Cosa si sa dell’indagine sulle autorizzazioni al ponte sullo Stretto
Tre persone sono indagate per un presunto tentativo di condizionare la Corte dei conti in uno dei passaggi più delicati dell'approvazione del progetto

I magistrati della procura di Roma stanno analizzando i documenti e i dispositivi elettronici sequestrati ai tre indagati nell’inchiesta che ipotizza un tentativo di condizionare i controlli della Corte dei conti sul progetto del ponte sullo Stretto. Uno degli obiettivi è capire se possano essere stati coinvolti altri magistrati contabili, oltre all’allora presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele: in un’intercettazione Miele diceva infatti di poter contare sull’appoggio di altri due componenti della Corte. Gli investigatori vogliono verificare se le sue fossero solo millanterie oppure se davvero abbia influenzato altre persone.
La procura di Roma ha avviato le indagini dopo aver ricevuto informazioni dalla procura di Catanzaro, che stava indagando sulle possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti per la costruzione del ponte. Dall’autunno del 2025 il ROS, il reparto dei Carabinieri che si occupa di criminalità organizzata, aveva intercettato alcune conversazioni in cui si parlava della Corte dei conti. Le intercettazioni erano state trasmesse per competenza alla procura di Roma, che ha proseguito gli ascolti fino all’inizio di maggio.
Gli indagati sono tre. Miele è un ex magistrato contabile, presidente aggiunto della Corte dei conti fino allo scorso febbraio, quando è andato in pensione. Era anche presidente del collegio dei revisori del Consiglio superiore della magistratura, carica da cui secondo Repubblica si è dimesso dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta. Giacomo Francesco Saccomanno è un avvocato, dirigente della Lega ed ex commissario del partito in Calabria: fino ad aprile è stato consigliere di amministrazione della società Stretto di Messina, la società pubblica a cui il governo ha affidato la realizzazione del ponte. Vincenzo Virgiglio è un imprenditore edile di Reggio Calabria, presidente dell’associazione Accademia Calabria.
Le accuse principali sono corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio: secondo la procura Saccomanno e Virgiglio avrebbero fatto pressioni su Miele per ottenere informazioni riservate e un parere favorevole al progetto, promettendogli in cambio appoggi per ottenere incarichi pubblici dopo la pensione.
Il passaggio su cui si concentrano le indagini è uno dei più importanti della procedura di autorizzazione del progetto. In autunno infatti la Corte dei conti aveva esaminato la delibera con cui il CIPESS, il comitato interministeriale che decide sui grandi investimenti pubblici, aveva approvato il progetto definitivo dell’opera, dal costo previsto di 13,5 miliardi di euro. La delibera deve essere registrata dalla Corte dei conti, cioè superare un controllo di legittimità: senza la registrazione non può essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e quindi non possono essere aperti i cantieri.
Nonostante l’obiettivo degli indagati fosse ottenere l’autorizzazione, il 29 ottobre del 2025 la Corte dei conti aveva bocciato la delibera del CIPESS. Il governo aveva poi deciso di non forzare le procedure ma di provare a sistemare i problemi segnalati, ricominciando la procedura quasi dall’inizio. Le intercettazioni mostrano contatti tra gli indagati sia prima della decisione, quando l’obiettivo sarebbe stato ottenere un esito favorevole, sia dopo.
Nel decreto di perquisizione i pubblici ministeri dicono che Virgiglio avrebbe avvicinato alcuni magistrati garantendo loro il coinvolgimento in associazioni, convegni, presentazioni e contatti con persone di potere in grado di aiutarli in diversi modi. In un’intercettazione, per esempio, Virgiglio insisteva con un altro magistrato della Corte dei conti in aspettativa perché partecipasse a un evento pubblico, spiegandogli che ci sarebbero stati gli amministratori delegati di grandi società come Ferrovie e Autostrade, e che era importante esserci per «i convenevoli» e «gli incontri con questo e con quello». Con Miele questo approccio sarebbe stato favorito anche da una conoscenza personale, dato che Virgiglio abita nello stesso palazzo del magistrato a Roma, nel quartiere Trieste.
Secondo la procura Virgiglio e Saccomanno potevano garantire a Miele contatti con persone in grado di favorire le sue aspirazioni professionali attraverso l’associazione Accademia Calabria e le loro relazioni. Dalle intercettazioni risulta che Miele fosse interessato alla presidenza dell’Antitrust o di una società pubblica come Poste Italiane o Postepay. In cambio Miele avrebbe riferito informazioni riservate, tra cui l’orientamento dei suoi colleghi sull’approvazione del progetto.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Virgiglio si sarebbe mosso per i suoi affari, Miele per ottenere un incarico ben pagato dopo la pensione, mentre Saccomanno per ragioni politiche, in quanto la Lega è la principale sostenitrice del progetto.
Un punto che le indagini non hanno ancora chiarito è se Saccomanno e Virgiglio agissero soltanto per interesse personale o se fossero un tramite di altre persone. Per verificarlo la procura ha acquisito i contatti tra gli indagati e persone della società Stretto di Messina e del consorzio Eurolink, il raggruppamento di imprese guidato da Webuild che dovrebbe costruire il ponte.
Secondo Repubblica, gli investigatori considerano rilevante in particolare un episodio del 2 ottobre del 2025: quel giorno Saccomanno avrebbe ricevuto informazioni riservate e le avrebbe riferite all’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, per poi cercare di contattare interlocutori al ministero, che gli investigatori vogliono identificare.
Ciucci, che non è indagato, ha negato qualsiasi coinvolgimento. In un’intervista a Repubblica ha detto di non aver mai ricevuto da Saccomanno informazioni sui fatti che gli vengono contestati: «Lo smentisco categoricamente. Certo, era un consigliere di amministrazione, lo conosco e ho avuto rapporti e dialoghi con lui, ma non aveva alcuna delega particolare». Ciucci ha detto anche che l’inchiesta non rallenterà le procedure per l’approvazione del ponte: la società conta di sottoporre una nuova delibera al CIPESS entro la fine di giugno e di tornare alla Corte dei conti entro luglio, con l’obiettivo di aprire i cantieri entro la fine dell’anno.



