Una misura che sta andando alla grande contro l’evasione fiscale
In pochi mesi l'abbinamento tra pos e registratori di cassa ha fatto emergere più di 9 miliardi di euro
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Secondo stime rese note dal Sole 24 Ore nei primi sei mesi di quest’anno sono emersi 9,1 miliardi di euro di transazioni commerciali che prima avvenivano in nero, un risultato ragguardevole e ottenuto con una misura molto semplice per contrastare l’evasione fiscale. È l’abbinamento automatico tra registratori di cassa e pos, che di fatto obbliga l’esercente a emettere lo scontrino ogni volta che riceve un pagamento con carta.
Funziona così: tramite uno specifico portale dell’Agenzia delle Entrate viene associata la matricola del registratore telematico ai dati identificativi del pos, con un collegamento “virtuale” e non fisico, quindi senza cavi. È una soluzione immediata e di facile applicazione, senza costi per gli esercenti visto che il registratore telematico e il pos sono già obbligatori.
Dal 2022 c’è infatti l’obbligo per gli esercenti di accettare i pagamenti elettronici, ma di per sé l’obbligo non costringeva a fare lo scontrino: era solo un disincentivo perché i pagamenti elettronici sono di per sé più tracciabili e dunque più difficili da nascondere al fisco in caso di controllo. La nuova misura, fa un passaggio ulteriore perché grazie all’abbinamento tra pos e registratore di cassa l’Agenzia può ora confrontare in automatico gli incassi con gli scontrini, e se non quadrano i conti il sistema segnala un’anomalia che può portare a un controllo. Ha dunque reso ancora più rischioso non fare lo scontrino in caso di pagamento con la carta (mentre non risolve niente in caso di pagamento in contanti, che non sono tracciabili).
Questa misura, introdotta dal governo con la legge di bilancio del 2025, è in vigore da gennaio, ma è diventata pienamente operativa solo a marzo. Eppure ha già dato risultati eccezionali perché colpisce una delle categorie che in assoluto hanno modo di evadere di più, cioè esercenti e professionisti.
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L’Agenzia delle Entrate aveva calcolato che al 15 maggio scorso il meccanismo aveva fatto emergere 115 milioni di scontrini in più e una base imponibile aggiuntiva di 5,3 miliardi di euro. Alcune stime raccolte ed elaborate dal Sole 24 Ore hanno esteso i dati a fine giugno: solo in un mese e mezzo (da metà maggio a fine giugno) la base imponibile emersa è stata di 3,8 miliardi di euro, con 45 milioni di scontrini in più.
Il totale porta a circa 9,1 miliardi di euro e 160 milioni di scontrini: sono ricavi che altrimenti non sarebbero stati dichiarati e su cui ora lo Stato potrà incassare le tasse. Il risultato finale è che aumenta il cosiddetto gettito fiscale, cioè le entrate dello Stato tramite la tassazione di persone e aziende.

(AP Photo/Emilio Morenatti)
Secondo le stime del Sole 24 Ore tutte queste nuove transazioni hanno generato IVA aggiuntiva per 1,6 miliardi di euro. L’IVA è l’imposta sui consumi e nel 2025 lo Stato ha incassato 185 miliardi di euro: se quest’anno dovesse incassare 3,2 miliardi in più (quindi la stima del Sole estesa a tutto l’anno), otterrà un 1,7 per cento aggiuntivo con una misura di fatto a costo zero.
In effetti dall’ultimo bollettino del ministero dell’Economia sulle entrate tributarie, che con i dati arriva fino a maggio, si vede che gli incassi dell’IVA derivanti dalle transazioni interne (quindi che non tengono conto delle importazioni dall’estero) sono aumentati del 3,1 per cento rispetto allo scorso anno. Una parte di questo aumento si potrebbe spiegare con l’aumento generale dei prezzi in questi mesi di alta inflazione: se aumenta il prezzo della merce venduta, aumenta in modo proporzionale anche l’IVA da pagare.
Ma è possibile che sia già visibile un contributo del nuovo abbinamento tra registratore di cassa e pos, visto che gli aumenti più evidenti sono stati proprio nei settori dove potrebbe aver avuto più successo, come il commercio al dettaglio. In ogni caso bisognerà aspettare ancora un po’ per vedere gli effetti sui numeri definitivi, perché il pagamento dell’IVA allo Stato da parte delle aziende non è simultaneo, ma avviene con qualche mese di ritardo.
Bisognerà aspettare per vedere gli effetti di questa misura anche per altre due imposte, cioè l’IRES e l’IRPEF. Sono le imposte sui redditi rispettivamente delle società e delle persone fisiche, e le dichiarazioni sui redditi di quest’anno non arriveranno prima dell’anno prossimo.
Quella che ha unito il pos e il registratore di cassa è comunque solo l’ultima di una serie di misure fiscali che nascono da un’intuizione tutto sommato semplice, ma che attraverso la tecnologia hanno dato risultati molto soddisfacenti nella lotta all’evasione fiscale, come la fatturazione elettronica, lo split payment (un metodo per facilitare il pagamento dell’IVA allo Stato quando la pubblica amministrazione acquista qualcosa da un’azienda privata), e il già citato obbligo di accettare i pagamenti elettronici.
Lo dimostrano i dati: la propensione all’evasione, cioè la percentuale di imposte evase sul totale di quelle dovute, è passata dal 22,6 per cento del 2014 al 17 per cento del 2023, anno a cui risalgono gli ultimi dati disponibili (le stime sull’evasione sono molto laboriose).
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