La “legge Bove” sul primo soccorso è bloccata
È sostenuta da tutti i partiti e costa poco, eppure il governo non trova i soldi: se n'è lamentato anche Edoardo Bove
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Da ormai più di due mesi viene rimandata la discussione del disegno di legge sul primo soccorso che prende il nome da Edoardo Bove, calciatore che ha giocato per anni in Italia e oggi è al Watford, nella seconda serie inglese. Bove ebbe un arresto cardiaco in campo il primo dicembre 2024, quando giocava nella Fiorentina, in una partita del campionato italiano contro l’Inter: si salvò anche grazie a un rapido intervento dei soccorsi.
Il testo della legge è all’esame della commissione Istruzione del Senato (le commissioni sono gli organi che analizzano e modificano i testi di legge prima che vengano votati in parlamento). I componenti della commissione però non possono votare emendamenti, se prima serve un parere sulle coperture economiche dalla commissione Bilancio, a cui manca a sua volta l’approvazione del governo. Dietro al blocco c’è una questione di soldi, non molti per la verità.
Il disegno di legge interviene proprio per promuovere le azioni di primo soccorso che chiunque, anche personale non medico, può compiere per aiutare una persona colpita da un malore. Non riguarda solo l’ambito sportivo: la legge prevede più formazione nelle scuole e nelle università sull’uso dei defibrillatori e sgravi fiscali per incentivarne l’acquisto. Il defibrillatore (DAE) è un dispositivo che resetta il ritmo cardiaco alterato per consentire al cuore di ripartire correttamente. A questo si affianca il massaggio cardiaco, fondamentale per pompare il sangue e garantire la necessaria ossigenazione degli organi vitali.
Il ritardo della discussione è anomalo anche perché il testo della legge non è dibattuto: è stato scritto con il contributo di tutti i partiti politici unendo due proposte precedenti presentate una dalla Lega e l’altra da senatori di Azione (tra cui il segretario Carlo Calenda), Forza Italia e Partito Democratico (tra cui il noto medico Andrea Crisanti). Il disegno di legge venne presentato a novembre del 2025.
La commissione Istruzione lo sta peraltro discutendo in quella che viene chiamata “sede redigente”: una procedura più snella e rapida, usata spesso per le leggi su cui c’è ampio consenso politico. In questo caso, la commissione vota i singoli articoli e gli emendamenti, mentre il Senato si esprime direttamente sul testo finale.

Un defibrillatore installato accanto a un campo da calcio di Torino, 3 maggio 2017 (Marco Alpozzi/LaPresse)
Servirebbero 5 milioni di euro all’anno per finanziare la legge, in particolare per la riduzione dell’Iva sui defibrillatori, dal 22 al 5 per cento, ma il governo non si è ancora impegnato a garantirli (è il ministero dell’Economia che dovrebbe prevederli nei bilanci annuali). 5 milioni sono una cifra contenuta, rispetto alle spese annuali dello Stato (ogni anno circa mille miliardi di euro), ma stanno comunque tenendo tutto in stallo: senza le coperture la commissione Bilancio – che esamina i provvedimenti con un impatto sui conti pubblici – non può dare il parere sul disegno di legge; e senza il parere della commissione Bilancio, la commissione Istruzione non può proseguire l’analisi del testo.
Il disegno di legge prevede tra le altre cose che le scuole superiori dovranno inserire nella formazione sulla sicurezza sul lavoro già prevista anche ore di insegnamento dedicate al primo soccorso. Prevede poi l’obbligo di fare regolare manutenzione sui defibrillatori, e di renderli sempre accessibili e funzionanti, per chi per legge deve dotarsene: per esempio le società sportive.

Massaggio cardiaco effettuato su un manichino durante un corso di primo soccorso (Bernd Thissen/dpa via ANSA)
Da quest’anno Bove ha ripreso a giocare nella seconda serie inglese anche perché in Italia non può: a seguito dell’arresto cardiaco gli è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo, il cui utilizzo è vietato nel calcio professionistico italiano. Negli ultimi due anni si è molto speso per aumentare la cultura del primo soccorso in Italia, promuovendo in prima persona il disegno di legge. A proposito del fatto che ora sia tutto bloccato ha detto a Repubblica:
Io non voglio fare polemica, la politica non è il mio campo. Però mi chiedo: quanto vale una vita umana? Il primo soccorso è questione di attimi. Se non si interviene nei primi 20-60 secondi, la persona rischia di riportare danni cerebrali. È difficile stabilire le priorità su dove posizionare i soldi: sicuramente non è il mio compito, però è frustrante pensare che si rischia di buttare tutto il lavoro fatto.



