Cosa vuol dire che “Odissea” è il primo film girato tutto in IMAX 70 mm

E perché chi andrà al cinema in Italia non potrà vederlo nel modo in cui è stato pensato

(AP Photo/Petros Giannakouris)
(AP Photo/Petros Giannakouris)
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Odissea di Christopher Nolan è il primo film interamente in IMAX 70mm. Vuol dire tre cose: tutto il film è stato girato usando la pellicola; la pellicola impiegata è quella larga 70mm invece della normale da 35mm; e infine è stato girato nel formato IMAX, che è quadrato e non rettangolare, adatto agli schermi giganti delle sale IMAX, appunto. L’unione di questi ultimi due elementi garantisce la massima qualità visiva raggiungibile da una pellicola, ma rende anche tutto più complicato. La ragione per cui un film tutto in IMAX 70mm non era mai stato girato non è solo perché moltiplica i costi, ma anche perché, fino a Odissea, era un’impresa che nessuno aveva avuto voglia di intraprendere dal punto di vista logistico.

La quasi totalità dei film che in questo momento si vedono nei cinema è ripresa e proiettata con videocamere digitali 4K. Vuol dire una risoluzione da 4096 x 2160 pixel, circa quattro volte il formato Full HD. Il 70mm di IMAX invece è un formato analogico, quindi non viene misurato con unità e standard digitali, ma se la sua risoluzione dovesse essere convertita in pixel corrisponderebbe a 18K. Tutta questa risoluzione significa non solo che il film può essere proiettato su schermi grandi senza problemi, ma anche che, se visto sui soliti schermi dei cinema, le immagini sono più definite, hanno una maggiore dinamica e una maggiore profondità dei colori. Cioè tra un tono e l’altro ci sono più toni intermedi.

La ragione per cui Christopher Nolan non era mai riuscito a girare un intero film in IMAX 70mm è che è complicato gestire le dimensioni e il rumore dell’attrezzatura. Nelle macchine da presa IMAX la pellicola scorre orizzontalmente e non verticalmente, quindi hanno un ingombro maggiore e fanno baccano. Per Batman Begins, nel 2005, Nolan aveva cominciato a collaborare con IMAX, l’azienda canadese che possiede la tecnologia, convertendo il film girato convenzionalmente. Poi, sempre di più, film dopo film, ha cercato di includere qualche scena girata con macchine da presa IMAX, arrivando a girare il suo penultimo film Oppenheimer in un formato ibrido, un po’ 70mm normale e un po’ 70mm IMAX dove era possibile.

Per Odissea Nolan ha dovuto chiedere a chi produce le macchine da presa IMAX di fare in modo di attutire il rumore. I film si girano in presa diretta, cioè registrando l’audio sul posto, ma con quel sottofondo avrebbero dovuto ridoppiare tutto in studio, cosa che non era fattibile per Nolan. Così è stato creato uno scatolone molto grosso ed ermetico, dentro il quale chiudere la videocamera, con un buco per l’obiettivo, che ne attutisce quasi totalmente il suono.

Questo però ha fatto sì che, per esempio, nelle scene di dialogo gli attori inquadrati non potessero vedere negli occhi quelli con cui parlavano. Che è un problema, perché per recitare davvero bene è fondamentale ricevere bene le battute e modulare le espressioni osservando quelle del proprio interlocutore. Di solito infatti l’attore o l’attrice non inquadrati si mettono accanto all’obiettivo, così che la linea dello sguardo di chi parla finisca di poco accanto all’obiettivo. Lo scatolone IMAX però obbliga a stare troppo spostati rispetto all’obiettivo. Per ovviare al problema è stata creata una soluzione degna degli stratagemmi di Ulisse: un sistema di specchi. Chi era inquadrato guardava uno specchio messo accanto all’obiettivo, che rifletteva l’immagine di un altro specchio, che a sua volta rifletteva l’immagine dell’attore accanto al macchinario. Ha funzionato.

Ma non ci sono state solo le questioni logistiche sul set. Una volta finite le riprese è stato necessario ideare un processo produttivo nuovo per lavorare solo su pellicola, come una volta, potendo comunque sfruttare ciò che si può fare con i computer. Come ha spiegato lo stesso Nolan in una serie di contenuti promozionali, una volta finite le riprese la pellicola negativa è stata sviluppata e pulita, e poi scansionata, cioè è diventata un file digitale. Con quel file è stato fatto tutto il montaggio. La ragione è che i software di montaggio sono decisamente più pratici e rapidi delle vecchie stazioni di montaggio analogiche: consentono di sperimentare tagli, variazioni e versioni diverse con molta più velocità. Una volta deciso il montaggio definitivo, questo è stato replicato in analogico, cioè sono state progettate le istruzioni per tagliare il negativo originale esattamente come deciso in digitale.

Da quel negativo, montato a questo punto come una volta, sono stati poi stampati i positivi, cioè le versioni che vengono proiettate in sala, mentre il negativo rimane archiviato. Alcune delle cose che si fanno solo al computer, come la color correction (il momento in cui si alterano i colori per dare una personalità cromatica al film), sono state fatte in analogico sulla pellicola, come una volta. Altre invece, come gli effetti visivi digitali, sono state fatte come negli anni Novanta, quando il cinema era distribuito solo in pellicola, cioè stampando le parti create o modificate al computer sulla pellicola.

In realtà più del 90 per cento degli spettatori vedrà il film in cinema convenzionali, e quindi senza tutta questa qualità. Ma parte di quello che interessa a Nolan è girare il film alla massima qualità, più che proiettarlo. Così il negativo originale sarà conservato per il futuro in un formato che si manterrà anche tra decenni.

Ma anche quella piccola percentuale di spettatori che vedrà il film in sale attrezzate – in Italia sono meno di una decina – potrebbe non accorgersi delle migliorie. Se non si ha un occhio allenato e se non si può fare un raffronto diretto con le altre versioni è infatti difficile notare la differenza. Di certo però la sensazione di vedere un film “come una volta” data dalla pellicola si può avvertire. Perché i bordi sono sfumati e non netti, perché l’immagine, seppur chiara, non ha la nettezza dei contorni digitali e tutto è un po’ più amalgamato e fuso insieme. O anche, per esempio, perché le scritte nei cartelli su sfondo nero (all’inizio o alla fine) tremano un po’.

Per la promozione è comunque importantissimo incentivare la visione nei formati premium. Anche grazie a Nolan infatti oggi l’idea di vedere un film in pellicola è una grande spinta all’acquisto di un biglietto. Le sale che possono proiettare questi formati a maggiore qualità, di cui l’IMAX 70mm è l’esempio migliore ma non l’unico, fanno pagare di più il biglietto, quindi gli incassi generali del film sono maggiori. E questo, in proporzione minore, è vero anche per gli altri formati derivativi.

In Italia, per esempio, non ci sono cinema IMAX 70mm: l’Arcadia di Melzo, in Lombardia, può proiettare in 70mm ma non ha il formato IMAX, mentre sale IMAX come varie UCI Cinema in diverse regioni sono digitali. Ciononostante Odissea si potrà vedere in diversi formati “premium”: in IMAX digitale, quindi con schermo giusto e formato giusto, cioè quadrato, ma non in pellicola; o in pellicola da 70mm, quindi con grande risoluzione, ma su schermi normali o comunque grandi ma con formato orizzontale, che tagliano la parte superiore e inferiore delle immagini. Tutti gli altri spettatori, ovvero la maggior parte, invece lo vedranno nel classico DCP digitale con cui si vede qualsiasi altro film, che non è né in pellicola né nel formato quadrato IMAX ma nel classico 16:9, ottenuto tagliando la porzione superiore e inferiore di ogni fotogramma.