Il furto della “Natività” di Caravaggio è ancora un mistero

Dopo quasi sessant’anni non sappiamo chi abbia rubato la tela, dove si trovi né se sia stata distrutta

La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Caravaggio, rubato la notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai recuperato
La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Caravaggio, rubato la notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai recuperato
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Negli ultimi giorni il furto di quattro opere di Antonello da Messina è stato accostato a un altro famosissimo caso avvenuto in Sicilia: quello della Natività di Caravaggio, uno dei pittori italiani più importanti di tutti i tempi, che fu sottratta nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall’oratorio di San Lorenzo, a Palermo. È uno dei misteri più noti e discussi della storia dell’arte: l’FBI l’ha inserito tra i dieci furti di opere d’arte più eclatanti di sempre e ancora irrisolti.

La tela a olio, risalente al 1600 circa, era alta 268 centimetri e larga 197. Al centro della scena c’erano la Madonna e Gesù, attorno ai quali Caravaggio aveva raffigurato san Giuseppe, san Francesco d’Assisi e san Lorenzo, con un angelo sospeso sopra di loro. Per portarla via i ladri la tagliarono lungo i bordi con un taglierino, separandola dalla cornice e lasciando il telaio vuoto. La chiesa era priva di qualsiasi sistema di sicurezza e il furto fu scoperto solo nel pomeriggio del 18 ottobre, quando una custode si accorse della sua scomparsa; ma a quel punto era troppo tardi.

Nel tempo la vicenda è entrata nell’immaginario collettivo, anche grazie al successo di una serie di prodotti culturali: tra le altre cose ha ispirato il famoso racconto di Leonardo Sciascia Una storia semplice, l’omonima trasposizione cinematografica del 1991, vari documentari e uno sceneggiato della RAI. Il caso è stato seguito da autorità italiane e straniere, ma dopo quasi sessant’anni non sappiamo chi abbia sottratto la tela, né dove si trovi o se sia stata distrutta.

Un avviso del comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale sul furto della Natività di Caravaggio del 1969

Secondo diverse ipotesi investigative, basate su testimonianze più o meno romanzate di diversi collaboratori di giustizia, la Natività potrebbe essere in possesso della criminalità organizzata siciliana.

Salvatore Cangemi, che iniziò a fornire informazioni alla magistratura nel 1993, raccontò che il quadro veniva esposto come un simbolo di potenza durante le riunioni dei boss mafiosi di Cosa Nostra.

Nel 2009 invece Gaspare Spatuzza disse che a un certo punto la Natività entrò in possesso dei Pullarà, un’influente famiglia mafiosa di Palermo: stando alla sua ricostruzione fu nascosta in una stalla poco fuori dalla città, ma poi venne rosicchiata dagli animali selvatici. Altre ipotesi menzionano la distruzione dell’opera a causa di un incendio.

Una delle testimonianze più recenti è del 2017, quando il collaboratore di giustizia Gaetano Grado ne parlò davanti alla commissione antimafia, l’organo del Parlamento che vigila e indaga su questioni che riguardano la criminalità organizzata. Grado disse che dopo un paio di giorni dal furto il dipinto di Caravaggio finì nelle mani di Tano Badalamenti, uno dei capi più influenti di Cosa Nostra e della cosiddetta Pizza Connection, il traffico internazionale di eroina degli anni Settanta negli Stati Uniti gestito dalla Sicilia.

Secondo la versione di Grado, Badalamenti vendette l’opera a un mercante d’arte svizzero, facendogliela recapitare nascosta in un camion per la frutta. Una volta entrato in possesso della tela il mercante l’avrebbe fatta tagliare in quattro parti, nella speranza di renderne più facile la vendita sul mercato nero.

Anche questa versione però non è stata considerata attendibile. Nel 2019 l’esperta di conservazione dei Beni culturali Alessandra Coruzzi disse al Sole 24 Ore che è «difficile credere che sia stato possibile rendere vendibile un dipinto sezionato». Secondo Coruzzi però «si può effettivamente pensare alla suddivisione in parti affinché venisse nascosta nel tempo».

– Leggi anche: Che senso ha rubare qualcosa che non si può rivendere?

Negli anni sono stati scritti diversi saggi dedicati al furto. Nel 1984 il giornalista e storico britannico Peter Watson raccontò nel libro The Caravaggio Conspiracy di essersi infiltrato nel mercato clandestino dell’arte fingendosi un acquirente, riuscendo a ottenere un appuntamento con un mercante che sosteneva di essere in possesso della Natività. L’incontro fu fissato a Laviano, in provincia di Salerno, per la sera del 23 novembre 1980, ma saltò a causa del terremoto che colpì l’Irpinia proprio quel giorno. La ricostruzione di Watson fu successivamente verificata dagli inquirenti, che però non riuscirono a provare che la tela fosse davvero quella di Caravaggio.

Nel 2012 il saggista Luca Scarlini ricostruì altre ipotesi nel libro Il Caravaggio rubato. Mito e cronaca di un furto. Una di queste era collegata allo storico dell’arte Raffaello Causa, che nel 1984 raccontò di aver saputo da un restauratore che la Natività era conservata in una villa nei dintorni di Palermo, appartenente a un collezionista. Causa aveva fornito le sue informazioni alle autorità che però «per motivi non dichiarati, avevano deciso di non intervenire in alcun modo», scrisse Scarlini. Morì pochi mesi dopo.

Nell’oratorio di San Lorenzo dal 2015 è presente una copia della Natività, commissionata da Sky Italia e realizzata dal laboratorio di Madrid Factum Arte.