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  • Lunedì 6 luglio 2026

Tutte le volte che Infantino ha provato a compiacere Trump

Creando situazioni inusuali, imbarazzanti e fuori luogo, con la consegna di premi finti e uno scandalo ai Mondiali di calcio, tra le altre cose

Gianni Infantino presenta il premio della pace FIFA a Donald Trump a Washington, 5 dicembre 2025 (AP Photo/Evan Vucci)
Gianni Infantino presenta il premio della pace FIFA a Donald Trump a Washington, 5 dicembre 2025 (AP Photo/Evan Vucci)

Le volte che il presidente della FIFA Gianni Infantino ha provato a compiacere il presidente statunitense Donald Trump con mosse aggressive, inusuali o oltre le regole sono ormai molte (in generale compiacere Trump è diventato da tempo un modo adottato da diversi leader mondiali per ottenere delle cose). L’ultimo episodio, che riguarda il calciatore statunitense Folarin Balogun, sta attirando però più attenzioni del solito, perché è successo durante i Mondiali di calcio e perché ha provocato la dura reazione di diverse federazioni e istituzioni sportive in tutto il mondo.

L’episodio in questione riguarda la decisione completamente irrituale della FIFA di sospendere la squalifica di Balogun che sarebbe dovuta essere applicata negli ottavi di finale del Mondiale che gli Stati Uniti giocheranno contro il Belgio lunedì notte. Secondo la ricostruzione di diversi giornali americani, la decisione sarebbe arrivata dopo una richiesta esplicita di Trump a Infantino. Quando è diventata pubblica, Trump ha immediatamente ringraziato la FIFA sul suo social Truth per «aver fatto quel che era giusto» e posto rimedio a «una grande ingiustizia».

Trump e Infantino si sono conosciuti durante il primo mandato di Trump da presidente (2017-2021), ma la loro frequentazione è diventata più intensa dal 2025. In tutto questo tempo, come detto, gli episodi quanto meno inusuali sono stati diversi.

Donald Trump e Gianni Infantino durante il sorteggio dei Mondiali del dicembre del 2025 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

I cartellini gialli e rossi ai giornalisti
Nell’agosto del 2018, durante il primo incontro alla Casa Bianca dopo l’assegnazione dei Mondiali di calcio del 2026 a Stati Uniti, Messico e Canada, Infantino mostrò quale sarebbe stato il suo approccio a Trump: adularlo e presentarsi con doni che potessero attirare l’interesse del presidente. Fra le altre cose Infantino regalò a Trump un cartellino giallo e uno rosso, quelli usati dagli arbitri per ammonizioni ed espulsioni.

Dopo qualche minuto in cui mostrò di non sapere bene come funzionassero, Trump finse di usarli contro i giornalisti presenti per cacciarli. Infantino partecipò divertito a quella scenetta.

Infantino alla firma degli Accordi di Abramo
Uno dei primi casi in cui Infantino fu invitato da Trump senza alcuna ragione apparente a un evento politico di rilievo internazionale successe nel settembre del 2020, durante la cerimonia per la firma degli Accordi di Abramo, quelli con cui Israele normalizzò le relazioni diplomatiche con tre paesi arabi (Emirati Arabi Uniti, Marocco e Bahrein).

I capi di stato coinvolti e Infantino si trovarono a Washington. In quella occasione – e in altre simili in seguito – il presidente della FIFA cercò di dare un senso alla sua presenza con dichiarazioni sul possibile ruolo del calcio nell’unire i popoli e gli stati, che perlopiù suonarono molto ingenue. Un anno dopo Infantino partecipò a un’altra cerimonia sugli Accordi di Abramo in Israele, dove sostenne che si potesse sognare una Coppa del Mondo organizzata «da Israele, dai suoi vicini in Medio Oriente e dai palestinesi».

Gianni Infantino durante un incontro organizzato dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, il 12 ottobre 2021 (Amir Levy/Getty Images)

Infantino era lì anche per il secondo insediamento di Trump
La rielezione di Trump vide subito Infantino molto coinvolto, e  il suo approccio adulatorio e compiacente si intensificò, nonostante alcune critiche interne anche alla stessa FIFA.

Nel gennaio del 2025 Infantino fu invitato al comizio che precedeva la cerimonia di insediamento di Trump, opportunità che definì un «incredibile onore». Subito dopo scrisse in un post su Instagram che insieme avrebbero «fatto grande non solo l’America, ma il mondo intero», citando lo slogan che è alla base della sigla MAGA (da Make America Great Again, il famoso slogan di Trump). Il coinvolgimento politico della FIFA e del suo presidente era ormai evidente, e criticato da molti.

Gli uffici nella Trump Tower
A luglio la FIFA aprì un ufficio nella Trump Tower di New York: aveva già una sede statunitense a Miami. Le attività di quella newyorchese non sono mai state chiare, così come l’entità dell’affitto pagato dalla FIFA all’azienda di famiglia di Trump.

L’incontro di agosto del 2025 alla Casa Bianca (AP Photo/Jacquelyn Martin)

La premiazione del Mondiale per club
Un’altra regola di Infantino è non contraddire mai Trump e i suoi desideri. A luglio dello scorso anno si giocava negli Stati Uniti il Mondiale per club, una competizione alla prima edizione e riservata ad alcune delle squadre più importanti di tutto il mondo. Trump ricevette da Infantino 10 biglietti della finale per un valore di 15mila dollari e soprattutto durante le premiazioni consegnò al Chelsea il trofeo finale, non lasciando mai il palco, nemmeno per le foto di rito della squadra vincente. I tentativi di Infantino di farlo scendere furono molto timidi e infruttuosi.

I giocatori del Chelsea dissero in seguito che la cosa li aveva molto «confusi», tanto che il capitano Reece James sembrò esitare nel momento di sollevare la coppa, temendo che non fosse ancora il momento giusto. Per tutti quelli che osservavano la cerimonia, la scena fu piuttosto imbarazzante.

Può toccare la coppa
Una cosa simile successe un mese dopo alla Casa Bianca, con il trofeo della Coppa del mondo. Dal 2006 il trofeo originale viene usato solo per le premiazioni e poi resta in una teca nella sede della FIFA. Infantino aveva portato una copia a Trump per fargliela vedere e per fare delle foto. Trump chiese subito di tenerla e Infantino non seppe dirgli di no. La coppa è rimasta in bella vista alla Casa Bianca per mesi, mentre la FIFA dovette ordinarne un’altra copia all’azienda che le produce.

Durante quell’incontro Infantino disse a Trump che per regolamento solo il presidente della FIFA, giocatori, staff e presidenti dei paesi che la vincono possono toccarla, ma che per Trump si poteva fare un’eccezione perché lui era «un vincente».

Il famoso premio della pace FIFA
La volontà di compiacere Trump assunse dimensioni piuttosto imbarazzanti a dicembre, in occasione del sorteggio del Mondiale. Trump per mesi aveva fatto pressioni – anche molto dirette – per ricevere il Nobel per la pace. A ottobre aveva organizzato una grande cerimonia in Egitto che avrebbe dovuto definire il futuro della Striscia di Gaza e in quell’occasione Infantino, invitato fra i vari capi di stato coinvolti, disse che Trump lo meritava. Non lo ottenne. A essere premiata fu la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado.

Infantino decise allora di inventarsi un premio, il “Premio per la pace FIFA”, destinato «a coloro che, grazie al loro impegno incrollabile e alle loro azioni straordinarie, hanno contribuito a unire i popoli di tutto il mondo nella pace». Nessuno dei 37 membri del Consiglio della FIFA, degli 8 vicepresidenti e dei 28 membri eletti dell’associazione fu informato dell’esistenza del premio, che Infantino consegnò proprio a Trump. «Il mondo è un posto più sicuro ora», disse.