Questa melodia è dappertutto, ma non ce n’eravamo accorti

Un musicologo danese ha mostrato in un video abbastanza sorprendente come in molte canzoni contemporanee tornino le stesse quattro note

Dal video di Annalisa "Bellissima"
Dal video di Annalisa "Bellissima"
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C’è una melodia che accomuna decine di canzoni pop uscite nell’ultimo decennio in diverse parti del mondo. Si tratta di una successione di quattro note che, prendendo in considerazione la tonalità di Do maggiore, corrispondono a Fa, Si, Mi e La. Per sentirla con chiarezza basta ascoltare per esempio l’inizio del ritornello di “Bellissima” di Annalisa: la parte che fa «Dove vai? Te ne vai…».

Fino a qualche mese fa nessuno sembrava aver fatto caso a questo schema. È stato individuato e codificato con precisione da Carl Emil Martin, uno studente danese di musicologia, che gli ha dedicato la sua tesi di laurea. Martin ha poi raccontato la sua ricerca in un video pubblicato su YouTube, dove accosta tutte le canzoni rendendo molto evidente e sorprendente la loro somiglianza. Finora è stato visto da quasi quattro milioni di persone.

Martin l’ha definita “melodia Gen Alpha”, perché compare in moltissime canzoni pubblicate dal 2010 in poi, anno generalmente indicato come quello di inizio della cosiddetta generazione alpha (quella successiva alla più nota gen zeta).

In un’intervista al Washington Post, Martin ha raccontato di aver riconosciuto per la prima volta la melodia in “APT.”, la hit del 2024 di Rosé e Bruno Mars. Da allora ha cominciato a sentirla dappertutto, indipendentemente dal genere: nel K-pop, nel pop americano, nella musica dance, nel rock e così via.

Martin ha trascorso i mesi successivi a scandagliare le playlist più ascoltate di Spotify, e alla fine ha individuato 72 canzoni in cui compare. Solo per citarne alcune: “Reckless” di Madison Beer, “Cupid” di Fifty Fifty, “Lie to Me” dei 5 Seconds of Summer, “One of Your Girls” di Troye Sivan, “Ode To the Mets” degli Strokes e “Sex Not Violence” di Yungblud. C’è anche “Born with a Broken Heart” del cantante dei Måneskin Damiano David.

Uno degli utilizzi più remoti individuati da Martin è quello in “Left Outside Alone” di Anastacia, del 2004. Si trovano poi moltissimi esempi che presentano variazioni dello stesso schema, come in “Viva la Vida” dei Coldplay (2008) e “Bad Romance” di Lady Gaga (2009). E anche precedenti illustri come quello di “It’s Only Love” dei Beatles, una canzone del 1965.

Secondo Martin la melodia funziona perché evoca sentimenti nostalgici e malinconici, e si presta particolarmente bene a canzoni che parlano di relazioni, separazioni e incertezze sentimentali, argomenti molto gettonati nel pop.

Dal punto di vista teorico, nella scoperta di Martin non c’è nulla di troppo sorprendente, visto che il ricorso a strutture armoniche simili è una caratteristica vecchia e consolidata della musica pop e non solo.

Il fatto che una stessa idea musicale compaia in canzoni diverse non significa necessariamente che i musicisti si stiano copiando a vicenda o lo facciano intenzionalmente: le canzoni pop sono spesso costruite a partire da un repertorio relativamente ristretto di soluzioni armoniche, e la sequenza di quattro note della “melodia Gen Alpha” si adatta particolarmente bene a molte di esse.

Secondo Nate Sloan, musicologo dell’università della California del Sud, l’aspetto più interessante è capire perché questa melodia sia diventata così diffusa, e se il suo successo possa essere in qualche modo legato alle abitudini con cui le generazioni più giovani si rapportano alla musica e più in generale all’intrattenimento. «È ciclica. Gira quasi su sé stessa, come una giostra o un carosello, un po’ come lo “scrolling infinito” di contenuti a cui le generazioni più giovani sono sempre state abituate», ha detto. «Vivono tutto in digitale, e mi chiedo se a volte la loro vita non sembri una giostra che gira e rigira. Forse quella melodia dice qualcosa di loro».

Non è la prima volta che un pattern musicale ricorrente viene associato a una particolare generazione. Nel 2016 per esempio il compositore Patrick Metzger individuò un vocalizzo presente in moltissime canzoni pop del periodo: una sequenza che alterna la terza e la quinta nota di una scala maggiore (di solito partendo dalla quinta, scendendo alla terza e tornando poi alla quinta), e che spesso prende la forma di un “oh-oh-oh” o qualcosa di simile. Lo definì “Millennial Whoop”.

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