Come Federica Sciarelli ha cambiato “Chi l’ha visto?”
In oltre vent'anni di conduzione lo ha reso un programma d'inchiesta, in alcuni casi in grado di influire in modo decisivo sulle indagini

Mercoledì la Rai ha annunciato che la giornalista Federica Sciarelli lascerà la conduzione di Chi l’ha visto?, il programma di Rai 3 che conduceva dal 2004, e che ha cambiato radicalmente rendendolo un fenomeno piuttosto unico ed eccezionale per la televisione, non solo italiana. Nel corso di due decenni, su impulso di Sciarelli, Chi l’ha visto? è diventato un programma non solo estremamente seguito e popolare per come racconta i casi di cronaca nera, ma in grado di influire in maniera decisiva su alcune indagini.
Nonostante da anni si parlasse di una sua possibile rinuncia, la notizia è stata molto commentata perché per molti è difficile immaginare qualcun altro al posto di Sciarelli, tanto la trasmissione è oggi identificata con la sua conduttrice.
Quando Chi l’ha visto? andò in onda per la prima volta, nel 1989, era diverso da come lo lascia Sciarelli. Era condotto dai giornalisti Donatella Raffai e Paolo Guzzanti e si ispirava a Dove sei?, una rubrica della trasmissione Portobello di Enzo Tortora dedicata alle persone scomparse. Il programma era costruito soprattutto sulle telefonate dei telespettatori, che fornivano informazioni o segnalazioni sui casi raccontati in puntata. Spesso erano proprio quelle telefonate a determinare gli sviluppi della trasmissione.
Con l’arrivo di Sciarelli il programma cambiò impostazione. Le persone scomparse rimasero al centro del racconto, ma la trasmissione iniziò a occuparsi più in generale di cronaca nera e giudiziaria, seguendo i casi nel tempo, tornando più volte sulle stesse vicende e raccontandone gli sviluppi. Era il periodo giusto per questo cambiamento perché i programmi della tv generalista stavano andando in quella direzione: «A partire dal delitto di Cogne le televisioni cominciarono a trattare i casi di cronaca con molto interesse, seguendone ogni giorno tutti gli sviluppi», spiega il giornalista Stefano Nazzi, autore del podcast del Post Indagini.
Tra i primi casi seguiti dalla nuova conduzione ci fu quello del cosiddetto massacro del Circeo, avvenuto decenni prima. Nel 1975 due ragazze furono sequestrate e violentate per oltre un giorno in una villa di San Felice Circeo: una fu uccisa, mentre l’altra riuscì a salvarsi fingendosi morta. Nel 2004 Chi l’ha visto? fece un’inchiesta su Andrea Ghira, uno dei tre autori del massacro del Circeo, condannato in contumacia dopo essere riuscito a fuggire dall’Italia. Per decenni Ghira era stato considerato un latitante, ma emerse che era in realtà morto in Spagna diversi anni prima.
Negli anni Sciarelli ha dedicato ampio spazio anche alla scomparsa di Emanuela Orlandi, mantenendo un rapporto costante con la sua famiglia, al delitto di Simonetta Cesaroni, noto come delitto di via Poma, al caso del Mostro di Firenze, all’omicidio della giornalista Rai Ilaria Alpi e alle vicende della Banda della Magliana. Sciarelli ampliò inoltre il tipo di casi indagati dalla trasmissione occupandosi della ricerca dei grandi latitanti, tra cui Matteo Messina Denaro. Sciarelli aveva raccontato al Post che inizialmente, all’interno della redazione, ci furono dubbi su questa scelta, ma che «poi la cosa funzionò e fu anche molto utile».
Sotto la sua direzione Chi l’ha visto? è diventata una trasmissione d’inchiesta, in linea con la tradizione di Rai 3, che tra gli altri produce programmi come Presa diretta e Report. Gli inviati realizzano servizi sul campo e la redazione conduce verifiche che in alcuni casi hanno anticipato il lavoro degli investigatori. Nel febbraio del 2024, per esempio, l’inviato Francesco Paolo Del Re fu il primo a ritrovare il corpo di Antonella Di Massa, una donna scomparsa da una decina di giorni, prima ancora dell’arrivo della polizia.
In altri casi la trasmissione ha collaborato direttamente con gli investigatori. Successe nel 2004, quando Michele Tollis partecipò alla trasmissione per parlare della scomparsa del figlio, avvenuta sei anni prima, e dei suoi sospetti nei confronti di un gruppo di ragazzi poi diventato noto come le “Bestie di Satana”. Quell’intervento era stato concordato con gli investigatori, che speravano di esercitare pressione sulle persone coinvolte nelle indagini.
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Anche nel 2025 la trasmissione ebbe un ruolo importante nelle indagini sul ritrovamento dei corpi di una donna e di una bambina nel parco di Villa Pamphili, a Roma. In quel momento l’unico elemento utile per identificare la donna erano quattro tatuaggi. Durante la puntata andata in onda dopo il ritrovamento dei corpi, un telespettatore raccontò di avere assistito, alcuni giorni prima, a una lite tra un uomo con una ferita alla testa e una donna che teneva in braccio una bambina. Aggiunse che in quell’occasione era intervenuta una pattuglia di polizia. La testimonianza permise agli investigatori di recuperare il verbale di quell’intervento, risalire all’identità dell’uomo e arrestarlo. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ringraziò pubblicamente Sciarelli e la redazione del programma.
Secondo Luca Barra, professore di media e televisione all’Università di Bologna, il successo di Sciarelli dipende anche dal fatto che ha interpretato la vocazione sociale di Rai 3, mantenendo al centro l’utilità pubblica della trasmissione. «Sciarelli ha lavorato per sottrazione, caratterizzando la sua figura con un estremo rigore e un’estrema serietà che sono stati apprezzati poi dal pubblico». Il giornalismo di Chi l’ha visto? è sempre stato rigoroso, popolare, appunto, ma lontano dagli eccessi e dalle spettacolarizzazioni tipici di altri programmi concorrenti di cronaca nera. Una scelta che contraddistingue da sempre il programma è quella di non mostrare il ricongiungimento tra le persone trovate e le loro famiglie, chiudendo il racconto prima.
Anche per questo, nel corso degli anni, Sciarelli e la redazione sono riuscite a costruire una comunità molto partecipe di spettatori, soprannominati “chilhavisters”. I telespettatori non si limitano a seguire il programma, ma contribuiscono con segnalazioni, testimonianze e informazioni che in alcuni casi si sono rivelate decisive.
La conduzione di Sciarelli è stata anche oggetto di polemiche. Il 6 ottobre 2010, durante una diretta dedicata alla scomparsa della quindicenne Sarah Scazzi, Sciarelli comunicò alla madre della ragazza, Concetta Serrano, la notizia del ritrovamento del corpo. Poco dopo annunciò anche che lo zio della ragazza, Michele Misseri, aveva confessato l’omicidio durante un interrogatorio. In seguito le indagini e i processi stabilirono che a uccidere Sarah erano state Sabrina Misseri e Cosima Serrano, rispettivamente figlia e moglie di Michele Misseri, entrambe condannate all’ergastolo. Michele Misseri fu invece condannato a otto anni di carcere per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove.



