L’esame che ha innescato la protesta degli scarafaggi in India
Era il test di ammissione alla facoltà di medicina, che richiede una preparazione lunga e costosa ed era stato annullato per frode
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La protesta del Partito popolare degli scarafaggi in India, che sabato ha portato alle dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, era cominciata per via di un esame annullato che aveva avuto un enorme impatto sugli oltre due milioni di studenti che l’avevano sostenuto, e che era stata l’ennesima dimostrazione dei problemi e della corruzione del sistema scolastico indiano.
Si era tenuto il 3 maggio scorso e offriva l’ammissione alla facoltà di medicina, attraverso una prova molto complessa che richiede una lunga preparazione che può durare anche anni. È il test d’ingresso per l’università più importante in India, perché dà la possibilità a molte famiglie di accedere a una fonte di introiti che può fare la differenza tra il benessere e la povertà, oltre a garantire il prestigio sociale. I posti però sono pochissimi: solo il 6 per cento delle persone che tentano l’esame entra a medicina.
Una settimana più tardi, il 9 maggio, il governo indiano aveva però annullato l’esame perché era emerso che le risposte al test erano state diffuse in anticipo in un tentativo di frode. Lo aveva quindi riprogrammato per il mese successivo.
Le reazioni all’annullamento sono state in molti casi disperate. Alcuni studenti si sono uccisi quando l’hanno saputo. Uno di loro, Pradeep Kumar, tentava l’esame per la terza volta. La sua storia è stata molto raccontata sui giornali internazionali: per riuscire a pagare i corsi preparatori, suo padre aveva venduto un pezzo di terra che valeva 2,8 milioni di rupie (circa 25mila euro) e aveva preso in prestito 1 milione di rupie (circa 9mila euro) dalla banca.
È comune che le famiglie si indebitino per pagare la preparazione dei figli all’esame. Una delle richieste del Partito degli scarafaggi, accettata sabato dal governo dopo settimane di proteste, era che le famiglie degli studenti che si sono uccisi dopo l’annullamento dell’esame fossero risarcite con l’equivalente di 90mila euro.
Ed è anche comune che il sistema degli esami d’ingresso alle università indiane sia interessato da scandali. L’ente pubblico che organizza gli esami nazionali, la National Testing Agency (NTA), è da tempo criticato per problemi strutturali. Infatti dispone di un organico insufficiente rispetto al numero di prove che gestisce ogni anno e si affida in larga parte a personale a contratto e a servizi esternalizzati. Questo rende più difficile controllare tutte le fasi della preparazione e della distribuzione dei questionari e aumenta il rischio di fughe di informazioni riservate.
A metà maggio il centro per le investigazioni federali indiano aveva fatto sapere che l’esame era stato compromesso da alcuni insegnanti e scuole di preparazione all’esame che avevano venduto a un prezzo molto alto le risposte alle domande del test. Sono state arrestate 13 persone, tra cui un medico e diversi insegnanti. Sul caso era intervenuto anche il primo ministro Narendra Modi dicendo che era consapevole che per milioni di studenti era una notizia molto dolorosa.
Nei giorni successivi all’annuncio dell’annullamento dell’esame si erano tenute manifestazioni che erano andate avanti per diversi giorni. Erano partite nei movimenti degli studenti, accusati di lassismo dal ministro della Giustizia indiano, che li aveva paragonati a “scarafaggi”. In risposta a quell’insulto il 30enne Abhijeet Dipke, laureato alla Boston University, aveva creato per scherzo il Partito degli scarafaggi, che nel giro di poche settimane aveva raccolto moltissimi sostenitori ed era diventato l’animatore principale delle proteste contro i problemi del sistema scolastico; nel frattempo la mobilitazione si era estesa alle grandi città indiane, da Mumbai a Calcutta.

Alcune immagini dal sito e dai profili social del Partito popolare degli scarafaggi
Tra le richieste del Partito degli scarafaggi c’erano proprio le dimissioni di Pradhan, identificato come il responsabile di un ennesimo plateale fallimento del sistema scolastico indiano. Ma le proteste più in generale riguardavano la disoccupazione, la povertà e l’assenza di prospettive per i giovani in India, un paese in cui oltre il 50 per cento della popolazione ha meno di 25 anni.
Il 21 giugno, più di un mese dopo il primo esame, gli studenti indiani avevano sostenuto il nuovo test d’ingresso per l’ammissione a medicina. Le misure di sicurezza erano state inasprite, con molti controlli all’ingresso delle sedi dove si teneva l’esame, e nella settimana precedente era stato bloccato l’accesso alla piattaforma di messaggi Telegram, per evitare infiltrazioni visto che le risposte ai test dell’esame precedente erano circolate proprio lì.
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