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  • Venerdì 12 giugno 2026

Un’altra ragione per cui i prezzi del petrolio non si abbasseranno presto

Molti paesi vorranno aumentare le riserve strategiche per proteggersi da crisi future: la domanda rimarrà alta, e così i prezzi

(AP Photo/Charlie Riedel)
(AP Photo/Charlie Riedel)
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In questi mesi si è parlato a lungo del fatto che, se anche la crisi energetica provocata dalla chiusura dello stretto di Hormuz dovesse finire oggi, servirebbero mesi per tornare alla normalità: ci sarebbero tempi tecnici, legati per esempio alla ripartenza delle esportazioni di petrolio dal golfo Persico, e tempi diplomatici per garantire il riavvio sicuro dei commerci.

Ci sono però altre conseguenze di questa crisi che potrebbero tenere alti a lungo i prezzi del petrolio. Quella attuale è la seconda crisi energetica in quattro anni, dopo quella provocata dall’invasione russa dell’Ucraina, e con ogni probabilità cambierà in modo consistente il modo in cui i paesi si occupano della propria sicurezza energetica. Significa, nei fatti, che tutti vorranno costruire riserve strategiche di petrolio, o aumentarle se le hanno già. La domanda di petrolio potrebbe rimanere alta a lungo, e così i prezzi.

Una delle ragioni per cui i paesi dell’Asia meridionale e del sud-est asiatico sono stati particolarmente colpiti dalla crisi attuale è la loro grossa dipendenza dalle forniture del Golfo: l’84 per cento del petrolio che transitava per lo stretto di Hormuz era destinato ai mercati asiatici. Allo stesso tempo, molti di questi paesi non avevano riserve strategiche di petrolio, o ne avevano di troppo piccole.

Con riserva strategica si intende scorte di petrolio greggio tenute da parte – in depositi, serbatoi ma anche caverne, come succede degli Stati Uniti – in caso di necessità. In questi mesi di crisi, i paesi che avevano a disposizione delle riserve, Italia compresa, ne hanno fatto uso per mitigare la carenza di petrolio e l’aumento dei prezzi.

– Leggi anche: Dobbiamo decidere cosa fare con le riserve di petrolio

Ma paesi come il Pakistan e le Filippine, per esempio, non avevano riserve strategiche proprie, e hanno sofferto enormemente la crisi. Altri come l’India, il Vietnam e l’Indonesia si sono accorti invece che le loro riserve non erano sufficienti. Di conseguenza tutti questi paesi stanno avviando progetti per costruire le proprie riserve o ampliarle notevolmente.

lo stretto di Hormuz, marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

Lo stretto di Hormuz, marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

La questione non riguarda soltanto i paesi asiatici colpiti dalla crisi. Anche Corea del Sud, Australia e, secondo le previsioni degli esperti, moltissimi paesi occidentali nei prossimi anni rafforzeranno la propria sicurezza energetica, quindi anche aumentando la capacità delle riserve strategiche.

Le stime più recenti sostengono che, se Hormuz fosse riaperto a giugno (ed è solo un’ipotesi), i traffici di petrolio recupererebbero i livelli pre crisi nel primo o nel secondo trimestre del 2027. Ma l’aumento della domanda provocato dall’aumento delle riserve strategiche potrebbe durare più a lungo, come ha scritto il Wall Street Journal, anche se al momento non è possibile quantificarlo.