Il futuro di Eurallumina è ancora incerto

I sindacati dicono che non ci sono più soldi per pagare i 200 lavoratori rimasti nell'azienda siderurgica in Sardegna, e non sembra esserci una soluzione

I lavoratori di Eurallumina protestano fuori dal ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, 10 dicembre 2025 (ANSA)
I lavoratori di Eurallumina protestano fuori dal ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, 10 dicembre 2025 (ANSA)
Caricamento player

I lavoratori di Eurallumina, azienda siderurgica nella provincia sarda del Sulcis Iglesiente, sanno che riceveranno lo stipendio fino a luglio. Poi non si sa cosa succederà né allo stabilimento, ormai quasi del tutto fermo, né ai quasi duecento dipendenti, in buona parte in cassa integrazione. Secondo i sindacati i fondi attualmente disponibili coprono ancora un mese.

La crisi di Eurallumina è un caso nazionale almeno dallo scorso autunno, da quando cioè un gruppo di operai aveva protestato per quasi due settimane di fila in cima a un silo alto 40 metri. Un tempo lo stabilimento lavorava la bauxite (una roccia sedimentaria) per produrre allumina, un prodotto intermedio da cui si ricava l’alluminio, poi è andata in crisi e nel 2009 ha cessato la produzione.

I lavoratori ancora presenti, circa 200, svolgono però un’attività importante: oltre a fare manutenzione agli impianti, tengono attiva la barriera idraulica, un sistema di pompaggio delle acque sotterranee che serve a evitare che le sostanze contaminanti – la cui presenza è stata accertata – finiscano nella falda. Da 17 anni quindi lo stabilimento non fa più quello per cui era stato pensato, ma spende soldi solo per i dipendenti in cassa integrazione e per evitare un disastro ambientale.

Finora i costi di queste attività sono stati sostenuti dal gruppo UC Rusal, una grossa società russa produttrice di alluminio che comprò Eurallumina tempo fa, e il cui patrimonio è stato però congelato nel 2023, in seguito alle sanzioni dovute all’invasione dell’Ucraina. Da allora Eurallumina è gestita dall’Agenzia del Demanio, l’ente pubblico che amministra il patrimonio immobiliare dello Stato. Significa, molto in sintesi, che tramite il Demanio possono essere scongelati i soldi di Rusal necessari a pagare gli stipendi dei dipendenti e a coprire le spese per il mantenimento dell’impianto.

Già mesi fa la Rusal aveva però fatto sapere che non sarebbe più riuscita a sostenere queste spese. I lavoratori avevano quindi iniziato a protestare, chiedendo di scongelare l’intero patrimonio dell’azienda, che servirebbe anche a rilanciare l’attività produttiva secondo un piano presentato dalla Rusal stessa. Finora non ci sono state novità in questo senso, sebbene lo stesso ministro delle Imprese Adolfo Urso avesse detto quasi un anno fa di auspicare la fine del congelamento del patrimonio di Rusal, e che erano in corso valutazioni su questo.

Gli operai di Eurallumina sopra un silo per protesta, 17 novembre 2025 (ANSA/FABIO MURRU)

A dicembre Urso e la ministra del Lavoro Marina Calderone avevano detto che il ministero dell’Economia avrebbe stanziato 9,6 milioni di euro per sei mesi (da gennaio a giugno del 2026) per garantire la continuità produttiva di Eurallumina, cioè in pratica per pagare i lavoratori e assicurare il funzionamento degli impianti attivi. Era una soluzione temporanea, che sarebbe servita a evitare i licenziamenti dei lavoratori e la chiusura definitiva dello stabilimento.

Secondo i sindacati, però, questi soldi sarebbero arrivati solo da poco e in parte: Pierluigi Loi, segretario di UILTEC Sardegna, dice che al momento sarebbero a disposizione di Eurallumina circa due milioni di euro. Fino a poche settimane fa le spese erano state coperte da Rusal e in parte da precedenti fondi statali stanziati nel 2025, dicono i sindacati. Il ministero dell’Economia sostiene invece che siano stati stanziati circa dieci milioni di euro, ma dice anche di non sapere se ci siano soldi disponibili per agosto e i mesi successivi.

«Non si può comunque andare avanti di mese in mese senza sapere cosa succederà poi. È evidente che così la situazione non regge», dice Emanuele Madeddu, segretario della FILCTEM CGIL della Sardegna sudoccidentale. Lui e Pierluigi Loi dicono che a breve dovrebbe essere convocato un incontro al ministero delle Imprese per parlare della situazione.