Tutte le cose che NON sappiamo sull’accordo fra Stati Uniti e Iran
Non c'è ancora un testo pubblico e restano molti dubbi sulle grandi questioni, per esempio il nucleare e il Libano

Ci sono ancora molte cose che non sappiamo nell’accordo annunciato domenica per mettere fine alla guerra fra Stati Uniti e Iran. Al momento non è stato reso noto un testo: si sa soltanto che venerdì 19 dovrebbe essere firmato nel corso di una cerimonia a Ginevra, in Svizzera (dove nei prossimi giorni è prevista una riunione del G7).
Abbiamo davvero pochissimi dettagli sull’accordo: sappiamo soltanto che è stato confermato il cessate il fuoco già in vigore ad aprile, e che Iran e Stati Uniti continueranno a negoziare per almeno 60 giorni per trovare accordi più stabili. Di fatto, stiamo parlando di un accordo per iniziare a parlare più seriamente di un accordo più esteso.
Non sono emerse informazioni certe sul futuro del programma nucleare iraniano, cioè uno dei punti su cui Stati Uniti e Iran sono più distanti (e su cui anche Stati Uniti e Israele non sono del tutto allineati). I mediatori pakistani e l’Iran hanno annunciato che l’accordo riguarderà anche il Libano, ma Trump non ne ha parlato.
Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu ha commentato l’accordo lunedì mattina: il ministro della Difesa Israel Katz ha detto che le forze armate israeliane rimarranno «a tempo indeterminato» nelle zone cuscinetto che occupano in Libano (oltre che in Siria e nella Striscia di Gaza). Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, il più estremista fra i ministri del governo di Netanyahu, ha detto che «l’accordo fatto da Trump non ci vincola. Israele non è subordinato agli Stati Uniti e noi siamo una nazione indipendente e sovrana!». Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha detto invece che l’accordo tra gli Stati Uniti e l’Iran è «un male per Israele e l’intero mondo libero», e ha aggiunto che Israele dovrà continuare da solo «la campagna per rovesciare il regime» in Iran e «garantire che l’Iran non abbia mai armi nucleari».

Un murale con le immagini dei leader supremi Ruhollah Khomeini e Ali Khamenei a Teheran, il 6 giugno 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Donald Trump ha annunciato il tutto attraverso i social in modo molto enfatico, ma senza fornire particolari dettagli. Ha poi commentato l’accordo in un’intervista telefonica con il New York Times, che lascia comunque diverse questioni aperte.
In particolare Trump si è contraddetto sull’apertura dello stretto di Hormuz: inizialmente aveva detto che sarebbe stato aperto dal giorno della firma dell’accordo, cioè venerdì, alcune ore dopo ha detto che le nave sarebbero già «iniziando a partire». I dati pubblicamente disponibili sulla posizione delle navi hanno mostrato alcuni movimenti, ma lontani dai livelli di traffico precedenti alla guerra.
Trump ha detto anche che l’Iran non chiederà un pedaggio alle navi, e che gli Stati Uniti metteranno fine al blocco navale sui porti iraniani. Prima della guerra la circolazione navale a Hormuz era libera, ma il regime iraniano da settimane sosteneva la necessità di un pedaggio.
In ogni caso il tratto di mare andrà sminato: non è chiaro quanto tempo sarà necessario perché la circolazione marittima delle petroliere riprenda normalmente. Lunedì Trump ha detto che le navi possono passare nella parte sud dello stretto, più vicina alle coste dell’Oman e dove il passaggio sarebbe sicuro.
Il regime iraniano ha presentato l’accordo pubblicando un documento attraverso la propria agenzia Mehr. I punti principali contenuti nel documento sono molto simili a quelli che aveva pubblicato nei giorni scorsi, e che l’amministrazione statunitense aveva definito “falsi” perché troppo favorevoli al regime. Nel documento di domenica si dice che l’Iran riceverà immediatamente 12 miliardi di dollari dei suoi fondi bloccati all’estero dalle sanzioni, la metà del totale, e che in seguito verrà definita anche la fine delle sanzioni internazionali sul paese. Secondo l’Iran le trattative non riguarderanno il programma missilistico o il sostegno ai gruppi militari come Hezbollah, Hamas e Houthi. L’amministrazione statunitense non ha commentato ufficialmente questi punti.
Riguardo al programma nucleare iraniano, Trump ha detto al New York Times che l’Iran potrà arricchire l’uranio fino a un livello utilizzabile per fini civili (nelle centrali nucleari), ma non militari. È però una questione enormemente più sfaccettata: sembra probabile che i dettagli di questo accordo di massima siano ancora da negoziare.

Una persona sfollata nella città di Sidone, in Libano, il 10 giugno 2026 (AP Photo/Mohammed Zaatari)
Le trattative non sembrano aver coinvolto direttamente Israele, ma l’accordo prevede anche la fine delle operazioni militari sul Libano: non è chiaro se Netanyahu accetterà questa soluzione. Nelle scorse settimane l’esercito israeliano ha continuato a condurre operazioni in Libano, nel weekend ha bombardato anche la capitale Beirut e questo ha causato tensioni con l’amministrazione statunitense e con Trump, che ha accusato Netanyahu di non avere «un cazzo di buon senso». Israele non ha ancora commentato ufficialmente la notizia dell’accordo.



