La televisione pubblica ungherese si è scusata con i telespettatori

Per la faziosità e la propaganda durante il governo semi-autoritario dell'ex primo ministro Viktor Orbán: ora i telegiornali sono sospesi

Il messaggio apparso sul primo canale della televisione pubblica ungherese MTVA, 7 luglio 2026 (EPA/Tibor Illyes HUNGARY OUT)
Il messaggio apparso sul primo canale della televisione pubblica ungherese MTVA, 7 luglio 2026 (EPA/Tibor Illyes HUNGARY OUT)
Caricamento player

Martedì sul primo canale della televisione pubblica ungherese MTVA è apparso un messaggio in caratteri bianchi su sfondo nero. Diceva: «Il servizio pubblico non dovrebbe mentire. Ci scusiamo per averlo fatto così a lungo.» Annunciava così la sospensione delle trasmissioni per permettere le riforme decise dal nuovo primo ministro Péter Magyar. Da quando ha assunto l’incarico, a maggio, Magyar ha avviato un progressivo smantellamento di ciò che resta del regime semi-autoritario del suo predecessore Viktor Orbán, per cui i media statali erano diventati una cassa di risonanza acritica e fedele.

Martedì sono stati sospesi non soltanto i programmi televisivi ma anche quelli della radio pubblica Kossuth, che ha trasmesso al loro posto i brani del celebre compositore ungherese Béla Bartók. Dopo alcune ore in cui i canali sono stati del tutto oscurati, sono riprese le trasmissioni ma senza notiziari, che ricominceranno al termine della ristrutturazione. Il resto del messaggio apparso su M1 diceva: «Il servizio pubblico si sta trasformando per essere, in futuro, indipendente e credibile. I notiziari sono sospesi, restate con noi».

La decisione del governo di Magyar di riformare i media pubblici in maniera così netta è delicata e potenzialmente rischiosa. Magyar è un politico di centrodestra e un ex alleato di Orbán, che però ha promesso di riportare l’Ungheria vicino all’Unione Europea e di ripristinare le garanzie democratiche nel paese.

Durante il regime di Orbán i principali canali di informazione, pubblici e privati, erano finiti quasi esclusivamente nelle mani di persone a lui fedeli e diventati sostanzialmente uno strumento di propaganda. Parliamo non soltanto di radio e televisioni ma anche di giornali e quotidiani online. In Ungheria erano rimasti pochi media indipendenti, i quali venivano regolarmente presi di mira dal governo, e il paese era finito in fondo a tutte le principali classifiche sulla libertà di stampa in Europa.

Per portare avanti la ristrutturazione del servizio pubblico il parlamento, dove il partito di Magyar, Tisza, ha una solida maggioranza, ha già nominato un direttivo provvisorio. Alcuni dirigenti e giornalisti sono stati licenziati e sostituiti da figure temporanee, mentre la dirigenza definitiva sarà scelta in seguito a un bando pubblico. Nei prossimi giorni sarà avviata una ristrutturazione societaria che porterà tra le altre cose alla creazione di un’agenzia di stampa indipendente. L’idea del governo è di rendere il servizio pubblico solido e impermeabile alle influenze politiche.

Magyar ha definito quella di martedì una «giornata storica». «Mentivano di notte, mentivano di giorno, mentivano su ogni canale. Ora è finita», ha detto. Al contrario i partiti all’opposizione, incluso Fidesz di Orbán, hanno denunciato un processo di riforma frettoloso e, dal loro punto di vista, motivato politicamente. Orbán lo ha definito un «esempio della tirannia di Tisza». Per quanto attese, le riforme promesse da Magyar sono delicate: richiedono l’intervento del governo nelle principali istituzioni pubbliche ungheresi e, se fatte senza la dovuta attenzione verso il processo democratico, rischiano di indebolire la fiducia dell’elettorato nel nuovo governo e rafforzare le argomentazioni di Fidesz.

Quelle sul servizio pubblico non sono le uniche iniziative promosse o sostenute dal governo di Magyar per ripristinare la democrazia ungherese.

Negli ultimi mesi il parlamento ha ridotto la durata massima di mandati di un primo ministro per evitare che una sola persona rimanga troppo al potere. Questo impedirà tra le altre cose la rielezione di Orbán, che è stato rinominato presidente di Fidesz nonostante la sconfitta alle elezioni. Il parlamento ha anche deciso che l’Ungheria resterà nella Corte penale internazionale, sovvertendo una decisione di Orbán molto contestata. Magyar ha chiesto le dimissioni di alcune tra le più importanti cariche pubbliche del paese, tra cui anche il presidente, mentre l’agenzia anticorruzione sta cercando di recuperare i fondi pubblici spesi dal precedente governo per favorire la sua cerchia. La procura ungherese ha anche ritirato le accuse, pretestuose, contro il sindaco di Budapest per aver organizzato la parata del Pride.