A Pozzuoli ci sono centinaia di sfollati per il terremoto
Che è stato il più forte degli ultimi quarant'anni nell'area dei Campi Flegrei
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A Pozzuoli, vicino a Napoli, centinaia di persone non sono più potute tornare nelle loro case dopo la scossa di terremoto di magnitudo 4.7 che c’è stata venerdì sera nell’area dei Campi Flegrei, la più forte registrata negli ultimi quarant’anni nella zona. Molte di loro stanno aspettando che la loro casa sia ispezionata e dichiarata agibile dai vigili del fuoco che, nonostante siano arrivate squadre provenienti da altre province della Campania, si trovano con decine di interventi ancora in coda: domenica erano 130.
Finora sono state sfollate più o meno 144 famiglie per un totale di circa 320 persone, ma il numero potrebbe cambiare a seconda degli esiti dei controlli dei vigili del fuoco. Nel terremoto sono anche rimaste ferite 26 persone: cinque erano state portate in ospedale e due erano particolarmente gravi, ma le loro condizioni sono in miglioramento.
Per il momento i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibili 10 edifici e 7 attività commerciali, ma decine di palazzine sono state evacuate per sicurezza a Pozzuoli e a Bacoli, poco più a ovest. Tra queste ci sono le abitazioni del parco Olivetti, un comprensorio residenziale molto vicino all’epicentro della scossa, dove abitano 101 famiglie le cui case sono state gravemente danneggiate. Nelle foto si vedono stanze sventrate, muri pieni di crepe e mobili distrutti.
Negli scorsi giorni i carabinieri avevano comunicato ai residenti che non sarebbe stato possibile tornare nelle abitazioni per questioni di sicurezza, ma dopo alcune proteste è stato permesso loro di rientrare solo per recuperare gli oggetti di prima necessità. Il comprensorio era già stato gravemente danneggiato da un’altra scossa di magnitudo 4.4 nel 2024, che anche allora aveva reso inagibili diverse abitazioni.
Subito dopo la scossa di venerdì sera molte persone evacuate sono state accolte nel Palatrincone, il palazzetto dello sport di Pozzuoli, dove la protezione civile ha allestito decine di brandine. Durante la prima notte, quella tra venerdì e sabato, ci hanno dormito circa 150 sfollati. Molti hanno poi trovato autonomamente delle sistemazioni da amici e parenti e domenica il numero di persone ospitate nel palazzetto è sceso a 88, tra cui 17 minori. Alcune famiglie, dopo la prima scossa, hanno trascorso la prima notte nelle loro automobili.
Tra gli edifici ancora in attesa dei sopralluoghi e della messa in sicurezza dei vigili del fuoco ci sono anche alcune chiese, dove le funzioni sono state sospese e i parroci hanno organizzato messe per le strade.
Nel frattempo Federalberghi, la principale organizzazione sindacale degli albergatori, ha messo a disposizione posti letto in alcune strutture alberghiere in convenzione con la regione Campania. Altre sistemazioni sono state messe a disposizione dalla regione nelle residenze dell’Ospedale del Mare, dal comune di Napoli e da alcune strutture ricettive aderenti all’ABBAC, un’associazione che rappresenta i proprietari di bed and breakfast, affittacamere e case vacanze.
In attesa degli stanziamenti dello stato, la Campania ha anche deciso di anticipare un milione di euro per finanziare il contributo per l’autonoma sistemazione (CAS), un sussidio di importo variabile tra 400 e 900 euro (a seconda della grandezza del nucleo familiare) per pagare l’affitto di un alloggio. Per presentare la domanda, però, serve che i vigili del fuoco abbiano già dichiarato inagibile la propria abitazione, quindi chi è ancora in attesa del controllo non può farne richiesta.

Persone evacuate dalle loro case per le strade di Pozzuoli, nella notte tra venerdì e sabato (ANSA/Felice De Martino)
Alla forte scossa di venerdì sono seguite più di 180 nuove scosse di intensità minore: questa successione viene definita sciame sismico. L’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha dichiarato concluso lo sciame sismico domenica verso mezzogiorno.
I Campi Flegrei sono una zona con un’alta intensità di eventi sismici, dovuti alla presenza di diversi vulcani dormienti, cioè che non eruttano da molto tempo, ma che manifestano frequenti segnali di attività come fumarole, deformazioni del suolo e terremoti. Questi vulcani si trovano nella cosiddetta “caldera”, un’area ribassata di forma più o meno circolare dovuta allo svuotamento del magma sottostante dopo grosse eruzioni. Il suolo della caldera si deforma continuamente, si alza e si abbassa: è un fenomeno detto “bradisismo” ed è quello che provoca i frequenti terremoti.
La zona rossa è l’area che in caso di allarme per una possibile eruzione deve essere evacuata preventivamente perché potrebbe essere raggiunta da colate di materiale magmatico. La zona gialla è l’area dove, in caso di eruzione, potrebbero cadere ceneri vulcaniche e da dove per questo la popolazione potrebbe essere momentaneamente allontanata.









