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  • Giovedì 6 agosto 2026

In Russia l’economia di guerra si sta mangiando tutto

Il settore militare paga salari così alti che le aziende private non riescono a competere ed entrano in crisi

Un manifesto che promuove paghe molto alte per i soldati a San Pietroburgo, settembre 2023 (AP Photo/Dmitri Lovetsky)
Un manifesto che promuove paghe molto alte per i soldati a San Pietroburgo, settembre 2023 (AP Photo/Dmitri Lovetsky)
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L’invasione dell’Ucraina ha sconvolto il mercato del lavoro in Russia. Tra le altre cose ha fatto aumentare eccezionalmente i salari e portato il tasso di disoccupazione al 2 per cento circa, il minimo storico. Sono buone notizie per i lavoratori russi (anche se come vedremo tutto va preso con le pinze), ma sono un problema per l’economia nel suo complesso: le aziende non stanno riuscendo a mantenere il passo dei salari, e anche per questo stanno entrando gradualmente in crisi.

La ragione principale di questi squilibri è che da quando la Russia ha cominciato la sua invasione su larga scala dell’Ucraina, a febbraio del 2022, le forze armate russe e l’industria militare hanno assorbito enormi quantità di persone in età da lavoro. Centinaia di migliaia di persone sono state mandate al fronte, e tantissime sono state uccise. Centinaia di migliaia sono state invece impiegate o cooptate nell’industria militare, per la logistica, la costruzione di armi, la produzione di strumenti e materiali necessari allo sforzo bellico e così via.

Di conseguenza in molti altri settori hanno cominciato a scarseggiare i lavoratori. Per esempio il vice primo ministro Marat Khusnullin ha detto che nel settore dell’edilizia mancano 200mila lavoratori. Se i lavoratori mancano i cantieri non vanno avanti, e questo frena uno dei principali settori dell’economia civile.

In secondo luogo le forze armate e l’industria militare, per incentivare le persone ad arruolarsi e a partecipare allo sforzo bellico, pagano salari eccezionalmente alti per gli standard russi. Nel 2021, quindi nell’anno precedente alla guerra, il salario medio di una persona russa era dell’equivalente di circa 650 euro al mese. Dall’inizio della guerra l’esercito ha cominciato a pagare ai soldati un salario di oltre 2.000 euro al mese, più un ricchissimo bonus di arruolamento che può arrivare a 40mila euro, a seconda delle zone di guerra. Anche i salari dati dalle industrie militari sono generalmente più alti della media.

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Per provare a competere con il settore militare anche le aziende private hanno dovuto cominciare ad alzare gli stipendi. Questo fenomeno è poi stato incentivato dall’aumento dell’inflazione, che ha reso più cari i beni di consumo. In pochi anni i salari sono praticamente raddoppiati: dallo stipendio medio di 650 euro circa nel 2021, oggi sono passati a circa 1.200 euro (anche se il tasso di cambio può variare tantissimo in pochi giorni).

Negli scorsi anni questa situazione ha contribuito a mantenere una certa stabilità sociale in Russia: anche se c’era la guerra e l’inflazione era alta, gli stipendi crescevano a ritmi vertiginosi ed era molto facile trovare lavoro, perché c’era carenza di manodopera, molti cercavano e i datori erano pronti a pagare tanto. La spesa militare, le paghe dei soldati, i bonus e i risarcimenti hanno aumentato fortemente i redditi di molte famiglie, soprattutto nelle regioni più povere e più coinvolte nel reclutamento.

Ora però le cose stanno cominciando a cambiare. In un sistema economico sano, gli stipendi aumentano quando c’è anche un aumento di produttività: il lavoratore produce di più, l’azienda guadagna di più, e di conseguenza paga di più il lavoratore (questa almeno è la teoria, poi le storture possono essere molte). In Russia però gli eccezionali aumenti dei salari sono avvenuti per fattori esogeni, tendenzialmente spinti dalla concorrenza del settore militare.

La produttività non è aumentata, o comunque non al livello dei salari, e quindi le aziende private non riescono più a pagare salari così alti, che continuano a crescere a causa della carenza di manodopera.

Auto in fila per fare benzina a Mosca, 30 giugno 2026 (AP Photo/Pavel Bednyakov)

Le performance finanziarie del settore privato russo sono ormai in calo da tempo, per il problema dei salari e non solo: nel 2025 i profitti delle 28 principali aziende del paese sono calati nel complesso del 30 per cento. Le aziende faticano in alcuni casi anche a pagare gli stipendi promessi, come ha raccontato il Moscow Times, un quotidiano indipendente in lingua inglese. Soltanto nel primo trimestre del 2026 circa 209mila piccole e medie imprese hanno dovuto chiudere, un aumento del 9 per cento rispetto all’anno precedente.

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Non ci sono soluzioni semplici a questa situazione. Elvira Nabiullina, la presidente della Banca centrale russa, ha detto di sperare che i tassi d’interesse molto alti (attualmente al 14 per cento, contro il 2,25 della zona euro) contribuiscano a un ribilanciamento dell’economia verso le aziende più produttive. L’idea è che le aziende più deboli fatichino a finanziarsi, chiudano e che i lavoratori si spostino verso aziende più sane, contribuendo a un aumento della produttività generale e al benessere dell’economia.

Al momento però questo non sta succedendo, e il modo principale per risolvere il problema sarebbe ridurre gli eccezionali incentivi economici concessi dal settore militare. Questo non è pensabile per il regime di Vladimir Putin.

Come sempre quando si parla delle fragilità dell’economia russa, bisogna comunque ricordare che le difficoltà economiche non si traducono immediatamente in crolli politici, o non producono necessariamente effetti sull’andamento della guerra. La Russia può continuare a sostenere economicamente lo sforzo bellico ancora per molto. La differenza è che se prima poteva farlo senza coinvolgere troppo la popolazione lontana dal fronte, ora potrebbe diventare necessario richiederle sempre maggiori sacrifici.