In Colombia c’è un candidato marxista contro uno MAGA
Iván Cepeda e Abelardo de la Espriella hanno idee diverse praticamente su tutto: uno dei due diventerà il prossimo presidente

Al ballottaggio che si tiene domenica in Colombia per le elezioni presidenziali ci sono due candidati agli antipodi politicamente. Da una parte c’è Abelardo de la Espriella, ex avvocato e leader di un movimento di estrema destra che ha tra i suoi modelli Donald Trump, il presidente argentino Javier Milei e il presidente salvadoregno Nayib Bukele. Dall’altra c’è Iván Cepeda, senatore con formazione marxista, figlio di un senatore comunista ucciso dai paramilitari e candidato di continuità rispetto al presidente uscente Gustavo Petro, il primo di sinistra della storia della Colombia.
È una contrapposizione netta, che si è vista in maniera chiara anche durante la campagna elettorale, molto tesa. I due candidati si sono scontrati praticamente su tutto: sull’economia, sulla sicurezza, e su come contrastare il narcotraffico e la guerriglia, tra le altre cose.
De la Espriella aveva vinto al primo turno con il 43,7 per cento dei voti, superando Cepeda che era favorito e che aveva preso il 40,9 per cento. Altri candidati più moderati hanno ottenuto percentuali molto inferiori.

Il candidato di estrema destra Abelardo de la Espriella il 31 maggio 2026 (AP Photo/Fernando Vergara)
De la Espriella ha 47 anni e il suo partito, fondato nel 2024, si chiama Difensori della Patria. Ha centrato tutto il suo messaggio, comunicato con toni militareschi, teatralità e discorsi politicamente scorretti, sul rifiuto delle politiche dei governi precedenti e soprattutto di quello di Petro. Si è presentato come l’«uomo nuovo» della politica colombiana. La sua retorica e molte delle sue proposte sono simili a quelle del movimento trumpiano MAGA (dallo slogan di Trump “Make America Great Again”), seppur adattati nel differente contesto colombiano.
De la Espriella si propone di risolvere i principali problemi di sicurezza del paese con politiche molto dure e securitarie.
Ha detto di voler abbandonare ogni trattativa per fare la pace con i gruppi guerriglieri ancora attivi; di appoggiare operazioni militari nel suo territorio condotte anche con il sostegno degli Stati Uniti; di voler costruire dieci megacarceri nella giungla sul modello di quelle di Bukele a El Salvador. Ha detto anche di voler distruggere 3.300 chilometri quadrati di coltivazioni di cocaina con ogni mezzo possibile, comprese le fumigazioni aeree, considerate pericolose per la salute e per l’ambiente. Ha promesso di riprendere il controllo dei terreni in mano a guerriglieri e narcotrafficanti (oggi spesso le due categorie si sovrappongono) nel giro di 90 giorni, anche sospendendo alcune libertà fondamentali.
Un approccio molto diverso è quello proposto da Cepeda, che ha 63 anni e ha vinto le primarie dell’alleanza di governo Pacto Historico.
Cepeda è favorevole a perseguire il progetto di cosiddetta «pace totale», ossia un ambizioso programma di riconciliazione nazionale basato su una serie di accordi con le bande criminali e i gruppi armati. È un progetto che lui stesso aveva contribuito a scrivere e che era stato adottato dal governo di Petro: ora Cepeda lo vorrebbe integrare con alcune modifiche, anche perché il piano originale di fatto è fallito: vorrebbe intervenire sulle «cause strutturali della violenza», cioè disuguaglianza, povertà ed esclusione sociale.
Per quel che riguarda le coltivazioni di cocaina, Cepeda vorrebbe puntare su sovvenzioni e investimenti per incentivarne la sostituzione con progetti agricoli tradizionali.

Iván Cepeda con la candidata vicepresidente Aida Quilcué in un comizio il 4 giugno 2026 (AP Photo/Fernando Vergara)
In economia Cepeda promette di proseguire e intensificare le politiche di riduzione della diseguaglianza (che in Colombia è fra le più alte al mondo) con riforme sociali, sussidi per i più poveri, aumenti delle tasse per i più ricchi e per le aziende, e l’eliminazione delle assicurazioni sanitarie private, sostituite da un sistema pubblico. Il grande progetto economico è quello di una riforma agraria che oltre a ridistribuire le terre trasformi la Colombia in una potenza del settore agroalimentare, anche grazie alla costruzione di 30mila chilometri di nuove strade.
De la Espriella dice che la sinistra sta abituando i colombiani a «vivere alle spalle dello stato», e vuole invece ridurre al minimo l’intervento pubblico e i sussidi.
Ultraliberista quanto Milei in Argentina, punta sull’iniziativa privata e su tagli radicali del bilancio pubblico. Il mondo finanziario colombiano lo sostiene, alcuni imprenditori che operano all’estero promettono di tornare in Colombia se saranno messe in atto politiche di tassazione favorevoli. Nel suo programma c’è anche lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, con nuove esplorazioni e perforazioni petrolifere. Nel programma non viene mai nominata l’Amazzonia, che pure copre il 42 per cento del territorio nazionale.
Le politiche ambientali sono state una delle promesse mantenute da Petro, che ha bloccato nuove esplorazioni petrolifere e carbonifere, favorito la transizione ecologica e ridotto la deforestazione (è però proseguita quella illegale portata avanti dai gruppi armati). Cepeda ha detto di voler confermare queste misure e voler coinvolgere più attivamente le comunità indigene e contadine sul tema della protezione dell’ambiente.

Un cartellone elettorale di Abelardo de la Espriella nei dintorni di Bogotà, li 29 maggio 2026 (AP Photo/Ivan Valencia)
Nette sono anche le differenze in politica estera. De la Espriella vuole aggiungere la Colombia al gruppo di paesi dell’America Latina che hanno una stretta collaborazione con gli Stati Uniti di Trump: Argentina, El Salvador, ma anche il Cile di José Antonio Kast e l’Ecuador di Daniel Noboa. Si propone di avere relazioni più strette con Israele, soprattutto in campo militare, e durante alcuni comizi ha anche detto di voler ritirare la Colombia dall’ONU, dall’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) e dal Sistema interamericano dei diritti umani.
Cepeda, come Petro, vuole autonomia rispetto agli Stati Uniti, professa il multilateralismo e ha buone relazioni con i governi di sinistra di Luiz Inácio Lula in Brasile e Claudia Sheinbaum in Messico. Sono invece tesi i rapporti con il vicino Ecuador: a gennaio il presidente ecuadoriano Noboa aveva imposto dazi alla Colombia, accusandola di non fare abbastanza contro il narcotraffico, e recentemente ha annunciato un accordo per eliminarli in caso di vittoria di de la Espriella, con cui si ripromette di condurre operazioni militari congiunte contro i narcos.
Il candidato di destra ha poi opinioni molto radicali sui movimenti LGBTQ+, vuole ridiscutere il diritto all’aborto, si propone come difensore della cosiddetta “famiglia tradizionale” e dei valori cristiani, anche se quando era un avvocato famoso si era dichiarato ateo e aveva fatto strane dichiarazioni sul fatto che sarebbe stato più semplice difendere «l’operato del Diavolo piuttosto che quello di Dio». In campagna elettorale è stato spesso criticato per frasi e comportamenti sessisti e misogini.
Cepeda ha scelto una donna indigena, Aida Quilcué, come vicepresidente. Quilcué è nota per un impegno decennale per i diritti delle popolazioni indigene, e ha una lunga esperienza politica. La scelta è anche un segno delle attenzioni verso le minoranze e i diritti civili. De La Espriella ha invece scelto come vicepresidente José Manuel Restrepo, economista e accademico che fu ministro delle Finanze durante la presidenza del conservatore Iván Duque (2018-2022): in questo caso la scelta mira a bilanciare la totale mancanza di esperienza del candidato presidente, che non ha mai ricoperto un incarico pubblico.

Una tigre di peluche fra i sostenitori di Abelardo de la Espriella a Buga, Colombia, il 4 giugno 2026 (AP Photo/Santiago Saldarriaga)
De La Espriella e Cepeda sono diversissimi anche come immagine pubblica e stile comunicativo: il primo si fa chiamare El Tigre (la tigre), fa comizi animati, ostenta una certa ricchezza, ha toni sempre sopra le righe, e ha copiato il look e soprattutto la barba di Bukele. Cepeda è estremamente calmo, i suoi toni sono sempre pacati (anche troppo, secondo i critici), ed è definito come un uomo riflessivo: in questo è molto lontano anche da Petro, che aveva una retorica teatrale e populista.



