Circa 250 persone bangladesi e di etnia rohingya sono disperse a causa di un naufragio al largo del Myanmar

L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) hanno detto che circa 250 persone sono disperse a causa del naufragio di un’imbarcazione nel mare delle Andamane, a ovest delle coste del Myanmar. Secondo un comunicato congiunto, a bordo c’erano sia cittadini del Bangladesh che profughi di etnia rohingya, la minoranza musulmana originaria del Myanmar che da tempo subisce sistematiche persecuzioni e vessazioni. La barca era partita dal sud del Bangladesh ed era diretta verso la Malaysia, circa 2mila chilometri a sudest: si ritiene che sia affondata a causa dei venti forti, delle onde alte e del sovraffollamento.
I rohingya provengono soprattutto dallo stato di Rakhine, che si trova sulla costa occidentale del Myanmar, un paese a maggioranza buddista, e sono così ostracizzati dalla vita pubblica birmana che dagli anni Ottanta sono stati privati anche del diritto alla cittadinanza. Nel 2017 l’esercito birmano cominciò una violenta campagna di persecuzione contro la minoranza, durante la quale vennero commessi saccheggi, uccisioni indiscriminate e stupri di massa. Interi villaggi furono incendiati e secondo le stime più diffuse oltre 700mila persone rohingya furono costrette a fuggire nel vicino Bangladesh, dove continuano a vivere in campi profughi in condizioni disastrose.
A gennaio alla Corte internazionale di giustizia, che è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite e ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi, è cominciato il processo che dovrà stabilire se il Myanmar ha compiuto un genocidio nei confronti della popolazione.
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