Guccini lo trovavi in via Paolo Fabbri 43
Il titolo del suo disco più famoso era anche quello del suo vero indirizzo di casa a Bologna, dove accoglieva fan e amici
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Il disco più famoso del cantautore italiano Francesco Guccini, morto giovedì a 86 anni, ha un titolo che oggi suonerebbe poco in sintonia con le moderne sensibilità sulla privacy: Via Paolo Fabbri 43, come l’indirizzo reale della casa in cui viveva a Bologna e dove rimase fino agli anni Duemila.
Era il posto in cui qualsiasi fan di Guccini poteva sperare di incontrarlo e scambiare due chiacchiere con lui: bastava aspettarlo sotto casa, suonare il citofono oppure recuperare il numero nell’elenco telefonico e chiamarlo, come fece il critico musicale Riccardo Bertoncelli. E riuscirci non era affatto difficile, visto che Guccini era una persona notoriamente disponibilissima, tanto da non farsi alcun problema a rendere pubblico il proprio indirizzo a chiunque.
Fu insomma un’involontaria dimostrazione di antidivismo, e ha innescato una strana forma di turismo musicale che continua ancora oggi. Da giovedì mattina, proprio davanti a quel portone, decine di persone hanno lasciato fiori, biglietti, fotografie e dediche.

Alcune dediche a Guccini in via Paolo Fabbri 43 (Alessandro Ruggeri/ LaPresse)
Guccini andò a vivere in via Paolo Fabbri 43 negli anni Sessanta, quando aveva già lasciato Modena per trasferirsi a Bologna e provare a combinare qualcosa con la musica e con la scrittura.
La via si trova nella Cirenaica, un rione popolare della parte orientale di Bologna, situato fuori dalle mura. Inizialmente si chiamava Via Tripoli, ma nel Dopoguerra fu ribattezzata così in memoria dell’antifascista e partigiano Paolo Fabbri.
Agli inizi del decennio successivo, il periodo in cui Francesco Guccini diventò Francesco Guccini, quella via diventò un viavai continuo di amici. Colleghi cantautori e scrittori facevano spesso capolino nel suo appartamento e rimanevano a chiacchierare con lui fino a tarda sera, ascoltandolo strimpellare e bevendo vino rosso.
La vita movimentata che Guccini conduceva in via Paolo Fabbri 43 è raccontata anche in diversi versi dell’omonima canzone; soprattutto l’ultimo, quello che fa:
Se tutto mi uscisse, se aprissi del tutto i cancelli,
farei con parole ghirlande da ornarti i capelli,
ma madri e morali mi chiudono,
ritorno a giocare da me:
do un party, con gatti e poeti,
qui all’alba in via Fabbri 43!
Già prima che uscisse il disco, a Bologna musicisti e addetti ai lavori sapevano perfettamente dove abitava Guccini. Per dare l’idea, quando ebbe necessità di contattarlo per risolvere una nota schermaglia, il critico musicale Riccardo Bertoncelli non dovette fare altro che trovare il suo numero nell’elenco telefonico, chiamarlo e chiedergli di vedersi. Guccini ovviamente non se lo fece dire due volte. Diversi fan hanno pubblicato resoconti dei loro incontri con Guccini in via Paolo Fabbri 43, a volte raccontandone dettagliatamente gli interni.

Il murales dedicato a Guccini in via San Vitale (Alessandro Ruggeri/ LaPresse)
Guccini visse in via Paolo Fabbri fino al 2012. Da quel momento si trasferì a Pavana, un piccolo comune dell’Appennino tosco-emiliano: continuò a ricevere fan e curiosi anche lì, con la stessa affabilità.



