Iniziano i complicati negoziati tra Stati Uniti e Iran
Sono in programma in Svizzera e potrebbero essere più lunghi del previsto perché il memorandum di intesa ha lasciato molte questioni aperte

Tra sabato sera e domenica mattina i delegati di Stati Uniti e Iran sono arrivati in Svizzera per i negoziati che si svolgeranno domenica e nei prossimi giorni. Sono trattative che dovranno decidere delle questioni che sono state soltanto accennate nel memorandum d’intesa firmato venerdì, il cui testo era molto vago e rimandava ai successivi 60 giorni i negoziati per arrivare a un accordo finale.
Questo mentre sabato il regime iraniano ha dichiarato di nuovo chiuso lo stretto di Hormuz, in seguito ai bombardamenti israeliani sul Libano che hanno violato il cessate il fuoco raggiunto con la milizia filoiraniana Hezbollah appena 24 ore prima. Israele non è coinvolto direttamente nei negoziati con l’Iran nonostante abbia avviato la guerra insieme agli Stati Uniti, ma lo è indirettamente attraverso la sua campagna militare in Libano.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghch a Obbuergen, in Svizzera, 21 giugno 2026 (Urs Flueeler/Keystone, Pool via AP)
È possibile che la questione del Libano porti a un rallentamento o persino a uno stallo nelle trattative, perché al momento le posizioni sono molto distanti.
Per il regime iraniano il ritiro dell’esercito israeliano dal Libano e la fine delle operazioni militari sono una condizione irrevocabile. Ha ottenuto di inserire la questione nel memorandum d’intesa, che però sul ritiro è ambiguo. Dice: le parti si impegneranno a «garantire l’integrità territoriale e la sovranità» del paese.
Per il governo israeliano non significa che deve abbandonare i territori occupati: ha criticato l’accordo e ha rifiutato di interrompere la campagna contro Hezbollah. Sabato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha detto che Israele intende restare in Libano «per anni» e che confida che gli Stati Uniti non insisteranno perché «capiscono le nostre linee rosse», inteso come le richieste irricevibili per Israele.
Finora gli Stati Uniti hanno fatto pressione su Israele affinché accettasse i cessate il fuoco in Libano (quello di aprile con il governo libanese e quello di venerdì con Hezbollah). Trump ne aveva bisogno per sbloccare le trattative con l’Iran e arrivare alla riapertura dello stretto di Hormuz. Israele ha ceduto solo in parte, causando irritazione nell’amministrazione statunitense: ha accettato gli accordi ma di fatto ha proseguito le operazioni militari.
Rimane incerta anche la situazione nello stretto di Hormuz: sabato il presidente JD Vance aveva sostenuto che non fosse davvero richiuso come sosteneva l’Iran. Secondo un’indagine di BBC Verify però diverse hanno invertito la propria rotta dopo l’annuncio della chiusura del regime iraniano.
Ci sono poi le altre questioni lasciate aperte dal memorandum, che non sono dettagli: lo stesso presidente statunitense Donald Trump nei giorni scorsi aveva ammesso che i negoziati potrebbero impiegare più tempo. «60 giorni non è una scadenza rigida», aveva detto. Per fare un paragone, lo storico accordo sul nucleare fatto da Obama col regime iraniano nel 2015 fu firmato dopo due anni di trattative.

JD Vance parla coi giornalisti prima della partenza per la Svizzera da una base vicino Washington, 20 giugno 2026 (Elizabeth Frantz/Pool Photo via AP)
Per esempio, sul nucleare: nel pre-accordo è inclusa soltanto una promessa che l’Iran «non produrrà mai armi nucleari» ma non era stabilito se saranno previsti meccanismi di verifica e come saranno gestite le scorte di uranio arricchito iraniane, necessarie per fabbricare un’arma atomica.
Da definire ci sono anche le tempistiche per la rimozione delle sanzioni internazionali all’Iran e per lo sblocco dei fondi all’estero, oltre a eventuali limitazioni al programma missilistico iraniano e ai finanziamenti dati dal regime alle milizie alleate in Medio Oriente, come Hezbollah o Hamas (questi due punti non erano menzionati nel pre-accordo).
Nel memorandum non è stabilito cosa dovrebbe accadere allo stretto di Hormuz dopo i primi 60 giorni: dice che deve essere riaperto «immediatamente» senza pedaggio, ma poi lascia aperta la possibilità che l’Iran continui a riscuotere soldi per garantire il passaggio (cosa che ha detto di voler fare). Sabato Trump ha scritto su Truth che non sarà previsto alcun pedaggio né prima né dopo i 60 giorni, «a meno che non siano gli Stati Uniti» a riscuoterlo.
La delegazione statunitense in Svizzera è guidata da JD Vance, che ha detto che rimarrà solo alcuni giorni. Insieme a lui ci sono l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, il genero di Trump. Per l’Iran ci sono il presidente del parlamento Mohammad Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Il paese mediatore è il Pakistan, che ha inviato il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo delle forze armate Asim Munir.
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