Le AI si sono prese anche le sagre
Le locandine sono sempre state brutte, ma adesso sono diventate anche loro “sbobba”
di Pietro Minto
- Condividi
- X
- Regala il Post

Dal 2022 l’account Instagram Sagre Brutte pubblica locandine di sagre ed eventi paesani italiani, che spesso si fanno notare per le illustrazioni o grafiche amatoriali e dall’estetica discutibile. L’intento della pagina è fare ironia ma anche promuovere questi eventi e dare visibilità ai loro manifesti in quanto prodotto tipico e identitario della provincia italiana. Lo slogan è «poster brutti, sagre belle». Esistono altri progetti simili, come Sagre Fluo (specializzato in un certo tipo di locandine, fluorescenti) o il sito A che sagra vado oggi?, che propone ogni giorno una sagra italiana.
Negli ultimi anni, però, il lavoro di chi cataloga questi contenuti è cambiato radicalmente, perché sempre più spesso la realizzazione di locandine promozionali per le sagre è delegata ai sistemi di intelligenza artificiale generativa. Lo scorso giugno il profilo Instagram SagreFVG, che promuove sagre in Friuli Venezia Giulia, ha pubblicato un post su questo «preoccupante trend», che si concludeva così: «Capiamo tutto, certo. Poco tempo, pochi soldi. Ma ecco, erano più belle quelle brutte».
Anche Lucrezia Cortopassi, amministratrice di Sagre Brutte, preferisce i manifesti vecchio stile: «Quelli erano veri, avevano un autore, delle scelte, per quanto discutibili. C’erano font improbabili, palette di colori improponibili, errori ortografici, i loghi degli sponsor piazzati a caso. Però tutto quel caos aveva un’anima».
Non riguarda solo l’Italia. Nelle ultime settimane sono diventati virali diversi post critici nei confronti di chi usa le AI per promuovere eventi o attività commerciali. Secondo queste critiche le AI starebbero trasformando una proposta varia, per quanto raffazzonata, in un calderone di contenuti tutti uguali o slop, cioè sbobba, come vengono detti i contenuti generati in massa con le AI.
Nonostante il progresso dei sistemi di intelligenza artificiale permetta ormai di generare immagini e video molto accurati, riconoscere una locandina fatta con le AI è tutto sommato semplice. Spesso infatti questi manifesti presentano elementi ricorrenti: quelli più diffusi, ad esempio, hanno lo sfondo nero, grandi scritte con effetto pennello e l’aspetto patinato tipico delle immagini generate automaticamente, oltre che un generale ordine e allineamento degli elementi che li compongono.

Da un post su Facebook di Zakkai Rayne Morningstar, critico nei confronti delle locandine fatte con l’AI
Secondo Cortopassi, «le locandine generate con le AI appartengono a un’altra categoria di “brutto”», proprio perché sono tutte uguali, indipendentemente dalla sagra o dal paese. «Non c’è più errore umano, quindi non c’è più identità: il risultato, paradossalmente, è che la locandina brutta fatta a mano finisce per essere più autentica, e spesso più efficace, di quella che ci sembra “perfetta”, prodotta dall’AI». Per questo motivo, Sagre Brutte ha scelto di non pubblicare locandine di questo tipo: «È quasi comico, abbiamo sempre deriso le locandine fatte male, e adesso ci troviamo a difenderle».
La contrarietà all’uso delle AI nelle locandine delle sagre paesane è parte di un fenomeno ben più ampio, che interessa anche alcuni dei marchi più grandi del mondo. Coca-Cola, ad esempio, negli ultimi anni ha realizzato degli spot natalizi con le AI, venendo molto criticata online. Nel caso delle multinazionali le critiche però sono altre: riguardano principalmente il fatto che tolgano lavoro ad agenzie e professionisti del settore creativo, e spesso con risultati peggiori.
Nel caso delle locandine delle sagre, è difficile calcolare l’impatto che l’utilizzo delle AI può avere su grafici e freelance: prima gli organizzatori di eventi simili si affidavano in molti casi a parenti o amici disposti a lavorare per pochi soldi, se non proprio gratis. Non stupisce quindi che molti di loro oggi utilizzino le AI. Il problema riguarda più che altro la reputazione di alcuni di questi eventi, visto che una parte del pubblico non accetta l’utilizzo delle AI e le considera quasi una negazione del loro spirito genuino originario.
Non tutti però concordano. C’è anche chi considera questi strumenti convenienti e pratici, e quindi non problematici. Anche per questo, il panorama delle sagre paesane sembra diviso tra chi ancora utilizza l’estetica classica e chi è passato alle AI; in parallelo, spiega Cortopassi, ci sono anche delle sagre che sono cresciute molto e hanno assunto un grafico per curare la loro comunicazione in modo professionale.
La vecchia estetica del volantino da sagra in tutto questo è tutt’altro che superata. Da anni alcuni designer hanno cominciato a recuperarla, spesso in chiave ironica, per usarla in contesti anche sofisticati. Nel 2025 Too Good To Go, la multinazionale dietro la app che permette di acquistare le eccedenze alimentari di supermercati e negozi, ha organizzato la prima Sagra degli Avanzi con un manifesto fluorescente ispirato a quello degli eventi paesani. Durante la Design Week di quest’anno, Dropcity Milano, un centro dedicato ad architettura e design, ha organizzato Very Simple: Sagra, una festa che sia nel nome che nel design (per quanto evidentemente curato) richiamava la tradizionale estetica delle sagre italiane.
Secondo Michele Galluzzo, graphic designer e ricercatore, la diffusione delle AI nelle locandine delle sagre rappresenta una perdita notevole per il folklore locale. Perché la cosiddetta “grafica vernacolare”, cioè non professionale e popolare, ha un suo valore ed è fatta anche di proposte discutibili e tecnicamente sbagliate.



