomberg)
Una persona fa la spesa in un supermercato di Wilmington in North Carolina (Allison Joyce/Bloomberg)
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Da anni il seguitissimo youtuber di viaggi italiano Nicolò Balini, conosciuto online come HumanSafari, pubblica video in cui visita i supermercati dei paesi che attraversa e mostra i prodotti più insoliti che trova sugli scaffali. Lo ha fatto negli Stati Uniti, in Giappone, in Mongolia, in Cina e alle Hawaii. Sono tra i video più visti del suo canale: spesso superano il milione di visualizzazioni.

Video di questo tipo sono diventati molto popolari ultimamente: sia tra influencer di Instagram che includono video di supermercati nel racconto dei loro viaggi, sia su TikTok, dove ci sono centinaia di migliaia di contenuti associati all’hashtag “grocery shop tourism”.

L’interesse per i supermercati stranieri ha diverse ragioni. C’è chi quando viaggia preferisce comprare al supermercato prodotti locali da cucinare dove alloggia, per evitare di spendere molto per un pasto mediocre al ristorante. Ma c’è anche chi va nei supermercati per comprare piccoli regali per amici e parenti al posto dei tradizionali souvenir: solitamente si cercano prodotti tipici difficili da trovare altrove o versioni mai viste prima di prodotti di marchi conosciuti.

Altri invece ne parlano come di una forma di arricchimento culturale paragonabile alla visita di un museo, perché la disposizione della merce e la tipologia di prodotti esposti permettono di scoprire usi e gusti di culture diverse.

L’anno scorso Keith Crockford, amministratore delegato dell’agenzia di viaggi inglese The Bucket List Company, ha condotto uno studio sul fenomeno e ha detto al New York Times che una parte del fascino dei supermercati stranieri sta proprio nella scoperta: «trovare frutta e verdura mai viste prima, provare a decifrare etichette scritte in lingue sconosciute e osservare la varietà di prodotti che riflette gusti e preferenze locali».

Dalla ricerca condotta da Crockford e dal suo team è emerso che i paesi in cui i supermercati vengono visitati più frequentemente dai turisti sono Giappone, Messico, Italia, Corea del Sud e Thailandia.

In Giappone, tra i prodotti più apprezzati dai turisti ci sono i KitKat dai gusti insoliti, come quello al matcha e al sakè, una bevanda giapponese alcolica che si ottiene dalla fermentazione del riso. Per trovarli i turisti vanno nei konbini, i minimarket diffusi in tutto il paese e spesso aperti fino a tarda notte o 24 ore su 24. Lì si vendono soprattutto cose da mangiare, ma anche prodotti di cancelleria, vestiti e altri oggetti di uso quotidiano. Sono particolarmente apprezzati dai turisti perché permettono di comprare cibo già pronto, come il tamago sando, il famoso tramezzino con uova e maionese, gli onigiri, i triangoli di riso ripieni, oppure le bento box, le confezioni con cibi preparati che vengono consumate soprattutto da chi viaggia in treno o lavora fuori casa.

L’Italia, secondo lo studio, viene apprezzata soprattutto per la pasta fresca e i prodotti da forno. In Corea del Sud attirano invece l’attenzione i grandi assortimenti di ramen istantaneo e i banchan, i piccoli piatti di verdure e altri alimenti che nella cucina coreana vengono serviti come accompagnamento o antipasto.

La frequentazione dei supermercati in viaggio può rivelarsi, come dicevamo, anche una soluzione al problema, sempre più comune per chi viaggia, del costo dei pasti fuori casa. In Francia e in Italia, per esempio, si possono comprare formaggi, salumi e prodotti locali da conservare nel minifrigo di una stanza d’hotel e mangiare senza bisogno della cucina. Per il ramen o il riso istantaneo che si trovano nei minimarket asiatici basta avere un bollitore o un fornello con un pentolino.

In alcuni grandi supermercati giapponesi ci sono aree con tavoli, bollitori e microonde che permettono di scaldare e consumare subito quello che si è comprato. Anche in Italia alcuni grandi supermercati hanno spazi dedicati al consumo dei prodotti acquistati. A Milano catene come Il Viaggiator Goloso ed Esselunga hanno aperto ristoranti collegati ai propri punti vendita, dove vengono serviti piatti preparati al momento a prezzi generalmente inferiori a quelli dei ristoranti tradizionali.

Frequentare i supermercati consente anche di approfondire alcuni aspetti culturali che altrimenti verrebbero tralasciati visitando solo posti dedicati ai turisti. Negli Stati Uniti ciò che colpisce sono le dimensioni visto che rispetto ai supermercati europei molti prodotti vengono venduti in quantità decisamente maggiori: galloni di latte (equivalgono a quasi 4 litri), confezioni enormi di cereali, formati famiglia di bacon, carne e uova. Un’altra cosa dei supermercati che spesso sorprende i turisti europei è che le uova negli Stati Uniti vengono normalmente tenute nei frigoriferi.

Anche il modo in cui vengono confezionate la frutta e la verdura può essere molto diverso. In paesi come il Giappone e gli Stati Uniti è molto comune trovare frutta e verdura confezionate singolarmente nella plastica, una pratica molto meno diffusa in Italia.

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Nei supermercati svedesi ci sono sempre file di piccoli distributori di caramelle di moltissimi tipi diversi, che i clienti possono prendere componendo un sacchetto con tanti gusti.

In un video in cui Balini visitava alcuni minimarket in Iraq, invece, aveva notato che per diversi prodotti venduti nei supermercati locali venivano utilizzati caratteri e stili grafici che ricordavano quelli di marchi internazionali molto conosciuti. In un caso, il carattere associato a M&M’s era stato utilizzato per una barretta wafer al cioccolato e cocco.

L’abitudine al “grocery shop tourism” poi si inserisce in una tendenza più ampia: quella di cercare, mentre si è in viaggio lontano, di fare esperienze quotidiane e provare a sentirsi per qualche ora più “local” che turista. È un desiderio che nasce in parte dall’overtourism degli ultimi anni e dal fatto che visitare monumenti, musei e attrazioni è diventato in molti casi poco appagante per via della quantità di visitatori e per come sono stati trasformati da operazioni di esplicito sfruttamento commerciale.