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  • Venerdì 14 agosto 2026

La Romania ha spento la sua unica centrale nucleare per la secca del Danubio

E non è l'unico paese europeo ad avere problemi con la produzione di energia elettrica causati dalla siccità

Il Danubio vicino a Izvoarele, in Romania, 3 agosto 2026 (AP Photo/ Vadim Ghirda)
Il Danubio vicino a Izvoarele, in Romania, 3 agosto 2026 (AP Photo/ Vadim Ghirda)
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La Romania ha spento l’ultimo reattore nucleare della centrale di Cernovada, l’unica nel paese, per via dei livelli di acqua troppo bassi nel Danubio causati dalla siccità. La Romania non è l’unico paese ad avere problemi con la produzione di energia elettrica: in Europa diversi paesi hanno dovuto chiudere i propri impianti o ridurne le attività per via della scarsità delle piogge di queste settimane e delle ondate di calore, sempre più frequenti. Tra questi c’è anche l’Italia.

L’acqua viene utilizzata per i sistemi di raffreddamento dei reattori. Prima di arrivare allo spegnimento completo, le autorità romene avevano tentato altre misure: per esempio avevano compiuto esplosioni controllate nel letto del fiume per smuovere un affioramento roccioso e favorire il fluire dell’acqua. Non erano state sufficienti.

In tempi normali, la centrale di Cernavoda produce circa un quinto dell’energia elettrica romena: ora dovrebbe rimanere chiusa almeno per i prossimi 10 giorni. Il ministro dell’Energia, Sebastian Burduja, ha invitato la popolazione a ridurre i consumi, mentre la Romania tenta di coprire il buco di produzione tramite fonti alternative e importazioni. Le grosse aziende automobilistiche Dacia e Ford hanno già detto che interromperanno la produzione fino al 19 agosto per risparmiare sui consumi.

La secca del Danubio ha influito anche sulla produzione di elettricità in Ungheria, Bulgaria e Slovenia.

A inizio agosto l’Ungheria temeva di dover spegnere la sua unica centrale nucleare operativa, quella di Paks, che in condizioni normali produce circa il 40 per cento del fabbisogno di energia elettrica del paese. L’operazione era stata infine rimandata perché il fiume aveva mantenuto un livello sufficiente. Sono iniziati però i lavori per la costruzione di una diga che dovrebbe innalzare il livello dell’acqua del Danubio di fronte all’impianto di Paks di circa un metro. Il progetto potrebbe non essere completato prima della fine dell’estate.

L’esplosione programmata nel Danubio per favorire il flusso di acqua, Izvoarele, Romania, 3 agosto 2026 (AP Photo/Andreea Alexandru)

In Italia, dove non ci sono centrali nucleari ma idroelettriche, la carenza di acqua nel Po ha portato alla sospensione della produzione nella centrale idroelettrica di Isola Serafini, pochi chilometri a sudovest di Cremona. Secondo i dati dell’Osservatorio sugli utilizzi idrici dell’area del Po, a Cremona il fiume sta avendo una portata di 193 metri cubi al secondo contro una media di 602, e c’è una grande scarsità di acqua anche nei laghi prealpini che lo alimentano, in particolare nel lago Maggiore.

In Francia, che invece produce il 70 per cento del proprio fabbisogno di energia da centrali nucleari, la scarsità di acqua insieme alle alte temperature ha portato allo spegnimento di sei reattori in tutto il paese. Anche le ondate di calore influiscono sulla produzione di energia elettrica, perché le aziende sono costrette a spegnere i reattori per evitare di scaricare ulteriore acqua calda in un sistema già surriscaldato.

C’è poi un altro problema legato alle temperature: l’acqua più calda favorisce la proliferazione delle meduse. Nel nord della Francia nella centrale nucleare di Gravelines le attività si sono dovute fermare lo scorso 10 agosto perché un banco di meduse aveva intasato i sistemi di pompaggio dell’acqua: da allora sono parzialmente riprese ma sono attualmente attivi solo tre reattori su sei.