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  • Martedì 14 luglio 2026

Trump ha già cambiato idea sul pedaggio nello stretto di Hormuz

Lo aveva annunciato lunedì, ma è durato poco: intanto continuano gli attacchi tra Iran e Stati Uniti, che dicono di aver imposto un blocco navale

Tre ragazzi nelle acque dello stretto di Hormuz vicino alla città iraniana di Bandar Abbas, con una grossa colonna di fumo causata da un'esplosione sullo sfondo, il 13 luglio (Razieh Poudat/ISNA via AP)
Tre ragazzi nelle acque dello stretto di Hormuz vicino alla città iraniana di Bandar Abbas, con una grossa colonna di fumo causata da un'esplosione sullo sfondo, il 13 luglio (Razieh Poudat/ISNA via AP)
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Martedì sera gli Stati Uniti hanno intensificato gli attacchi contro l’Iran attorno allo stretto di Hormuz, che entrambi i paesi ritengono di poter controllare. Le diverse interpretazioni del testo del pre-accordo firmato dai due paesi per negoziare una fine della guerra li ha di fatto portati a interrompere il cessate il fuoco iniziato ad aprile, e segnato l’inizio di nuovi attacchi reciproci, seppur meno gravi di quelli della prima fase della guerra, cominciata con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran lo scorso 28 febbraio.

Intanto, dopo aver criticato per settimane la pretesa del regime iraniano di imporre un pedaggio sulle navi di passaggio nello stretto, lunedì il presidente statunitense Donald Trump aveva detto a sua volta di volerne imporre uno, salvo poi cambiare idea. Per ore non era stato chiaro se il pedaggio statunitense fosse attivo e come avrebbe dovuto funzionare: Trump ha detto di averlo sostituito con «accordi commerciali e sugli investimenti che i vari stati del Golfo faranno negli Stati Uniti».

Per il regime iraniano il controllo sullo stretto è una condizione fondamentale per la fine della guerra. Il comando delle forze armate statunitensi in Medio Oriente (CENTCOM) ha detto che gli attacchi sul territorio iraniano hanno proprio l’obiettivo di limitare il controllo del regime sullo stretto, da cui fino a febbraio passava un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale commerciati nel mondo.

In serata l’agenzia di stampa iraniana IRNA ha riferito di attacchi contro l’isola di Qeshm, la più grande nello stretto di Hormuz, dopo che nella nella notte fra lunedì e martedì le forze armate statunitensi avevano già attaccato sistemi di difesa, risorse navali e siti di lancio di droni e missili in diverse città nel sud del paese, tra cui Bushehr, Chah Bahar e Bandar Abbas. Sempre in serata il CENTCOM ha anche detto di aver imposto un blocco navale nello stretto.

In risposta agli attacchi della notte i Guardiani della rivoluzione, la forza armata più potente dell’Iran, hanno attaccato due petroliere registrate negli Emirati Arabi Uniti, sostenendo che stessero cercando di attraversare lo stretto senza autorizzazione, ignorando gli avvertimenti iraniani, con i sistemi di navigazione spenti e attraverso una rotta minata.

Un marinaio a bordo di una di queste petroliere è stato ucciso, altri otto sono stati feriti e la compagnia petrolifera statale degli Emirati, che gestisce le navi, ha detto che i danni sono stati gravi. In seguito i Guardiani hanno detto di aver attaccato la base militare statunitense di Sheikh Isa, in Bahrein, e quella di Ali al Salem, in Kuwait. L’esercito del Kuwait ha fatto sapere di aver intercettato più di trenta droni e diversi missili, i cui detriti hanno danneggiato alcuni edifici. Negli attacchi sono stati feriti quattro membri della Marina.

Oltre al pedaggio, lunedì Trump aveva già annunciato di voler tornare a bloccare le coste iraniane per impedire i movimenti di qualsiasi nave in partenza o in arrivo, come succedeva prima del pre-accordo. Ha anche detto che sta valutando di colpire un importante sito nucleare che finora non è mai stato attaccato: quello che in inglese è noto come Pickaxe Mountain (in farsi Kuh-e Kolang Gaz La), e si trova vicino a quello più noto di Natanz.

– Leggi anche: In Iran le parti più estremiste del regime stanno sabotando ogni accordo