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  • Domenica 16 agosto 2026

Il Marocco ha ricordato che la frontiera di Ceuta dipende da lui

Sabato ha bloccato una nuova e più limitata mobilitazione di persone migranti verso l'exclave spagnola mostrando di averne le capacità, se vuole

Agenti delle forse di sicurezza marocchine sorvegliando una collina a Fnideq, il 15 agosto
Agenti delle forze di sicurezza marocchine sorvegliano una collina a Fnideq, il 15 agosto (AP Photo)
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Sabato le forze di sicurezza marocchine, dispiegate in gran numero, hanno respinto con la forza un nuovo e più contenuto tentativo di persone migranti di raggiungere l’exclave spagnola di Ceuta, che si trova sulla sponda africana dello stretto di Gibilterra, circondata dal Marocco. Anche se le persone respinte sabato erano poche centinaia, e non le decine di migliaia entrate e poi uscite nel giro di poche ore a fine luglio, il Marocco ha dimostrato che ha i mezzi per gestire la frontiera, e che la differenza la fa la volontà politica.

In questo caso, il governo marocchino voleva mostrarsi sollecito, mentre per settimane aveva cercato di sminuire il ruolo avuto nella crisi migratoria di circa due settimane fa.

La nuova mobilitazione di persone migranti è stata più semplice da gestire anche perché era attesa, visto che in vari gruppi social marocchini erano circolati messaggi che indicavano la data del 15 agosto per un nuovo tentativo di entrare a Ceuta. Si era preparata anche la Spagna, posizionando una nuova barriera galleggiante, che alla fine però non è servita.

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Le forze di sicurezza marocchine hanno intercettato i migranti, in maggioranza di paesi dell’Africa subsahariana, sulle alture di Fnideq, l’ultima località marocchina a sud del varco di frontiera di El Tarajal. Lo hanno fatto con un’operazione scenografica – il governo voleva che si notasse – in cui gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni e caricato i migranti, che sono stati seguiti da droni ed elicotteri mentre arretravano.

Il Marocco ha inoltre espulso i giornalisti di RTVE ed EFE, rispettivamente la tv pubblica e la principale agenzia di stampa spagnole, che stavano filmando l’operazione e gli scontri a Fnideq. La polizia marocchina ha poi comunicato di avere intercettato quasi 300 persone e di averne arrestate 61 accusate di avere organizzato la mobilitazione. Un dispiegamento di sicurezza simile si è visto fuori da Melilla, l’altra exclave spagnola circondata dal territorio marocchino, più a est.

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Oltre a istituire posti di blocco e a rafforzare i controlli, nei giorni scorsi il Marocco aveva bloccato le partenze di bus e treni da alcune città verso la zona di Ceuta. Aveva anche avviato decine di procedimenti penali contro i presunti responsabili della crisi di fine luglio, con l’intento di scaricare su di loro la responsabilità di quanto accaduto. Il Marocco aveva avuto quantomeno un ruolo passivo, permettendo la crisi o addirittura facilitandola. Diversi migranti avevano raccontato ai giornalisti di essere stati spinti a entrare a Ceuta proprio dalla polizia marocchina.

Mentre l’estrema sinistra e l’estrema destra spagnole se la prendevano con il Marocco, il governo del primo ministro Socialista Pedro Sánchez è stato cauto, anche perché sapeva di avere bisogno della sua collaborazione, com’è stato evidente sia sabato sia durante una precedente crisi nel 2021.

Una delle principali ipotesi sulla crisi di fine luglio è che il Marocco volesse dare un avvertimento alla Spagna sulla questione del Sahara occidentale, cioè l’ampio territorio non autonomo a sud del Marocco, rivendicato da decenni e occupato in buona parte dal Marocco. La Spagna infatti è in una specie di triangolazione con l’Algeria, rivale del Marocco: sebbene in questi anni si sia avvicinata alle posizioni marocchine, il Marocco non aveva gradito alcune sue mosse recenti, a partire dalla visita di stato di Sánchez in Algeria.

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