Arredare casa non è più la stessa cosa con l’intelligenza artificiale
La progettazione degli interni è diventata più semplice e immediata, e soprattutto gratuita, ma è facile fare pasticci

Tra le cose rese possibili dai sistemi di intelligenza artificiale che fino a un anno fa non avremmo mai immaginato di poter fare gratuitamente e in pochi secondi ci sono i progetti di arredamento delle case. Quanto sia diffuso questo utilizzo lo si vede nei gruppi sui social dove gli utenti si scambiano idee e consigli di design di interni, e dove è diventato normale vedere immagini di spazi riempiti dall’intelligenza artificiale a partire dalla foto di una stanza vuota.
Allo stesso modo sempre più spesso architetti e interior designer raccontano di ricevere clienti che si presentano agli appuntamenti non solo con immagini di riferimento salvate da Pinterest o Instagram, ma anche con anteprime generate dall’intelligenza artificiale. Capita anche nei mobilifici, a cui si rivolge la maggior parte delle persone per arredare casa, anche quelle che non sono seguite da un arredatore: i dipendenti di questi negozi devono puntualmente ricordare ai clienti che questi disegni sono molto suggestivi dal punto di vista estetico, ma poco efficaci nel misurare accuratamente gli ambienti.
Su chatbot generalisti come ChatGPT infatti basta caricare una foto e una serie di indicazioni testuali per avere un’anteprima (o rendering) realistica di come diventerebbe una stanza vuota arredata a nuovo. Altri programmi appositi basati sull’intelligenza artificiale e specializzati in questo utilizzo sono nati di recente, gratuiti e a pagamento.
C’è chi usa l’intelligenza artificiale per vedere come cambierebbe una stanza con altri mobili, chi per scegliere i colori con cui tinteggiare con davanti un’immagine più nitida di quella nella propria testa. Altri fanno richieste come: «cosa mi consigli per arredare questo terrazzo?», oppure «mostrami un tappeto che si abbina con questo pavimento», o ancora: «come devo posizionare i mobili in modo che la stanza sembri più grande?».
La qualità dei risultati varia in base alla richiesta: ChatGPT per esempio funziona bene per cambiare il colore delle pareti, cambiare materiali e finiture di un mobile o del rivestimento di un bagno, modificare lo stile generale di una stanza (“anni Settanta”, “scandinavo”, “industriale”, “mid-century”, “minimalismo giapponese”), aggiungere, togliere o modificare oggetti di grandi dimensioni (come una libreria, un divano, un tappeto). Anche Gemini riesce a rendere bene le texture dei materiali e i riflessi della luce sulle superfici, e genera correttamente gli oggetti, soprattutto se simili a quelli già esistenti nella foto.
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Un’interazione che abbiamo avuto con ChatGPT per scrivere questo pezzo
Quando si richiedono prodotti precisi, come una lampada di design dallo stile molto riconoscibile, il chatbot tenta di riprodurli: l’immagine di solito mostra qualcosa di molto simile, ma non identico.
Al contrario, i chatbot hanno più difficoltà con tutto quello che riguarda gli aspetti geometrici e spaziali, e quindi generano risultati non sempre precisi e realistici: se si chiede di spostare una doccia, una porta o una finestra raramente il risultato manterrà una pianta realistica, conserverà le proporzioni della stanza e soprattutto rispetterà eventuali misure precise fornite nelle indicazioni (come «il mobile del bagno deve essere lungo 95 centimetri», oppure «il tappeto deve arrivare fino a 20 cm dal mobile TV»).
Anche generare immagini che mostrino angolazioni diverse della stessa stanza è difficile, per i chatbot: da un’immagine all’altra tendono a creare incongruenze nei materiali e nel posizionamento degli elementi, e ad aggiungere o togliere elementi d’arredo o architettonici, come porte e pilastri.
Una lunga lista molto dettagliata di istruzioni date tutte insieme, anche se precise, non assicura un risultato migliore. Al contrario, spesso ChatGPT genera un risultato migliore dopo una serie di revisioni, cioè dopo un certo numero di immagini che l’utente chiede di migliorare fornendo indicazioni e correzioni puntuali. Non è raro che i chatbot abbiano le allucinazioni, specialmente sui materiali: alla richiesta a Gemini di sostituire il divano presente in un salotto, può capitare di ottenerne uno in pietra, presentato come se fosse stato esattamente quello richiesto.
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I chatbot vengono anche utilizzati nella fase di selezione vera e propria dei prodotti per il progetto di una stanza. Per esempio, dopo aver generato l’immagine di un bagno con il rivestimento a muro a listelle sottili rosa cipria, il chatbot può indicare all’utente quali aziende di piastrelle hanno modelli simili, oppure suggerire alternative equivalenti in base al budget, o alla disponibilità in un certo paese.
Il modo migliore per assicurarsi un risultato soddisfacente è scrivere dei buoni prompt. Una struttura che funziona bene è indicare cosa deve restare uguale nella stanza e cosa invece va modificato, descrivere lo stile e il colore con cui si immagina il risultato, e infine specificare se ci sono dei vincoli importanti da rispettare, come «mantieni i passaggi liberi e non aggiungere finestre». Un altro accorgimento utile è indicare le priorità delle modifiche.
Oltre alle immagini, è comune che le persone chiedano o che i chatbot stessi propongano di creare una “moodboard”, cioè raccolte visive usate per definire lo stile e l’atmosfera generale che dovrà avere una stanza. Servono a trasformare un’idea astratta in riferimenti concreti.

Un’interazione che abbiamo avuto con Gemini per scrivere questo pezzo
ChatGPT e Nano Banana di Gemini (il nome del chatbot di Google che genera le immagini) sono i due strumenti a cui la maggior parte delle persone si rivolge per generare questo tipo di immagini, perché sono chatbot diffusi e gratuiti. ChatGPT mette a disposizione 2 o 3 immagini gratuite al giorno, Gemini invece 100. Negli ultimi anni però è emerso un settore autonomo di software che sfruttano l’intelligenza artificiale specificatamente per l’interior design. Le app più usate sono Homestyler, Sweet Home 3D, magicplan, Home Visualizer AI e Planner 5D, che promettono di progettare in modo semplice – e soprattutto veloce – vari spazi della casa. Queste app sono quasi tutte gratuite in versione base, a pagamento con funzioni avanzate (per progetti più complessi).
Da una decina di anni esistevano già servizi online offerti dai marchi di arredamento che sfruttavano la realtà aumentata, una tecnologia che sovrappone oggetti digitali come l’immagine di una lampada all’ambiente reale ripreso dalla fotocamera di un cellulare. Tuttavia, rispetto alle soluzioni basate sul rendering delle intelligenze artificiali, i risultati erano generalmente meno realistici e più “rigidi”, senza adattamento alla luce, ai materiali e allo stile della stanza. Uno di questi era Ikea Place, che oggi è stato sostituito da Ikea Kreativ, che sfrutta invece l’intelligenza artificiale per inserire mobili Ikea in una stanza personalizzabile con le misure necessarie.
I chatbot hanno rappresentato un cambiamento radicale nel modo in cui le persone si fanno una prima idea su come ristrutturare e arredare casa propria: fino a pochi anni fa chi poteva permetterselo si rivolgeva a un designer di interni per farsi suggerire idee sul mobilio, sui colori e sullo stile di una casa. Per mostrarlo poi ai suoi clienti, il professionista doveva realizzare un rendering con un software di progettazione di disegni tecnici in 3D (il più famoso è AutoCAD). Questa operazione richiedeva, a seconda del progetto, anche molte ore di lavorazione, oltre che competenze specifiche. È un servizio con un costo non trascurabile: al contrario, con i chatbot si può creare un’immagine indicando i propri gusti in pochi secondi, senza spendere nulla.
Tuttavia, non è sufficiente usare ChatGPT per passare da un’idea estetica a un progetto reale. I chatbot rimangono uno strumento con grossi limiti: il più determinante è il fatto che un’immagine di una stanza ristrutturata generata con l’intelligenza artificiale può sembrare molto bella e d’impatto, ma poi avere grossi problemi di progettazione, come prevedere passaggi troppo stretti e collocare porte o finestre in posizioni incompatibili con la struttura reale di una casa.
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