L’amministratore delegato di UniCredit dice che il “risiko bancario” è «divertente»

Però solo se si è «osservatori e non protagonisti», in riferimento alla grossa operazione Intesa Sanpaolo-MPS

L'amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel, a gennaio del 2025 (Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)
L'amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel, a gennaio del 2025 (Gian Mattia D'Alberto/LaPresse)
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L’amministratore delegato di UniCredit Andrea Orcel ha detto che per ora la sua banca non ha intenzione di fare niente di fronte all’operazione con cui Intesa Sanpaolo sta provando ad acquistare il gruppo MPS-Mediobanca. C’era molta curiosità su questo perché l’operazione è di gran lunga la più grossa e importante di questi anni di “risiko bancario”, cioè le continue acquisizioni e fusioni tra banche che stanno portando gli istituti a diventare sempre più grandi. Ma anche perché con questa operazione UniCredit, che proprio insieme a Intesa è la banca italiana più grande e rilevante, resta in disparte.

UniCredit è la prima banca italiana per capitalizzazione di mercato, cioè per valore complessivo delle sue azioni, e se il tentativo di Intesa riuscisse diventerebbe la seconda in Italia e verrebbe superata anche nel mercato europeo. Intervenendo a un incontro tra amministratori delegati delle società quotate italiane, Orcel ha detto: «Se si presentasse l’occasione giusta, valuteremo la situazione. Ma al momento siamo solo degli osservatori e, per la prima volta, ci piace moltissimo essere osservatori e non protagonisti. In realtà è piuttosto divertente».

Negli scorsi anni era stata UniCredit la banca che più aveva movimentato il “risiko bancario” in Italia con il tentativo di comprare Banco BPM, un’operazione andata avanti a lungo e fallita perché ostacolata dal governo italiano per motivi essenzialmente politici. Banco BPM è una banca del Nord Italia e vicina alla Lega, e il governo italiano aveva tentato di bloccare l’acquisto da parte di UniCredit con il golden power, lo strumento con cui può impedire operazioni di mercato da parte di aziende straniere se mettono a rischio la sicurezza nazionale.

Sul piano della legge questo uso del golden power da parte del governo reggeva poco, perché UniCredit è sì una banca con grande vocazione internazionale, ma ha sede in Italia, paga le tasse in Italia e ha come presidente un ex ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan. UniCredit aveva fatto ricorso alla giustizia amministrativa e persino la Commissione Europea aveva contestato formalmente la decisione del governo. Il golden power aveva però creato una tale incertezza e reso talmente difficile la riuscita dell’operazione che alla fine UniCredit aveva ritirato la sua offerta.

Da allora UniCredit ha spostato i suoi interessi dal “risiko” italiano a quello europeo, e Orcel ora ha anche un po’ cambiato la narrazione. «Troppe persone continuano a vederci come una banca italiana. Lo siamo, ma non lo siamo», ha detto Orcel, che seppur «estremamente orgoglioso» delle radici italiane del gruppo ha ricordato che «tra il 55 per cento e il 60 per cento della banca» non è in Italia.

Il grattacielo di UniCredit, a Milano (LaPresse – Stefano Porta)

Sono dichiarazioni coerenti col fatto che ora UniCredit è concentrata sull’operazione con cui punta ad acquisire il controllo di Commerzbank, una delle più grandi banche tedesche di cui è già l’azionista più importante, con meno del 30 per cento del capitale. Ma anche in questo caso il tentativo sta incontrando delle resistenze: tra gli azionisti di Commerzbank c’è il governo tedesco, che ha fatto intendere chiaramente di non gradire il fatto che una banca italiana ne compri una tedesca, nonostante ci siano chiare regole europee che anzi favoriscono l’integrazione transfrontaliera tra istituti finanziari. L’operazione si concluderà a inizio luglio, e con ogni probabilità UniCredit riuscirà ad acquisire il controllo, pur dovendo poi fare i conti con l’opposizione interna dello stato tedesco azionista.

Nonostante la proiezione europea, l’eventuale acquisizione di MPS da parte di Intesa Sanpaolo avrebbe un impatto talmente profondo sul sistema bancario che diversi esperti si aspettavano una contromossa di UniCredit per difendere il suo potere di mercato. Senza entrare nei dettagli dell’operazione, che sono spiegati qui, Intesa ha tra i suoi obiettivi quello di ottenere una quota rilevante nel grande gruppo assicurativo Generali, tramite la somma tra la sua quota e quella di Mediobanca.

Nelle scorse settimane una ricostruzione del Sole 24 Ore aveva ipotizzato che UniCredit stesse tentando di crearle problemi proprio in Generali. Secondo il Sole, UniCredit sarebbe in trattativa con Delfin per comprare la loro quota in Generali. Delfin è la holding della famiglia Del Vecchio, quella di EssilorLuxottica, la più grande produttrice e venditrice di occhiali al mondo. Unicredit ha già una quota in Generali del 9 per cento, e con quella dei Del Vecchio arriverebbe a quasi il 20 per cento. Ne diventerebbe così l’azionista più importante, con una quota anche più grande di quella che otterrebbe Intesa Sanpaolo con l’operazione su MPS-Mediobanca: così facendo Unicredit la renderebbe meno appetibile. Né Unicredit né Delfin hanno confermato.

– Leggi anche: L’operazione di Intesa Sanpaolo per prendersi MPS, spiegata