Cosa è successo alla manifestazione per Abderrahim Fakir a Bologna

Un gruppo di partecipanti al corteo convocato dal sindaco, in gran parte pacifico, si è scontrato con la polizia

(Guido Calamosca/LaPresse )
(Guido Calamosca/LaPresse )
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A Bologna ci sono stati scontri tra la polizia e un gruppo di manifestanti durante e dopo la manifestazione organizzata per Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine morto mentre due agenti di polizia lo stavano immobilizzando a terra. Alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con idranti e fumogeni; sono state incendiate due automobili e almeno 69 persone sono rimaste ferite: cinque manifestanti e, secondo la questura, 64 membri delle forze dell’ordine.

La manifestazione, in gran parte condotta in maniera pacifica, era stata convocata dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, del Partito Democratico. Dopo gli scontri e i disordini Lepore è stato molto criticato da esponenti della destra per aver convocato la manifestazione, a partire dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che lo ha accusato di aver voluto «trasformare una tragedia in una polemica».

La manifestazione convocata da Lepore era iniziata alle 19 e aveva riempito piazza Nettuno, di fianco a piazza Maggiore, in centro a Bologna. In piazza c’erano stati alcuni interventi, il primo dei quali della nipote di Fakir. Poi è iniziato un corteo, in cui sono stati esposti striscioni che chiedevano giustizia, fotografie di Fakir, fotogrammi del momento in cui è morto e bandiere del Marocco.

A un certo punto un gruppo di manifestanti si è diretto verso piazza Roosevelt, sede della prefettura, dove erano schierati gli agenti, e dopo alcuni momenti di tensione ci sono stati i primi scontri. Gli agenti hanno utilizzato scudi e manganelli per allontanare le prime file di manifestanti, che a un certo punto hanno lanciato bombe carta e bottiglie: a quel punto la polizia ha risposto con idranti e fumogeni per disperderli.

I manifestanti sono infine arretrati dall’area della prefettura e sono tornati verso via Ugo Bassi, la via che va verso piazza Nettuno, dove era iniziato il corteo pacifico. Lì i manifestanti hanno creato una barricata con biciclette e transenne, e hanno lanciato altri oggetti, tra cui sedie di locali lì intorno: la polizia ha risposto con altri idranti e lacrimogeni.

I disordini sono proseguiti fin dopo mezzanotte, e si sono concentrati soprattutto all’incrocio tra via Ugo Bassi e via Indipendenza, la lunga via che collega piazza Nettuno alla zona della stazione ferroviaria: è in questo punto che i manifestanti hanno incendiato due automobili, entrambe del comune di Bologna, oltre a distruggere varie biciclette del servizio di sharing comunale.

Delle 69 persone ferite due, un poliziotto e un manifestante, sono state portate in ospedale, con ferite lievi: le altre sono state medicate sul posto. L’avvocato della famiglia di Fakir, Fabio Anselmo, ha accusato i manifestanti che hanno alimentato i disordini di comportarsi in maniera «criminale» e di dare argomenti a chi vuole «negare verità e giustizia per Fakir».

Nella mattinata di lunedì è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito «inaccettabile» quanto accaduto a Fakir. Meloni ha detto di ritenere «doveroso» che vengano accertate le responsabilità sulla sua morte «col massimo rigore», «senza pregiudizi e senza sconti per nessuno». Poi ha aggiunto che «nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine», e ha detto: «Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro».

Abderrahim Fakir è morto domenica intorno all’ora di pranzo nel quartiere periferico Pilastro, nella parte nord-est di Bologna: la polizia era intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione secondo cui Fakir stava dando in escandescenze e prendendo a calci un garage. Fakir è stato immobilizzato da due agenti, che lo hanno tenuto a terra a pancia in giù per diversi minuti, standogli a cavalcioni rispettivamente sulla schiena e sulle gambe mentre un’altra persona, un civile, gli teneva i piedi.

L’operazione è stata ripresa da un residente, in un video che ritrae Fakir, immobilizzato, gridare e chiedere aiuto per oltre due minuti, per poi restare immobile e non dare più segni di vita: la morte è stata constatata poco dopo. Attorno c’erano operatori del 118 e volontari della Croce Rossa, che non sono intervenuti. La procura ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo in cui sono coinvolte sei persone, i due agenti e quattro operatori sanitari: nonostante l’inchiesta al momento non sono indagati, per effetto di una nuova norma introdotta dal governo.

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