Perché per il poliziotto di Prato non è stato usato lo scudo penale

Ha sparato in ospedale a un uomo arrestato che tentava di scappare e ora è indagato, nonostante la nuova norma del governo

La polizia fuori dal carcere di Prato, 9 marzo 2020 (ANSA/CLAUDIO GIOVANINI)
La polizia fuori dal carcere di Prato, 9 marzo 2020 (ANSA/CLAUDIO GIOVANINI)
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Il 16 agosto un agente della polizia penitenziaria di Prato ha sparato nel pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano a un uomo che era stato arrestato poco prima e che stava tentando di scappare. L’agente è ora indagato per tentato omicidio, ma diversi politici di destra, tra cui il leader della Lega Matteo Salvini, hanno contestato la decisione, e insieme all’avvocato del poliziotto hanno chiesto di applicare la nuova norma introdotta dal governo a febbraio che evita l’iscrizione automatica nel registro degli indagati quando si ritiene evidente che il potenziale reato sia stato compiuto con una causa di giustificazione. Causa di giustificazione che, in questo caso, la procura non ha però riconosciuto al poliziotto.

I fatti si sono svolti nel pomeriggio di domenica 16 agosto. Secondo quanto comunicato dalla procura di Prato, responsabile delle indagini, un uomo di 22 anni era stato fermato insieme ad altre due persone dopo che era stato scoperto a lanciare pacchetti contenenti hashish e cellulari dentro il cortile della Dogaia, il carcere di Prato. A quel punto era iniziato un inseguimento durante il quale il 22enne era caduto e si era ferito alla testa. L’uomo era stato dunque portato in pronto soccorso e sistemato in una stanza accanto all’area coperta dove si fermano le ambulanze e dove si trova la cosiddetta “sala di contaminazione”, uno spazio che serve a isolare i pazienti con presunte malattie contagiose prima dell’ingresso in struttura.

Mentre il 22enne si trovava su una barella ed era in manette, era riuscito a prendere un estintore dal muro, era entrato nella sala d’attesa del pronto soccorso e aveva scaricato l’estintore. I due agenti di polizia penitenziaria che erano con lui lo avevano inseguito per bloccarlo, ma erano stati colpiti e feriti dall’uomo con l’estintore. Quando quest’ultimo aveva proseguito la fuga verso l’area di arrivo delle ambulanze (area da cui non si può uscire, a meno che le serrande non si aprano automaticamente per l’arrivo di un mezzo) uno degli agenti ha sparato tre colpi di pistola: due colpi verso l’alto, mentre con il terzo ha colpito il 22enne a una gamba.

L’uomo è stato medicato e poi trasferito all’ospedale di Pistoia. Uno dei due agenti ha una frattura alla mano con una prognosi di 30 giorni e l’altro lesioni giudicate guaribili in 10 giorni.

L’avvocato del poliziotto che ha sparato, Luigi Fucci, ha chiesto che al suo assistito venga applicata la norma contenuta nel decreto sicurezza approvato a febbraio, che ha introdotto alcuni filtri nelle indagini preliminari. La norma ha modificato il codice di procedura penale nella parte in cui dice come deve avvenire l’iscrizione delle persone come indagate.

Prima il pubblico ministero (pm), cioè colui che svolge le indagini, scriveva in un apposito registro le notizie di reato, cioè i fatti potenzialmente illeciti di cui era venuto a conoscenza: tecnicamente si chiama “registro delle notizie di reato”, ma è comunemente detto “registro degli indagati”. Poi nel fascicolo relativo a ogni notizia di reato indicava i nomi degli eventuali indagati, non appena ci fossero indizi a loro carico. Ora, con la nuova norma, il pm può decidere di iscrivere le persone che hanno compiuto un fatto su cui si sta indagando in un altro registro, detto «annotazione preliminare».

In base al decreto, il pm lo può fare quando «appare evidente» che il fatto sia stato compiuto in presenza di una «causa di giustificazione». Sono situazioni in cui un reato non viene considerato illecito e quindi non viene punito. Sono quattro: la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi, lo stato di necessità e l’esercizio di un diritto, o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità.

Sono tutte circostanze già contenute e dettagliate nel codice penale e che escludevano già prima la punibilità, ma di solito la loro sussistenza veniva accertata durante il processo, dopo cioè che la persona sospettata di aver commesso illeciti veniva indagata e sottoposta a giudizio.

L’iscrizione nel registro dell’annotazione preliminare serve a fare accertamenti e valutazioni in questa prima fase per decidere se archiviare il caso o indagare le persone coinvolte. Formalmente la norma si potrebbe applicare a chiunque, ma nella pratica i casi previsti sono quelli che più spesso riguardano le forze dell’ordine e per questo i critici della norma hanno parlato dell’introduzione di una sorta di “scudo penale” per gli agenti.

Secondo l’avvocato del poliziotto la condotta del suo assistito presenta un’evidente causa di giustificazione. Secondo il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, che ha invece deciso di indagare l’agente per tentato omicidio, «appare evidente che il fatto non è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione», scrive Repubblica Firenze. Per Tescaroli «i filmati acquisiti mostrano la dinamica dei fatti. Due agenti di polizia penitenziaria, mentre il ragazzo cercava di scappare ammanettato all’interno di un ambiente chiuso dal quale non poteva uscire, hanno cercato di raggiungerlo». Probabilmente il fatto che il 22enne fosse ammanettato e che l’area dove si trovava fosse chiusa hanno spinto la procura a non applicare la nuova norma.

La decisione è stata criticata da diversi politici di destra. Matteo Salvini, su X, ha scritto: «Totale sostegno all’agente di Prato. Altro che “tentato omicidio”: ha semplicemente fatto il suo lavoro, fermato un pericoloso delinquente (peraltro già dimesso dall’ospedale) e protetto la sicurezza di decine di cittadini perbene». Il sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia Alberto Balboni ha a sua volta detto che gli «pare davvero inconsistente l’accusa di tentato omicidio».

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