Il disco di Bad Bunny che ha mostrato le profondità del reggaeton

Come il successo di "Debí tirar más fotos" ha cambiato la percezione di un genere a lungo disprezzato e marginalizzato

La copertina di Debí tirar más fotos
La copertina di Debí tirar más fotos
Caricamento player

Prima che Bad Bunny – che ha suonato nel weekend a Milano – diventasse una delle popstar più famose al mondo, il reggaeton era già dagli anni Duemila un fenomeno culturale enorme per il suo paese d’origine, Porto Rico, e più in generale per l’America Latina. Al di fuori di quei contesti però la sua reputazione era perlopiù pessima, legata alle sue espressioni più banali e derivative, nella musica e nei testi, e al fastidio provato da molti per il ritmo ossessivo e sincopato su cui si basa, il “dembow”, che nell’ultimo decennio ha strabordato anche in molto pop occidentale.

Questa immagine del reggaeton è in parte dovuta a pregiudizi, in parte giustificata se riferita a buona parte di quello che è stato ed è tuttora prodotto. Ma le cose sono cambiate molto da quando nel gennaio del 2025 è uscito il sesto album in studio di Bad Bunny, Debí tirar más fotos, che ha mostrato le profondità e le originalità di cui è capace il reggaeton quando viene smontato e vengono rielaborati i suoi legami con le grandi tradizioni della musica caraibica, dalla salsa alla dancehall, dalla bachata al merengue.

Con Debí tirar más fotos Bad Bunny era riuscito infatti a declinare il genere in una chiave particolare, ambiziosa e inattesa, sia musicalmente che dal punto di vista narrativo, senza sacrificare l’orecchiabilità e riuscendo anzi a piazzare quasi tutte le sue canzoni nelle principali classifiche globali. Pochi dischi in tempi recenti hanno avuto un simile successo sia tra il grande pubblico sia tra la critica, anche quella più esigente e scettica verso i grandi fenomeni del pop mainstream.

Debí tirar más fotos è un disco stratificato e ricco di riferimenti. Tiene assieme la storia musicale di Porto Rico, la cui cultura afro-caraibica si esprime ancora oggi nelle feste popolari attraverso i generi della bomba e della plena, e le interpretazioni più contemporanee della musica pop latina e della trap. Le canzoni suonate dall’orchestra, familiari per via della storica popolarità della musica cubana, si alternano a quelle caratterizzate da produzioni più elettroniche, anche se due di quelle che hanno avuto più successo, finendo ovunque e superando il miliardo di ascolti su Spotify, combinano entrambi gli approcci: “NUEVAYoL” e “BAILE INoLVIDABLE”.

La prima in particolare è costruita su un campionamento tratto da “Un Verano en Nueva York”, canzone composta nel 1975 da El Gran Combo de Puerto Rico, un’orchestra di salsa portoricana che non si faceva vedere in giro da un po’ di tempo. Grazie al successo di “NUEVAYoL” la loro musica è tornata di moda, e hanno ricominciato a organizzare concerti in tutta l’America Latina.

La forza che è stata riconosciuta a Debí tirar más fotos dipende anche dal modo in cui racconta la storia e l’identità di Porto Rico: dall’occupazione da parte degli Stati Uniti all’anticolonialismo, dalla gentrificazione al senso di sradicamento degli oltre 5 milioni di portoricani che si sono trasferiti proprio negli Stati Uniti a causa delle difficoltà economiche, delle conseguenze dell’uragano Maria del 2017 e della crisi energetica alla base dei frequenti blackout.

È stato scritto col contributo di Jorell Meléndez-Badillo, docente di storia dell’università di Madison, nello stato del Wisconsin, e autore del saggio Puerto Rico: A National History, che ha aiutato Bad Bunny a contestualizzare meglio le vicende storiche e culturali presenti nel disco. E ha partecipato anche il regista portoricano Jacobo Morales, che compariva nei video promozionali pubblicati prima dell’uscita dell’album. Il suo coinvolgimento ha un forte significato simbolico: Morales è infatti il regista di Lo que le pasó a Santiago, l’unico film portoricano ad aver mai ottenuto una candidatura all’Oscar per il miglior film internazionale.

La struttura di Debí tirar más fotos (che significa “Avrei dovuto scattare più foto”) è insomma quella di un “concept album”, cioè un disco in cui le canzoni sono collegate da un filone narrativo comune. È un formato tipico del rock classico e raramente utilizzato nel reggaeton, che per la sua storia e per il suo rapporto con l’industria discografica si è sempre concentrato perlopiù sui singoli. Una scelta strutturale che, già di per sé, lo rende totalmente anomalo per i canoni del genere.

Debí tirar más fotos non è stato ovviamente il primo tentativo di nobilitare il reggaeton. Dai primi anni Duemila, a Porto Rico e nelle comunità ispaniche degli Stati Uniti musicisti come Vico C e il duo Calle 13 avevano provato a unire il reggaeton a generi come il rock alternativo, il gangsta rap, il jazz, la cumbia, inserendolo all’interno di un più ampio discorso anticolonialista.

Ma il disco di Bad Bunny è riuscito a portare questo tipo di ambizione su una scala completamente diversa. Ha ottenuto fin da subito la considerazione dell’album “sofisticato ma popolare”, che per gli amanti del genere è diventato una sorta di pietra miliare, ma ha convinto anche moltissime persone che, fino a quel momento, avevano guardato al reggaeton con scarso interesse e con tutti i pregiudizi che storicamente lo avevano accompagnato.

L’anno scorso, un paio di settimane dopo la sua uscita, sei delle dieci canzoni più ascoltate al mondo su Spotify provenivano proprio da Debí tirar más fotos e contemporaneamente il disco otteneva una valutazione di 8,8 su 10 su Pitchfork, una rivista molto influente tra chi approccia la musica con un piglio più attento e critico. Alla fine dell’anno sarebbe finito ai primi posti di molte classifiche dei migliori dischi del 2025 della stampa musicale.

Un altro effetto di Debí tirar más fotos è aver accresciuto la reputazione di Bad Bunny come punto di riferimento culturale per le comunità ispaniche che vivono negli Stati Uniti, che hanno visto in lui un simbolo di rivalsa in un momento in cui Trump stava alzando moltissimo il livello di xenofobia e pregiudizio nei confronti delle persone di origini latinoamericane, rendendo la vita molto difficile ai cantanti che vengono dal Messico e dal Sudamerica.

Dopo l’uscita di Debí tirar más fotos, Bad Bunny ha smesso di suonare negli Stati Uniti come forma di solidarietà verso i suoi colleghi ostacolati dalle politiche di Trump. Tra luglio e settembre del 2025 aveva organizzato 30 concerti a San Juan, la capitale di Porto Rico, generando introiti per centinaia di milioni di dollari e portando turisti e visibilità all’isola in cui è nato, che per il resto non se la passa benissimo.

Nel 2026 la sua credibilità di popstar internazionale e il suo radicamento nell’immaginario collettivo sono addirittura cresciuti. A febbraio si era esibito durante lo spettacolo dell’intervallo del Super Bowl (la finale del campionato statunitense di football americano), uno dei momenti di massima visibilità e riconoscimento culturale a cui una popstar possa aspirare, e aveva reso famosa in tutto il mondo la sua “Casita”, la scenografia che ospita personaggi famosi, amici e fan selezionati sul momento, e che più di tutte ha contribuito a rendere l’attuale tour uno dei più commentati e desiderati degli ultimi anni.

Più in generale, Debí tirar más fotos è diventato un prodotto culturale simbolico per tutto un pezzo di mondo che anche per via del suo successo sta vivendo un momento di grande e insperato riconoscimento culturale.

Bad Bunny ha coinvolto nel disco un gran numero di musicisti emergenti provenienti da Porto Rico, tra cui la cantautrice RaiNao (che canta in “Perfumito Nuevo”), Lorén Aldarondo Torres del quartetto Chuwi (“Weltita”) e i Pleneros de la Cresta (“Café con Ron”), che grazie a Bad Bunny sono diventati famosissimi (attualmente superano tutti i 6 milioni di ascoltatori su Spotify).

E da allora altri approcci al reggaeton più originali e inventivi, che fino a un paio d’anni fa rimanevano confinati a micro nicchie di internet interessate alla musica sperimentale, stanno trovando il loro spazio e catturando l’attenzione di critici e riviste che precedentemente li bistrattavano. Negli ultimi due anni è successo per esempio nei casi dei weed420, un gruppo di giovanissimi produttori venezuelani, e soprattutto dei Los Thuthanaka, il duo sperimentale della musicista americana Chuquimamani-Condori e del fratello Joshua Chuquimia Crampton.

– Leggi anche: Il posto che si è preso Bad Bunny