La storia dei genitori che per errore hanno avuto una figlia con l’embrione di altri
È successo in un ospedale di Napoli più di un anno fa, in un modo simile alla recente vicenda del San Raffaele di Milano
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Una coppia di Napoli (un uomo e una donna) ha reso pubblico il fatto di avere avuto a giugno del 2025 una figlia con l’embrione di un’altra coppia, che era stato impiantato nella donna per errore nel centro di fecondazione assistita dell’ospedale San Paolo. È una vicenda simile a quella avvenuta a fine luglio all’ospedale San Raffaele di Milano, dove però i responsabili del centro si erano subito resi conto dell’errore e avevano interrotto il processo dell’impianto per impedire l’avvio di una gravidanza.
Non si sa perché a Napoli invece non sia successo, né cosa di preciso abbia causato l’errore.
Del caso di Napoli ha parlato con alcuni giornali l’uomo della coppia, che ha detto di aver voluto rendere pubblica la loro storia soltanto ora perché in un anno lui e la moglie non avevano più saputo niente dei loro cinque embrioni conservati nel centro. «L’Asl è scomparsa, non ci ha detto niente», ha detto (l’Asl è l’Azienda sanitaria locale). Il timore della coppia era che i loro embrioni fossero stati impiantati in altre donne, e che quelle donne avessero poi partorito i loro figli biologici senza saperlo, com’è successo a loro. Giovedì con una nota l’Asl Napoli 1 Centro ha assicurato che non c’è stato uno scambio di embrioni, quindi nessun embrione della coppia è stato impiantato in altre donne.
I centri per la fecondazione assistita sono i posti dove vengono eseguite tecniche che permettono di avere figli a chi non riesce a concepire con un rapporto sessuale, come le fecondazioni in vitro, cioè l’unione di ovuli e spermatozoi per ottenere l’embrione da trasferire nell’utero di chi porterà avanti la gravidanza. Nei laboratori di embriologia dei centri, dove si maneggia il materiale biologico, ogni passaggio viene eseguito in modo rigoroso: c’è sempre una persona che svolge le procedure e un’altra che controlla ogni azione.
Questo modo di procedere permette per esempio di verificare in ogni fase che i dati delle provette contenenti gli embrioni corrispondano a quelli delle donne in cui devono essere impiantati.
Errori come quelli avvenuti a Napoli e al San Raffaele sono molto rari: possono capitare per una concatenazione di eventi imprevisti, che per una serie di ragioni sfuggono al doppio controllo. Esistono però sistemi di controllo umano e tecnologico che provano a ridurre ulteriormente le già limitate occorrenze degli incidenti (si parla di un caso ogni 10mila-12mila cicli di fecondazione assistita). Ce ne sono diversi, ma non sono obbligatori: servono a migliorare la tracciabilità e la sicurezza durante tutte le fasi di manipolazione del materiale biologico, anche se il controllo umano resta fondamentale.
– Leggi anche: Come funzionano i controlli nei centri di fecondazione assistita
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, la coppia di Napoli aveva iniziato una procedura di fecondazione assistita al San Paolo nel 2024, dopo che nello stesso anno un precedente impianto di embrione non aveva portato a una gravidanza. Non è anomalo: di solito le procedure di fecondazione assistita richiedono del tempo e più di un tentativo, il che comporta costi elevati per chi le intraprende visto che la maggior parte dei centri sono privati e un singolo ciclo costa più di cinquemila euro.
Al momento dell’impianto dell’embrione, stando a quanto emerso finora, nessuno si sarebbe accorto dell’errore (come invece è successo al San Raffaele nel giro di poche ore). L’uomo ha raccontato che lui e la moglie si sono resi conto che c’era qualcosa di anomalo dopo la nascita della bambina, avvenuta a giugno dell’anno scorso: «Nel momento delle dimissioni l’ospedale ci ha comunicato che il gruppo sanguigno di nostra figlia corrispondeva al B. Cosa che ci ha lasciato subito perplessi poiché entrambi siamo appartenenti al gruppo A».
Inizialmente l’ipotesi era che ci fosse stato un errore di trascrizione nella cartella clinica della bambina. Avevano quindi ripetuto l’esame del sangue, e il risultato aveva confermato che il gruppo sanguigno della bambina era il B. Dopodiché avevano fatto il test del DNA, da cui era emerso che loro non erano i genitori biologici: «In altre parole abbiamo scoperto che l’embrione apparteneva ad un’altra coppia», ha detto.
Non si sa se quella coppia sia stata avvisata dell’errore. L’uomo ha detto che lui e la moglie considerano la bambina figlia loro, ma che sono molto turbati e vorrebbero spiegazioni su cosa sia successo. Ha raccontato che dopo la conferma del DNA dall’ospedale si erano scusati, avevano promesso che avrebbero avviato indagini interne e avevano offerto loro un supporto psicologico. Lui e la moglie hanno sporto denuncia: la procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per lesioni colpose, che è in corso.
Per questa vicenda, e in seguito alle ispezioni dei carabinieri del NAS (specializzati nella tutela della salute), il centro per la fecondazione assistita del San Paolo è stato chiuso per oltre un anno. Ha riaperto a inizio agosto. L’Asl 1 Napoli Centro ha detto che in questo tempo ha condotto delle ispezioni interne e ha riorganizzato il centro acquistando anche strumenti tecnologici di supporto alle attività di controllo del materiale biologico.



