• Mondo
  • Mercoledì 17 giugno 2026

Narendra Modi vuole cacciare un club esclusivo dal centro di Delhi

Il Gymkhana ha origini coloniali e membri dell'élite della capitale, perlopiù di opposizione: il governo lo ha sfrattato per prendersi i preziosi terreni

Giornalisti televisivi all'ingresso del Delhi Gymkhana Club, il 26 maggio 2026 (REUTERS/Bhawika Chhabra)
Giornalisti televisivi all'ingresso del Delhi Gymkhana Club, il 26 maggio 2026 (REUTERS/Bhawika Chhabra)
Caricamento player

Il Club Gymkhana di Delhi occupa da 113 anni oltre 100mila metri quadrati nel quartiere centrale dei palazzi del governo, delle ambasciate e dei parchi della capitale indiana. A fine maggio il governo del primo ministro Narendra Modi, nazionalista e induista, ha comunicato al club lo sfratto: i terreni su cui sorge sono di proprietà statale e il governo li reclama per costruirci «infrastrutture di difesa e altre finalità essenziali per la sicurezza pubblica». Il Gymkhana avrebbe dovuto chiudere e sgomberare in pochi giorni, entro il 5 giugno, ma ha portato il caso all’Alta Corte di Delhi, guadagnando tempo.

È un club esclusivo, che fu fondato dai colonizzatori britannici e dopo l’indipendenza dell’India, nel 1947, ha accolto fra i suoi membri vari esponenti delle élite indiane: diplomatici in pensione, funzionari statali di alto livello, generali dell’esercito e un ristretto numero di imprenditori. Il tentativo di sfratto è molto discusso in India: i sostenitori del governo presentano l’azione come una necessaria opera di decolonizzazione e di abolizione di un privilegio ingiustificato, i critici ritengono che sia l’ennesima operazione di Modi per reprimere il dissenso e omologare l’India ai valori indù, a scapito di quelli secolari su cui è stata fondata.

Il primo ministro Narendra Modi di fronte al palazzo presidenziale di Delhi, il 7 giugno 2024 (AP Photo/Manish Swarup)

Quando nel 1911 i britannici decisero di trasferire la capitale dell’Impero coloniale indiano da Calcutta a Delhi, crearono in città un nuovo quartiere fatto di grandi viali, giardini, ville in stile coloniale ed eleganti palazzi amministrativi. È conosciuto come “Lutyens’ Delhi”, dal nome dell’architetto che ne fu il principale artefice, l’inglese Edwin Lutyens. In quel quartiere nacque anche l’Imperial Gymkhana Club, il cui edificio principale fu terminato nella forma attuale nel 1930. Era il luogo dove gli ufficiali britannici e gli amministratori coloniali si trovavano per bere cocktail, partecipare a balli, giocare a bridge, tennis (ha 26 campi in erba) e altri sport. Il nome Gymkhana è probabilmente una storpiatura di termini hindi e urdu, e rappresentava proprio un club sociale e sportivo.

Gli indiani ne erano quasi totalmente esclusi, fatta eccezione per alcuni principi, nobili e membri delle élite amministrative, militari e giudiziarie molto selezionate e assimilate. Quando nel 1947 il Regno Unito lasciò il continente indiano, dividendo la colonia in India e Pakistan attraverso la Partizione, il club fece cadere l’aggettivo “Imperiale” nel nome, ma continuò a operare, restando più o meno immutato ed elitario. Per entrare a far parte dei 5mila membri le liste d’attesa sono decennali.

I terreni su cui sorge il club sono rimasti prestigiosi e centrali: di fronte c’è la ex residenza della prima ministra Indira Gandhi, diventata un museo a lei dedicato, e a poca distanza sulla stessa via c’è la residenza dell’attuale primo ministro Modi. È una delle zone immobiliari più care dell’intera India, e secondo alcuni operatori citati dal Financial Times potrebbe valere il corrispettivo di 1 miliardo di euro. Il Club paga invece un canone annuo simbolico, inferiore ai 5 euro.

Non è chiaro però cosa il governo voglia fare con quei terreni una volta requisiti: le opposizioni hanno ipotizzato che Modi potrebbe voler estendere la sua residenza.

Ma la ragione principale per cui lo sfratto è contestato è che i reali motivi della decisione sono considerati politici: il Gymkhana Club raccoglie élite perlopiù di opposizione al Bharatiya Janata Party (BJP), il partito nazionalista, induista e di destra con cui Modi governa da oltre dieci anni, con una progressiva riduzione degli spazi concessi al dissenso e alle minoranze. Fra i membri del Club ci sono molti vecchi esponenti del Partito del Congresso, di centrosinistra e che ha dominato la politica indiana per decenni, e anche il leader attuale del partito e dell’opposizione, Rahul Gandhi. Il Partito del Congresso esaurì il suo periodo al governo nel 2014: secondo i media indiani Modi e il BJP ritengono il Club un luogo dove vecchie élite si ritrovano per criticare il governo attuale e cercare modi per tornare al potere.

– Leggi anche: Cinquant’anni di famiglia Gandhi

Uno dei palazzi tipici della “Lutyens’ Delhi”, in questo caso la ex sede del Partito del Congresso: il palazzo è del 1930, qui in una foto del 1999 (AP Photo/Ajit Kumar)

Come detto inoltre il partito di Modi punta a trasformare l’India in uno stato induista e le attività di un club di questo tipo (sport, musica, cultura e cibo occidentali, bevande alcoliche) sono molto lontane dalla morale religiosa che viene proposta dalla propaganda e che è uno strumento importante per costruire il sostegno popolare al partito.

Questo processo, che il governo chiama di “decolonizzazione” e che l’opposizione invece considera un tentativo di cambiare la natura dell’India per adeguarla ai principi di Modi, negli ultimi anni ha trovato espressione anche nel rinnovamento dei quartieri centrali di Delhi, con il progetto Central Vista. È una ristrutturazione dei 3 chilometri che vanno dalla Porta dell’India (un monumento ad arco) al Rashtrapati Bhavan (la residenza del presidente). Il progetto è partito nel 2019, è molto costoso e ha portato alla costruzione di un nuovo parlamento, alla demolizione di alcuni edifici sulla via principale, sostituiti da nuovi palazzi per le sedi amministrative, e alla maggiore centralità della residenza del primo ministro.

Il terreno del Gymkhana Club potrebbe rientrare in queste opere, anche se non è ancora chiaro come. L’Alta Corte di Delhi dovrebbe pronunciarsi entro luglio: nel passato recente ha mostrato di essere piuttosto influenzabile, seppur in modo indiretto, dal governo.