La Camera ha negato l’accesso alle chat di Delmastro
Tra le molte proteste dell'opposizione ha deciso cioè di non renderle accessibili alla procura di Roma, che le chiede da settimane
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La Camera ha negato alla procura di Roma l’autorizzazione ad accedere ad alcune chat del deputato Andrea Delmastro Delle Vedove, uno degli esponenti più in vista di Fratelli d’Italia e fino a marzo anche membro del governo. Secondo la procura quei messaggi sono necessari per l’indagine sul ristorante di cui Delmastro era stato socio insieme alla figlia di un uomo condannato in via definitiva per reati di mafia: lui non è indagato, ma lo scorso marzo si era dimesso da sottosegretario al ministero della Giustizia anche per via di questa inchiesta.
Dal momento che Delmastro è un deputato, l’accesso della procura alle sue chat doveva essere autorizzato dalla Camera, che ha respinto la richiesta con 206 voti a favore e 133 contrari. Il voto era segreto, ma in aula i partiti avevano detto quali erano le loro intenzioni di voto: come prevedibile hanno detto che avrebbero votato per respingere la richiesta i partiti della maggioranza che sostiene il governo, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati; al contrario hanno dichiarato che avrebbero votato per dare accesso alle chat i partiti di opposizione, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e Italia Viva.
Il voto alla Camera è avvenuto in mezzo a una discreta confusione in aula, tra le diverse manifestazioni di dissenso dei parlamentari di opposizione. I deputati del Movimento 5 Stelle hanno cominciato a urlare «fuori le chat», e sono scesi dai loro seggi per andare a sventolare i telefoni sotto i banchi della maggioranza. Quelli di Alleanza Verdi e Sinistra si sono bendati gli occhi, sostenendo che respingere la richiesta della magistratura significherebbe «bendare gli occhi agli italiani». Dopo il voto la seduta è stata sospesa.

I deputati di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, il 5 agosto 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
A questo voto si è arrivati del resto tra molte polemiche: la procedura per autorizzare o respingere la richiesta avrebbe dovuto concludersi a fine luglio, ma ci sono stati diversi rinvii.
La procura vorrebbe leggere i messaggi scambiati tra Delmastro e Mauro Caroccia, ristoratore che attualmente sta scontando in carcere una condanna definitiva per reati di mafia. Grazie a un’inchiesta del Fatto Quotidiano a marzo si era scoperto che Delmastro aveva delle quote del ristorante Bisteccherie d’Italia, a Roma, di proprietà di Miriam Caroccia, figlia di Mauro. Lui disse di non conoscere il padre, ma la sua versione risultò contraddittoria in diversi punti. Per esempio, c’è una foto che ritrae Delmastro proprio insieme a Caroccia.

Andrea Delmastro alla Camera, il 16 giugno 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Molto in sintesi, la procura sospetta che Miriam Caroccia sia stata usata come prestanome del padre per aprire il ristorante, visto che lui dopo la condanna non poteva farlo. Per accertare questa ipotesi, la procura ha sequestrato il telefono di Mauro Caroccia. Lui e la figlia hanno raccontato agli investigatori che esisteva una chat di gruppo per gestire il ristorante, e che ne faceva parte anche Delmastro. Il 25 maggio la procura di Roma aveva quindi chiesto alla Camera l’autorizzazione per accedere ai messaggi ricevuti e inviati da Delmastro.
Secondo la procura le comunicazioni di questa chat sono «indispensabili» per verificare la versione data dai Caroccia e per ricostruire come veniva effettivamente gestita la società proprietaria del ristorante Bisteccherie d’Italia.
Il 22 luglio però la giunta per le autorizzazioni aveva respinto la richiesta della procura. La giunta per le autorizzazioni è un organismo parlamentare che ha il compito di dare un parere in casi come questo: la sua composizione rispecchia gli equilibri parlamentari, e quindi anche lì la destra ha la maggioranza. La decisione era stata molto criticata dalle opposizioni e aveva causato una zuffa al Senato tra i senatori del Movimento 5 Stelle e quelli di Fratelli d’Italia, il partito di Delmastro.
Nella relazione di maggioranza redatta da Pietro Pittalis, di Forza Italia, la richiesta della procura era stata contestata in vari modi: la procura non avrebbe ben spiegato perché l’accesso alle chat sia davvero indispensabile, né adeguatamente specificato le conversazioni da acquisire, i criteri per selezionare i messaggi più rilevanti e il periodo da esaminare. Secondo la relazione, autorizzando l’acquisizione delle chat si sarebbe rischiato inoltre di consentire l’accesso ad altre comunicazioni estranee all’indagine. Infine, sempre secondo la maggioranza, la procura non avrebbe esplicitato perché per l’indagine non siano sufficienti altri strumenti, come l’analisi dei documenti e dei flussi bancari della società.
Le due relazioni di minoranza, elaborate da Federico Gianassi del Partito Democratico e da Carla Giuliano del Movimento 5 Stelle, si erano invece espresse a favore dell’autorizzazione, contestando i vari punti della relazione di Pittalis.

La giunta per le autorizzazioni della Camera riunita per esaminare il caso delle chat di Delmastro, il 4 agosto 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Il 24 luglio l’avvocato di Caroccia aveva depositato in procura le chat tra il suo assistito e Delmastro. Le chat, secondo l’avvocato, chiarirebbero che il vero proprietario del ristorante è proprio Delmastro. Questo però aveva creato un conflitto tra il diritto alla difesa di Caroccia e l’immunità parlamentare di Delmastro: senza l’autorizzazione della Camera la procura non poteva comunque verificare se quello che sostiene l’avvocato di Caroccia fosse vero o falso.
Il 30 luglio la Camera avrebbe dovuto votare sull’autorizzazione, ma quella mattina la procura di Roma aveva inviato nuovo materiale e una nuova richiesta di poter utilizzare quelle chat. Nella lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi aveva ribadito la necessità di esaminare le chat per proseguire con le indagini e detto che anche Delmastro era disponibile a farle vedere. Lo stesso Delmastro, quel giorno, aveva confermato di aver mandato spontaneamente alla procura le sue chat con Caroccia perché non ha «alcunché da nascondere». Senza autorizzazione della Camera però la procura non poteva comunque leggerle.
A causa della lettera di Lo Voi il voto della Camera era stato sospeso. Il presidente della giunta Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, aveva poi detto di voler rendere disponibili le chat ai membri della giunta. La maggioranza che sostiene il governo si era però opposta, e quindi Fontana aveva deciso di chiedere un parere alla giunta per il regolamento della Camera, un altro organo parlamentare che invece si occupa di dare pareri sull’interpretazione dei regolamenti di Camera e Senato.

I deputati del M5S con uno striscione per la vicenda della chat di Delmastro alla Camera, 3 agosto 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Martedì la giunta per il regolamento aveva deciso di rimandare di nuovo alla giunta per le autorizzazioni la decisione su come procedere. Quest’ultima aveva poi votato per non fare altri approfondimenti sulle chat di Delmastro dopo la lettera di Lo Voi, e di sottoporre direttamente la richiesta della procura al voto dell’aula. La decisione della giunta per le autorizzazioni aveva di nuovo suscitato molte proteste da parte dei parlamentari dell’opposizione, e Dori ha ipotizzato di sottoporre la vicenda alla Corte costituzionale.
Mercoledì pomeriggio, prima del voto in aula, il deputato della maggioranza Pietro Pittalis aveva presentato la proposta della giunta per le autorizzazioni di respingere la richiesta della procura, quella su cui poi la Camera ha votato.



