La fioritura di Castelluccio di Norcia quest’anno è più rossa

Il caldo e la siccità hanno bruciato buona parte dei fiori che non sono papaveri, rendendo il famoso altopiano meno colorato

Pian Grande di Castelluccio di Norcia il 28 giugno 2026 (ANSA/Gianluigi Basilietti)
Pian Grande di Castelluccio di Norcia il 28 giugno 2026 (ANSA/Gianluigi Basilietti)
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Il Pian Grande di Castelluccio di Norcia, l’altopiano sul confine tra l’Umbria e le Marche, quest’anno è più rosso del solito. La varietà dei colori ha reso la fioritura estiva dell’altopiano famosa in Italia e nel mondo: il rosso dei papaveri, il giallo della senape, il verde del grano, il blu del fiordaliso, il rosa della lupinella, il bianco dei fiori delle lenticchie, che sfuma verso il celeste. Ma il clima quest’anno ha prodotto un risultato diverso.

Sono stati in larga parte i papaveri a resistere alla siccità e alle alte temperature degli scorsi mesi. Come ha raccontato all’ANSA l’assessore comunale di Norcia, Gianni Coccia: «Probabilmente questo è l’anno più siccitoso che io ricordi. I fiori si sono praticamente bruciati». Già lo scorso anno comunque il clima aveva reso meno colorato l’altopiano.

Pian Grande di Castelluccio di Norcia il 4 luglio 2020 (ANSA/Gianluigi Basilietti)

Le ondate di calore e la siccità possono fare danni irreversibili ai fiori, come ha mostrato una ricerca del 2023, e molto più rapidamente che al resto della pianta. Tutte le piante assorbono acqua dal terreno e la riemettono sotto forma di vapore acqueo con la traspirazione. Le foglie traspirano la maggior parte del vapore, secondo processi che vengono regolati da quanta acqua è stata assorbita: se ce n’è molta traspirano di più, nei momenti di siccità di meno. I fiori traspirano meno delle foglie, ma sempre allo stesso modo: in condizioni estreme, in cui hanno meno acqua immagazzinata, la traspirazione li porta a “bruciare”.

Inoltre, il calore estremo può portare alla formazione di sacche d’aria nelle piante, che ostacolano il trasporto dell’acqua: più se ne formano, più se ne generano di nuove. Anche i papaveri subiscono meccanismi simili, ma le loro radici sono più efficienti nell’estrazione dell’acqua e quindi riescono a sopravvivere anche a terreni più aridi.

I fiori bruciati dal caldo troppo intenso non sono solo quelli spontanei, ma anche quelli delle colture tipiche locali. La particolare varietà di lenticchie coltivata a Castelluccio cresce in condizioni molto particolari: l’altopiano, infatti, è il fondo di un lago che si è prosciugato per fenomeni carsici, e il suo terreno è molto ricco di fosforo e povero di potassio. Le piogge frequenti e gli inverni precoci determinano i tempi di semina e di raccolta.

Queste condizioni, però, stanno cambiando. I dati raccolti dall’ISTAT mostrano che le temperature medie sono in aumento, che ci sono meno giorni di gelo e che quelli senza pioggia sono di più. E nulla influenza la crescita delle piante più della temperatura: ne dipendono la fotosintesi, la respirazione, la quantità di acqua di cui hanno bisogno.

Le lenticchie sono tra le più sensibili alle variazioni della temperatura. La crescita ottimale di questi legumi avviene tra i 18 e i 30 gradi. Nel 2009 in Australia un’ondata di calore particolarmente intensa, durata sei giorni e con temperature intorno ai 35 gradi, ridusse la produzione di lenticchie del 70 per cento.

Alcune ricerche stanno provando a studiare come contenere queste perdite, per esempio analizzando le varietà genetiche disponibili per trovare quelle più resistenti alle temperature estreme. Come già successo per altre coltivazioni, non è detto che le più resistenti siano anche le più saporite. Un esempio ne sono i pomodori, che per decenni sono stati selezionati per resistere meglio alla distribuzione su grande scala, a scapito di altre caratteristiche.

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