Ci sono oltre 500 persone disperse al largo del Myanmar
Erano perlopiù di etnia rohingya, e viaggiavano su due imbarcazioni che molto probabilmente sono naufragate
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Più di 500 persone che viaggiavano su due imbarcazioni al largo delle coste del Myanmar, nel sudest asiatico, risultano disperse. La gran parte di loro era di etnia rohingya, la minoranza musulmana che subisce sistematiche persecuzioni e vessazioni in Myanmar, e si teme che siano tutte morte. Lo hanno fatto sapere in un comunicato congiunto l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM).
In base a quanto ricostruito finora, entrambe le imbarcazioni erano partite a fine giugno dallo stato di Rakhine, che si trova sulla costa ovest del Myanmar. Una delle due trasportava circa 250 persone, e le comunicazioni con la terraferma si erano interrotte poco dopo la partenza. L’altra invece ne trasportava circa 280 e si crede che sia affondata lo scorso 8 luglio al largo delle coste della regione di Ayeyarwady, nel sud del Myanmar.
Si ritiene che ad aprile altre 250 persone bangladesi e di etnia rohingya siano morte a causa del naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiavano nel mare delle Andamane, a ovest del Myanmar.
I rohingya appartengono a una delle minoranze più perseguitate al mondo. Sono perlopiù musulmani e sono originari del Myanmar, che invece è a maggioranza buddista. Dal 2017, quando l’esercito esercito del Myanmar compì una serie di brutali operazioni militari contro la minoranza, i rohingya fuggirono in massa nel vicino Bangladesh, dove centinaia di migliaia di loro continuano a vivere in condizioni disastrose in campi profughi come quello vicino alla città di Cox’s Bazar. Secondo quanto riferito da IOM e UNHCR, sulle imbarcazioni ci sarebbero state anche persone provenienti da quel campo.
Secondo le organizzazioni, le notizie di questi possibili naufragi evidenziano «l’impatto devastante» di un conflitto che ha comportato lo sradicamento di intere comunità, e della grave situazione umanitaria in Myanmar, peraltro martoriato da una violenta guerra civile. Mostrano anche come a oggi non sia ancora stata trovata una soluzione sostenibile per i rohingya, molti dei quali continuano a intraprendere viaggi pericolosi per sfuggire alle persecuzioni, anche in periodi in cui le condizioni del mare non sono ideali, come questo.
Per IOM e UNHCR le frane e le estese inondazioni che a luglio hanno provocato la morte di decine di persone nei campi profughi del Bangladesh aumentano il rischio di situazioni simili.



