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  • Martedì 30 giugno 2026

La rabbia in Venezuela contro il governo di Delcy Rodríguez

Per il caos e la lentezza dei soccorsi, che continuano a essere iniziativa più di privati cittadini che dello stato

Persone che seguono le ricerche dei dispersi tra le macerie a La Guaira, Venezuela, 29 giugno 2026 (AP Photo/Matias Delacroix)
Persone che seguono le ricerche dei dispersi tra le macerie a La Guaira, Venezuela, 29 giugno 2026 (AP Photo/Matias Delacroix)
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Cinque giorni dopo i devastanti terremoti che hanno ucciso almeno 1.719 persone in Venezuela, le persone del posto hanno cominciato a protestare sia contro la risposta lenta e inadeguata dei soccorsi, sia contro il governo della presidente ad interim Delcy Rodríguez, fatta insediare dagli Stati Uniti dopo la cattura di Nicolás Maduro a inizio del 2026.

Rodríguez l’ha definita «la catastrofe naturale più grave» della storia recente del paese, ma i danni restano ancora difficili da quantificare soprattutto nello stato costiero di La Guaira, il più colpito, a nord della capitale Caracas. Ci sono migliaia di feriti e l’ONU ha stimato che le persone disperse siano oltre 50mila. Tra quelle morte ci sono almeno 11 cittadini italiani e circa 140 venezuelani che erano stati espulsi dagli Stati Uniti ed erano stati sistemati in un albergo crollato la mattina stessa dei terremoti.

Le persone del posto sentite dai media internazionali hanno raccontato tutte la stessa cosa. Che i soccorsi sono stati finora per lo più iniziative di privati cittadini e non sforzi coordinati dalle autorità. Una situazione complicata anche dal fatto che in Venezuela mancano i mezzi pesanti necessari per gli scavi, le infrastrutture sono fatiscenti e gli ospedali sono già al collasso.

Soccorritori tra le macerie di un edificio crollato a Catia La Mar, Venezuela, 29 giugno 2026. Qui trovate le immagini satellitari della distruzione provocata dal terremoto. (AP Photo/Matias Delacroix)

Nello stato di La Guaira per cercare le persone disperse tra le macerie dell’edificio stanno lavorando squadre venezuelane e colombiane. Il Venezuela ha ricevuto assistenza da una trentina di paesi, ma ci sono parti di La Guaira dove i soccorsi non sono nemmeno arrivati. Per esempio a El Junquito, una zona montuosa una trentina di chilometri a ovest di Caracas dove molti venezuelani che vivono nella capitale vanno a passare il fine settimana. Le persone del posto stanno ancora aspettando che gli edifici vengano ispezionati e le macerie rimosse.

Da un lato, di fronte al disastro, Rodríguez sta facendo continui appelli all’unità nazionale. Dall’altro María Corina Machado, la leader dell’opposizione democratica venezuelana, che vive fuori dal paese da quasi due anni, ne sta approfittando per presentarsi come un’alternativa a Rodríguez nella gestione dell’emergenza: ha detto che le autorità venezuelane le hanno impedito di rientrare nel paese, ma che è «disposta a fare qualunque cosa necessaria» per rientrare in Venezuela e aiutare i cittadini durante l’emergenza.

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