La prima puntata di Altre Indagini, sul disastro di Seveso

Uscì tre anni fa: Stefano Nazzi ricostruiva la storia della nube di diossina uscita dall'Icmesa, e di tutto quello che venne dopo

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Cinque giorni dopo l’incidente, a Seveso c’erano animali morti nei cortili e nei campi, bambini ricoverati in ospedale, persone chiuse in casa che non sapevano cosa stesse succedendo. Sui giornali non era ancora uscita una riga, ma era in corso quello che è considerato il più grave disastro ambientale mai avvenuto in Italia.

Era il 10 luglio di 50 anni fa quando dallo stabilimento chimico Icmesa di Meda, in Brianza, uscì una nube tossica, che poi si sarebbe scoperto contenere diossina. Fu spinta dal vento verso Seveso e i comuni vicini. Lo stabilimento era controllato dal gruppo svizzero Givaudan, a sua volta parte della Hoffmann-La Roche. Nei giorni successivi cominciarono a morire gli animali, alcune persone svilupparono bruciore agli occhi e alla gola, altre, soprattutto bambini, furono ricoverate con lesioni al volto che poi sarebbero state associate alla cloracne. Le informazioni erano poche, confuse e tardive. Il lunedì successivo la fabbrica riaprì, tranne il reparto da cui era uscita la nube.

Quella fu la prima storia raccontata da Stefano Nazzi in Altre Indagini, il podcast del Post sulle grandi vicende giudiziarie italiane, per abbonate e abbonati. Nella puntata Nazzi ricostruisce l’incidente, il modo in cui per giorni non furono date informazioni chiare a un’intera comunità, e quello che venne dopo: le indagini, le responsabilità dell’azienda, il processo, le evacuazioni.

La recinzione della zona interessata dalla fuoriuscita della diossina dalla Icmesa a Seveso (ANSA/CLF)

Il territorio contaminato fu diviso in zone. Gli abitanti della zona più colpita, la zona A, furono costretti a lasciare le loro case. Attorno all’area furono messi filo spinato, cartelli di divieto e militari. Molti non ci tornarono più. I materiali contaminati furono sigillati in due grandi vasche di stoccaggio; sopra, anni dopo, sarebbe nato il Bosco delle Querce, il parco che oggi si trova tra Seveso e Meda.

Nazzi racconta anche le polemiche sull’aborto che nacquero da quell’estate: in Italia la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza non esisteva ancora, e la questione su come affrontare la possibilità che nascessero bambini con malformazioni da donne esposte alla diossina aprì un dibattito che avrebbe avuto conseguenze negli anni successivi.

La puntata sul disastro di Seveso, come tutte le puntate di Altre Indagini, è disponibile solo sull’app del Post per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post e per permettere che il Post possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti. Se vuoi ascoltarla puoi abbonarti qui.