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  • Mercoledì 15 luglio 2026

Gli scioperi dei rider per il caldo

Ci sono cortei a Milano, Firenze e Bologna, per protestare contro la precarietà e la mancanza di tutele di Glovo e Deliveroo

L'assemblea dei rider alla stazione Centrale di Milano, il 10 luglio 2026 (Claudio Furlan/LaPresse)
L'assemblea dei rider alla stazione Centrale di Milano, il 10 luglio 2026 (Claudio Furlan/LaPresse)
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In alcune grandi città italiane sono in corso scioperi dei rider di Glovo e Deliveroo, due tra le principali app di consegna a domicilio in Italia. C’è anche Just Eat, che però ha fatto sapere che i propri rider non aderiranno. A Milano, Firenze sono stati organizzati anche dei cortei. I rider del Piemonte sciopereranno invece domani, giovedì 16 luglio, dalle 10 alle 17. Gli scioperi sono stati proclamati dai sindacati Nidil CGIL locali.

Protestano contro le condizioni in cui devono lavorare in questi giorni di grande caldo, in cui le consegne in bicicletta o in motorino sono particolarmente faticose. Chiedono un’interruzione del servizio nelle ore centrali delle giornate più calde e pericolose per la salute, in linea con quanto prevedono diverse ordinanze regionali e comunali che pure ci sarebbero, ma che nel loro caso non stanno funzionando.

Molte regioni e comuni hanno emanato ordinanze che obbligano i lavoratori più esposti al caldo a fermarsi nelle ore centrali della giornata, tra le 12:30 e le 16, nei giorni in cui è previsto il cosiddetto bollino rosso, cioè il massimo livello di allerta per le condizioni meteo. Sarebbero inclusi anche i rider, eppure questi continuano a circolare per un cavillo: le stesse ordinanze prevedono che i lavoratori possano continuare a lavorare anche in quelle ore se l’azienda li mette in condizione di farlo in sicurezza, cioè grazie all’introduzione di «misure di riduzione del rischio».

Il problema è che su questo le ordinanze sono molto vaghe e non specificano in cosa dovrebbero consistere queste misure. Il risultato è che le aziende le hanno interpretate come volevano e per esempio le piattaforme di consegna a domicilio forniscono ai rider corsi di formazione online sui rischi di lavorare al caldo e danno loro acqua e protezione solare: poi ognuno di loro può scegliere se e quando lavorare.

La scelta non è però del tutto libera, perché i rider non guadagnano una cifra fissa ma la loro retribuzione varia a seconda di quante consegne fanno: se smettono di lavorare per il caldo non consegnano, e dunque guadagnano di meno. I rider hanno infatti con le aziende contratti di collaborazione, senza le tutele dei lavoratori dipendenti. Questo non vale per buona parte dei rider di Just Eat, che invece è assunta. Anche loro hanno una parte del compenso legata al numero di consegne, ma sono tutelati da una paga oraria che spetta loro in ogni caso.

Con gli scioperi i rider chiedono dunque alle aziende che le ordinanze vengano applicate sensatamente, e la garanzia di ricevere comunque i compensi a cui rinuncerebbero fermandosi nelle ore più calde. Lo sciopero ovviamente tiene dentro anche le questioni più ampie del settore, come la richiesta di assumere i rider più assidui.

Giovedì è previsto un incontro al ministero del Lavoro tra i sindacati dei rider e le associazioni di piattaforme, tra cui è in corso da tempo un negoziato per il riconoscimento di maggiori tutele, come le assunzioni e anche la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali, come per esempio la cassa integrazione per il caldo.